After Life: ridere della morte

di Diletta Toti

L’8 marzo è uscita su Netflix la nuova serie tv scritta e diretta dal comico britannico Ricky Gervais, After Life. Chi di voi non conoscesse il nome di Gervais, provi ad aprire YouTube e a cercare Humanity – non consigliato agli animi sensibili al politicamente scorretto.

Sarebbe interessante aprire una parentesi sulla comicità e su come il riso, secondo alcune teorie, sia causato dalla percezione dell’incongruenza con la realtà o, quantomeno, se non dalla realtà nella sua accezione generale, dalla nostra personale idea di realtà. Secondo il filosofo francese Bergson, uno dei prerequisiti del riso è l’insensibilità (momentanea): «Il più grande nemico del riso è l’emozione» (Bergson, Il riso) ed è per questo che siamo tendenzialmente portati a ridere per le piccole disgrazie altrui o per gaffe imbarazzanti. La commedia ridona fluidità ed elasticità alla vita intrappolata dalle “fissazioni” e costrizioni. Qui si inserisce il black humour, che contribuisce a esorcizzare pulsioni, paure e sofferenze, perché, come ammette lo stesso Gervais, ridere di cose brutte non fa di noi brutte persone.

Come al solito Gervais riesce a calibrare intelligentemente black humour e cringe comedy (commedia che basa la comicità sull’imbarazzo e l’umiliazione) in un continuo sali e scendi di emozioni contrastanti: un minuto stai ridendo a crepapelle, il minuto dopo sei alla ricerca di un pacchetto di fazzoletti nel tentativo di affrontare una pioggia di lacrime, il tutto spesso condensato nella medesima scena.

In breve, brevissimo, in After Life vediamo il protagonista, Tony, distrutto dalla morte della moglie malata di cancro al seno. «Non mi interessa se sono vivo o morto. Quindi posso fare lo stronzo e dire tutto quello che voglio finché mi va, quando raggiungo il limite mi suicido»: questo è il “superpotere” di Tony, usare il suicidio come arma segreta quando si sarà stancato di fare quello che vuole.

La sfrontatezza e irriverenza di Gervais si fanno sentire in tutte le risposte ciniche e sarcastiche del protagonista; così come tornano alcuni dei temi portanti dei suoi show: pedofilia, obesità e misantropia.
After Life ci presenta un lato dell’attore diverso da quello al quale siamo abituati –ma neanche troppo: Gervais è un comico che riesce a fare una battuta sui bambini malati di cancro seguita dalla pubblicazione su Twitter di petizioni contro lo sfruttamento degli animali.
Dire e fare tutto ciò che vuole sembra divertente inizialmente e si inserisce in quella linea di pensiero già espressa in Humanity, dove il comico ammette più volte di non essere interessato alle ripercussioni o alle reazioni negative alle sue battute. Tuttavia, i personaggi intorno a lui lo aiutano ad arrivare alla conclusione che fare tutto ciò che vuole può dare un momentaneo piacere, ma non se lo si fa ai danni di chi non se lo merita. La sua “illuminazione” lo porta a fare lo stronzo solo selettivamente e a cercare di ritrovare quella voglia di vivere persa dopo la morte della moglie.

Veniamo al punto, il rischio di una descrizione di questo tipo è quello di pensare che After Life sia il classico prodotto americano dallo scontato, e noioso, lieto fine: la moglie muore, lui fa il cinico con tutti e poi un giorno –boom– diventa buono e sparge amore e fiorellini addosso a ogni persona che incontra. Stiamo pur sempre parlando di Ricky Gervais, quindi no, sarebbe errato ridurre quei sei episodi a un banale lieto fine. Quello che possiamo vedere in After Life è un processo di crescita del protagonista, un percorso di presa di coscienza critica ed estremamente realistica.

I vari personaggi che satellitano attorno a Tony sono altrettanto ben caratterizzati: una nota di merito va alla prostituta (“sex worker”, come le piace definirsi) e al simpatico e allo stesso tempo tenero rapporto che si instaura tra i due.

After Life è una serie tv da guardare tutta d’un fiato, ad alcuni piace parlare di binge watching.
L’unica speranza è che non facciano una seconda stagione rischiando di rovinare una prima stagione ben fatta e in sé potenzialmente conchiusa, ma d’altronde chi visse sperando morì… quindi, ci riaggiorneremo.

CAST: Ricky Gervais, Kerry Godliman, Tom Basden, Tony Way, David Bradley, Ashley Jensen.
EPISODI: 6 episodi (30 minuti).
PUNTEGGIO: 4/5

Redazione

La redazione de l'Universitario è composta perlopiù da studenti dell'Università di Trento

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