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Il Trentino di Fugatti

Credevamo di esserci lasciati i muri alle spalle. Sepolti con il secolo scorso. Invece no. Pare siano tornati di tendenza. Sì, come nella moda, quando un vecchio stile torna alla ribalta. Ma se quest’ultima, a parte diverse cadute di stile, non ha mai fatto del male a nessuno, i muri rischiano di compromettere la pace del mondo.

IL TAGLIO DEI FONDI SUI MIGRANTI

Poco prima di Natale è arrivata la decisione di Maurizio Fugatti, presidente della Provincia, di tagliare i fondi per l’immigrazione. Sospendendo i corsi d’italiano e i vari servizi per l’inclusione, la Giunta provinciale ha però fatto infuriare tante persone che con i migranti ci lavorano. La protesta non si è fatta attendere: alla manifestazione organizzata da Cgil, Fp e Cisl Fisascat, cooperative e associazioni hanno infatti manifestato tutto il loro dissenso. Franco Ianeselli, segretario della Cgil trentina ha ribadito che “una comunità che taglia i servizi per l’inclusione e per l’accoglienza, diventa una società più insicura”. I sindacati hanno chiesto di mantenere l’integrazione che da sempre ha contraddistinto il Trentino, anche per permettere alle cooperative di assicurare il lavoro agli operatori. Anche gli studenti si sono mobilitati: Udu ha mostrato tutta la sua indignazione e ha fatto sapere che “Trento resterà una città aperta”.

Ma fortunatamente le brutte notizie vengono accompagnate da belle idee. Come l’iniziativa #PRIMALITALIANO, una raccolta fondi per continuare a finanziare almeno in parte i corsi d’italiano sospesi a dicembre. L’associazione “Demo”, artefice di questo bel progetto, ha consegnato pubblicamente il denaro raccolto (circa 12,000 euro) al Centro Astalli che con la cooperativa Samuele si è impegnata a convertire questo finanziamento in 642 ore di lezioni di italiano per stranieri. Mattia Civico, presidente dell’associazione, ha ribadito l’importanza della conoscenza dell’italiano, parlando di quanto i tagli agli immigrati rischino di indebolire la comunità, rendendola insicura. Infine ha lanciato una richiesta alla politica, chiedendo che chi ci governa riveda le proprie scelte.

LA SOSPENSIONE DEI CORSI DI GENERE

Poco prima di capodanno invece, sempre la Giunta provinciale ha deciso di sospendere i corsi di educazione di genere nelle scuole. Le lezioni erano finalizzate a educare i ragazzi a rispettare la parità dei sessi, superare gli stereotipi, trattando temi importanti nella fase adolescenziale come il bullismo, e sensibilizzare sulla violenza di genere. L’assessora provinciale, Stefania Segnana, tramite una circolare ha dato lo stop in attesa di approfondimenti affermando che, dal momento che il progetto era stato avviato dalla precedente Giunta di centrosinistra, il loro scopo è semplicemente quello di revisionarlo. Qualora non vi fossero riferimenti alla sessualità dei bambini, nulla impedirebbe al progetto stesso di ripartire. La loro preoccupazione è quella che ai bambini venga insegnata la “teoria gender”. Ma a tal proposito gli educatori chiedono un incontro e specificano che l’attività formativa non mira a questo. Il corso formativo intitolato “Educare alla relazione di genere”, fanno sapere, è svolto con professionalità nelle competenze stabilite e non ha nulla a che fare con le teorie sul gender.

Insomma, pare che la nuova giunta provinciale del Trentino abbia le idee chiare sul tipo di politica da intraprendere. La domanda pero è se davvero una provincia come quella di Trento, porto aperto e innovativo, abbia bisogno di tutte queste nuove riforme. Saranno disposti i cittadini del Trentino a vivere in un posto dove non c’è spazio per l’integrazione e la sensibilizzazione?

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