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Piacere, Mandela: intervista a Margherita Vicario

Foto Daniele Facci – per gentile concessione di Poplar Festival

di Valentina Chelodi

Forse alcuni di voi l’avranno già vista recitare ne I Cesaroni e in To Rome with Love, tuttavia quest’anno Margherita è venuta al Poplar in veste inedita: non come attrice, ma come cantante. Il suo stile ibrido tra dialogo e canto è quello che distingue le sue canzoni nella scena emergente italiana. Per capire meglio da dove nasce questo suo tratto caratteristico le abbiamo fatto qualche domanda nel backstage.

Il tuo incontro con la musica è avvenuto dopo quello con la recitazione. Come è nato questo tuo amore? Questo tuo passato influenza tantissimo le tue canzoni, che a tratti sembrano proprio recitate.

Io ho frequentato l’Accademia Europea di Arte Drammatica, volevo fare l’attrice e sono sempre andata a teatro. Dai 16 ai 26 anni ci andavo anche due volte alla settimana e mi rendevo conto che la musica era un valore aggiunto per qualsiasi raccontata. La parte più figa di uno spettacolo era quando c’era un’interazione con la musica. Quindi mi sono messa a scrivere canzoni sotto forma di dialogo perché in Accademia ci facevano fare come delle esercitazioni, in cui dovevamo portare delle scene e ci davano molta libertà; così ho iniziato a scrivere prendendo spunto da delle scene reali, non ho iniziato a scrivere perché mi sentivo poetessa. Però mi sono sempre piaciute le commedie musicali, i musical. Da lì ho iniziato a scrivere canzoni con uno stile mio.

Il gender gap purtroppo è sentito molto anche nel campo della musica: secondo una ricerca del Nuovo Istituto Mutualistico per la tutela dei diritti degli Artisti Interpreti Esecutori in Italia le interpreti sono solo l’8,7% e il festival di Sanremo non vede una vincitrice donna dal 2010 con Carmen Consoli. Nelle tue canzoni parli molto delle difficoltà che una donna affronta nel quotidiano e nel mondo dello spettacolo. Come ci si sente ad essere una cantautrice donna nel panorama musicale italiano?

Siamo talmente abituati a sentire canzoni scritte da uomini che se scrive una donna ce ne si rende conto subito. Così però succede in tutti gli ambiti. Io per esempio andavo spesso al cinema a vedere film di registe donne e appena so che ne esce uno lo guardo perché mi rendo conto che sono comunque dei film dove si sente che dietro c’è una donna. Siamo abituati a sentire sempre la vena poetica maschile ma ovviamente le donne hanno degli altri canoni, degli altri oggetti del desiderio. Per quanto riguarda il mondo televisivo e cinematografico, ora sto girando una serie di Rai Uno, anche solo il cast tecnico e la troupe è fatta perlopiù da uomini perché è un lavoro di forza. Poi sì, ci sono molto spesso le truccatrici, le parrucchiere, le assistenti, le aiuto-regista, però la maggior parte dei registi sono uomini e alla macchina da presa quasi sempre ci sono gli uomini. Purtroppo è un fatto culturale che c’è ed esiste da sempre. Tuttavia bisogna tenerne conto, nel 2019-2020 se sei una donna che scrive, che si espone, devi un po’ fare finta che questo gap non esista. Io faccio dei concerti e ogni tanto mi urlano di tutto, se c’è una donna sul palco i pischelletti si sentono più liberi di urlare, di dire cose, magari solo perché ti vesti un po’ più carina. È una cosa anche abbastanza italiana, nel resto del mondo le più grandi dive pop sono tutte donne.

Da cosa trai più ispirazione per le tue canzoni?

Mi sto rendendo conto, soprattutto in queste canzoni nuove (per ora ne sono uscite solo tre), che ho affrontato tre macrotemi che ora ho quasi esaurito. Per ora ho parlato della percezione dello straniero, del razzismo, mi piace parlare di cose che mi bussano. In generale parlo di quello che mi fa stare male, di cose che mi fanno soffrire, sia intime sia anche comuni, cose che magari provengono dall’esterno e non mi riguardano in prima persona. Ora invece vorrei iniziare a parlare dell’amore e delle cose che mi rendono felice.

Stai già lavorando al prossimo disco, giusto?

Assolutamente sì, adesso dovrò fare uscire ancora un po’ di canzoni e poi arriverà il nuovo disco.

Noi rimaniamo in trepidante attesa degli inediti. In bocca al lupo, Margherita!

Margherita, il nostro cartaceo n. 10 e Francesco, il presidente emerito dell’associazione editoriale

Redazione

La redazione de l'Universitario è composta perlopiù da studenti dell'Università di Trento

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