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Riepilogo dei fatti accaduti il 30 ottobre a Sociologia

Mercoledì 30 ottobre si è tenuto in Aula Kessler a Sociologia l’incontro L’odissea libica. Fra il conflitto civile, i lager e la disperazione dei migranti. I relatori erano Fausto Biloslavo e Raffaele Crocco, con la mediazione del direttore de L’Adige Alberto Faustini. La conferenza, originariamente parte del ciclo “Gli occhi della guerra” organizzato dall’Unione degli Universitari e prevista per il 15 ottobre, era stata annullata per motivi tecnici, in seguito a proteste organizzate dal CUR (Collettivo Universitario Refresh); il Rettore dell’Università ha ritenuto opportuno invitare nuovamente Biloslavo, in nome della libertà d’espressione all’interno dell’Ateneo. La conferenza è durata dalle 18.00 alle 20.00, così come le contestazioni.

La polizia si è presentata verso le 17.15 fuori dall’Università in tenuta antisommossa. Da qui la situazione si è divisa: una parte dei protestanti era alle porte dell’ingresso della facoltà insieme alla polizia, altri erano all’interno; qui si verificava un’ulteriore divisione fra chi seguiva la conferenza e chi invece era fuori dall’aula a protestare. I gruppi di protesta presenti erano diversi: i membri del Collettivo Hurriya, gruppi anarchici di Trento e Verona che protestavano la presenza di Biloslavo in Università e i giovani della Lega e membri di Casa Pound come contromanifestanti.

La conferenza è stata preceduta da fischi e urla, pugni sulle porte, cori , “Fuori i fascisti dall’Università”, “i morti alle frontiere, i morti in mezzo al mare, è giunta l’ora di vendicare” e insulti a Biloslavo – ‘infame’ e ‘fascista’ fra i più ripetuti. All’esterno della facoltà ci sono stati scontri fra anarchici e dei gruppi fascisti esterni all’Università, probabilmente affiliati a Casa Pound. Due studenti ci hanno riferito l’accaduto: i fascisti hanno chiuso le porte d’ingresso principale dell’Università con una catena per impedire alla gente di rifugiarsi all’interno dell’edificio, prima di dare inizio alla carica contro gli anarchici. Questa collutazione, con tanto di lanci di bottiglie in vetro e altri oggetti non meglio identificati, è stata a sua volta bloccata da una carica della polizia, che armata di scudi ha subito provveduto a disperderli. I manifestanti che disturbano la conferenza sono un gruppo misto composto da ragazzi del CUR, del collettivo Hurriya e anarchici. I relatori sono stati fatti entrare dalle porte laterali, accompagnati dal rettore Collini. Prima dell’inizio della conferenza i manifestanti sono stati invitati ad entrare dallo stesso Biloslavo, ma non hanno accettato; Faustini ha condannato il disturbo provocato dai manifestanti: “se volessero entrare ed instaurare un dialogo scoprirebbero che ci sono anche delle domande, non solo delle risposte, e che non c’è un unico modo di raccontare le cose”. Ha poi dato la parola a Biloslavo: “Come avete visto ho cercato di invitare i ragazzi ad entrare e parlare, ascoltare, vedere cosa ho scritto e cos’ho realizzato in Libia e poi intervenire e dibattere in maniera civile.” Prima dell’inizio della conferenza è intervenuta una rappresentante dei contestatori rimasti a protestare all’esterno, che hanno sbattuto pugni e colpito con degli oggetti le porte dell’aula Kessler – danneggiandone due – e il montascale per disabili nel corridoio. La ragazza ha affermato che “Lei ha appena detto che questi studenti non vogliono il dibattito. Io credo che se stanno sbattendo alla porta in questo momento è perché questa è la loro Università e non gli è stato permesso di entrare.” La risposta del rettore Collini è stata che chiunque è invitato a partecipare al dibattito fino a esaurimento posti. L’uscita dalla sala della ragazza è accompagnata da grida e insulti da parte dei giovani della Lega presenti in sala. Una ragazza del collettivo Hurriya vuole intervenire subito dopo, ma Faustini preferisce continuare e farla parlare a seguito della conferenza, a seguito dell’intervento del relatore – com’è usanza fare in questi casi.                        

La conferenza procede nonostante la confusione renda molto difficile sentire le parole di entrambi i relatori e anche di chi poi farà le domande. Prende la parola la studentessa del collettivo Hurriya che desidera “fare una domanda a chi oggi è venuto qua per ascoltare le parole di tutti”. Procede nella lettura di un articolo di cronaca che racconta delle violenze perpetrate dall’MSI, associazione con la quale Biloslavo ha avuto dei trascorsi, il 19 settembre 1969 contro un gruppo di scioperanti della FIAT; la confusione è troppa perché l’intero racconto sia chiaramente distinguibile. “Esiste un lasso di tempo oltre al quale i soprusi non provocano più dolore e indignazione, e i responsabili possono essere tacitamente assolti ed invitati a parlare qui? E se sì, che senso ha celebrare ancora nel 2019 la Giornata della Memoria il 25 Aprile, che ricorda soprusi ancora più lontani nel tempo di quelli che ho appena raccontato?” chiede la ragazza. A seguito di questo intervento si aprono le domande ai due relatori. Un ex studente dell’Università, dopo la sua domanda, si scusa personalmente con i relatori per l’immagine che possono aver avuto dell’Università “la Facoltà non è questa, il nostro Ateneo non è questo e la maggior parte degli studenti sono stanchi di tutto questo”. Biloslavo durante la conferenza si rivolge agli spettatori, sia studenti che docenti: “io vi ringrazio, perché siete eroici ad essere ancora qua a resistere con noi”.

L’assessore provinciale all’istruzione Mirko Bisesti (Lega), uscito in anticipo dalla conferenza, è stato strattonato e spinto dai gruppi rimasti all’esterno. Una volta terminata la conferenza il rettore e i relatori hanno deciso di uscire dall’ingresso principale; hanno fatto questo scortati da ulteriori urla e fischi e auguri di morte per Biloslavo e la figlia. Le forze dell’ordine sono rimaste per altri venti minuti circa fuori da Sociologia, fino a quando i manifestanti non si sono dispersi del tutto. Prima che il gruppo si disperdesse non sono mancati gli insulti anche all’Unione degli Universitari, accusata di aver “colluso con i fascisti”.

Siamo riusciti a chiedere al Rettore Collini, che prima della conferenza è stato a sua volta strattonato e colpito con un ombrello, un parere sull’accaduto. “L’università è luogo di confronto e anche di dissenso, anche quel dissenso che purtroppo non rispetta le regole.” ci dice. Riafferma l’importanza di aver tenuto la conferenza nonostante tutto: “Abbiamo fatto la cosa giusta, c’è stato un dibattito non con una sola visione. Poi ovviamente le posizioni di Biloslavo sono un po’ particolari e sono frutto della sua esperienza e del suo vissuto. Io personalmente non ho condiviso alcune cose, altre sì, ma è stato giusto lasciarlo parlare.” Chiediamo se è stata l’Università a chiamare le forze dell’ordine, ma lui ci spiega che erano in allerta da cinque giorni e che si sono presentate senza sollecitazione, per mantenere la sicurezza dato che la strada fuori dalla Facoltà è suolo pubblico. “In Università è bene che non entrino le forze armate” dice, “ci hanno detto di chiamarli se ci fosse stato bisogno ma non ho ritenuto opportuno farlo”. Per quanto riguarda gli scontri avvenuti fuori dall’Università si mostra rammaricato ma d’altronde, come ci fa notare, non era possibile per nessuno dei partecipanti alla conferenza controllare ciò che stava accandendo in strada.“Penso che tutti abbiamo difeso bene le proprie posizioni” conclude.

Questo è quanto accaduto nel tardo pomeriggio di mercoledì, così come testimoniato dai presenti.

Rebecca Franzin

Studio a Trento, ma sono di Vittorio Veneto (tecnicamente Solighetto). Forse un giorno mi laureerò in Studi Internazionali; nel frattempo, se siete credenti, sentitevi liberi di includermi nelle vostre preghiere.

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