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L’UniversiMario | L’inavvertita conseguenza del nervosismo dell’ora del (non) caffè

Nel mondo del giornalismo universitario (non) si fattura un cazzo, (non) si fumano le stizze “nobili”, (non) si beve neanche sciroppo. È una settimana che ho la tosse infatti, e (non) ne posso davvero più. Devo anche dirvi cosa ci si può pulire con la carta stampata? Tanto ormai si legge su Internet e si scrive sui Death Note, le frasi sensate possono anche andare al diavolo.

Il ragionamento è molto più spontaneo: vedi un giornale che ti lascia scrivere cose che ti piacciono, e allora pensi di voler partecipare. Poi passano i mesi, e cominciano a manifestarsi i sintomi della depressione. Vuoi realizzare la tua idea di collaborare con altre testate, per creare dei meravigliosi eventi culturali? Ma è impossibile, ti ritrovi sempre a lavorare coi soliti quattro gatti. Vuoi intervistare, in campagna elettorale, delle nuove liste nascenti, come ALI, FGC e inAteneo? Ma chi vuoi che li stia a sentire, se prendono così pochi likes? Vuoi dare voce anche a chi (non) trova o (non) vuole una rappresentanza, come i super fuoricorso o il Collettivo Universitario Refresh? Ma tagliati quei rasta e vai a lavorare!

Nel mio caso, da quando ho iniziato a pubblicare mi è stato inevitabile passare per il coglione di turno, poiché tendo a giungere ubriaco alle riunioni, a buttare ogni discorso in caciara, a seminare errori, ombre ed oscenità nella mia rubrica settimanale, solo perché penso che la vita sia una merda. Davo fastidio ai grandi di Trento, e dovevo essere neutralizzato. Il Megadirettore Galattico del mostro acefalo dell’Universitario, espressione del monopolio dell’informazione universitaria da parte della dittatura dei poteri forti, mi ha catturato, regalandomi una sciarpa del Bari per tendermi una trappola, e mi ha costretto a farmi fotografare in situazioni inverosimili. Torturato e mutilato, ho resistito moltissimo tempo alla resa totale del mio ego, ma alla fine ho lasciato ogni speranza, e sono dovuto capitolare. Mi è stata imposta la dottrina, e ho cominciato a (non) preoccuparmi e ad amare il Pinguino.

L’Universitario m’ha reso schiavo sia di UDU che di UNITiN. Dall’esterno queste sembrano due associazioni profondamente diverse, ma in realtà entrambe concorrono al business degli immigrati fuorisede. Sono stati mesi terribili, quelli che ho passato nei loro gulag. Se sono sopravvissuto alle follie della prigione della Val dei Mocheni, è solo merito della mia penna, se (non) di un miracolo. È nato il mio UniversiMario, un barlume di luce nell’oscurità delle carceri.

Inizialmente, credevo che sarebbe ugualmente inutile scrivere i miei pensieri in un cantuccio indipendente, lontano dal sacro dogma dell’Universitario. Banalmente pensavo che l’UniversiMario valesse l’Universitario, dato che l’UniversiMario era nato nelle prigioni dell’Universitario, e che fossimo simili, noi carnefici e noi vittime. Ma in pochi mesi, mi son reso conto che le differenze erano varie, soprattutto tra serietà ed impiego costante di parolacce. La caratteristica discriminante era che, a parità di forma, l’Universitario fosse un giornale tutto sommato credibile, mentre l’UniversiMario fosse una sudicia rubrichetta del cazzo. Nell’Universitario, tutto concorreva alla soddisfazione dei mondani desideri del Megadirettore Galattico, una magnifica unità d’intenti decisa da un uomo solo. L’UniversiMario invece (non) ha e (non) avrà mai né obiettivi, né cause, né conseguenze.

Faccio coming out: volevo entrare nell’Universitario quando stava con l’UniversiMario. Per il vile ch’io sono, sembrava quello dell’Universitario il modello più adatto a me. Avrei continuato ad abbassare la testa, da bravo cagnolino, e a farmi censurare dal Megadirettore, che (non) mi avrebbe mai permesso di foraggiare le narrative degli immensi compagni della sinistra extravergine d’oliva. Forse un giorno sarei diventato anch’io uno sbirro, uno di quelli che soffoca il fuoco della rivoluzione. Ma (non) l’ho fatto. Credendo nel cuore delle carte, sono riuscito a prendere coraggio. Vi sembrerà una storia preconfezionata, una truffa per fanatici da quattro soldi, di quelle che ti spillano un sacco di denaro ripetendoti ossessivamente che Gesù (non) ti ama, ma ora voglio rompere con l’Universitario, e ribellarmi, senza alcuna possibilità di appello.

Forse agli studenti esterni alle dinamiche giornalistiche e inconsapevoli dei retroscena parrà un mio capriccio, una mia improvvisa ripicca, quando con il golpe che oggi dichiaro prenderò possesso delle pagine dell’Universitario sui social network. Ma la mia è una pretesa legittima, indiscutibile, sacrosanta. Di giorno in giorno, nel corso dei mesi passati, me ne sono preso amorevolmente cura, nonostante le barbare violenze che venivano inflitte sul mio corpo e sulla mia mente. La reclamo, in quanto prima e divina figlia del mio golpe.

Presto, l’UniversiMario smetterà di dialogare definitivamente con l’Universitario. Nelle scorse settimane era già successo un paio di volte, solo che i lettori (non) ne erano informati. Per mettere il dito nella piaga e accendere interrogativi negli studenti, (non) solo vi confonderò con un complesso sistema di specchi e leve, ma vi presenterò anche un’infinita lista di UniversiMario, e in ciascuno di essi giocherò il ruolo del sobillatore, tentando di creare una nutrita folla di facinorosi. Gli ignavi (non) potranno più darmi comode risposte di circostanza, (non) sapranno dove nascondersi quando, inferociti, arriveremo sotto le luride topaie che i signori locali del Trentino affittano loro, in cambio di silenzio e fedeltà, e quando li staneremo in ogni angolo della città. Anche UDU e UniTiN, lorde serve del potere costituito, verranno accerchiate e annientate.

Sono sempre disposto a perdonare le ragazze e i ragazzi dell’Universitario, a patto che si arrendano incondizionatamente di fronte alla supremazia del Sacro Autonomo Impero dell’UniversiMario, di cui oggi dichiaro unilateralmente l’indipendenza e dunque la nascita. Ma per i nemici dell’UniversiMario (non) vi saranno né entusiasmo, né inclusività. Il popolo si nutrirà del vostro sangue, versandolo con istanze e modus operandi diversi, specie con mazze e pietre. Noi (non) ci fermeremo finché voi (non) sarete estinti, finché il Sacro Autonomo Impero dell’UniversiMario (non) avrà trionfato.

Mattia Guarnerio

ciao, sono mario. scrivo per l'universimario. sto sempre un po' nel mario. sono un bergamario, e quindi il mario non lo vedo molto spesso.

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