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Il teatro dei giovani per i giovani della Compagnia del Cactus

Sabato 7 dicembre si terrà al teatro San Marco il Cactus Day, una giornata dedicata alla Compagnia del Cactus. L’associazione teatrale, che ha sede a Pergine, è nata dal desiderio di un gruppo di giovani universitari trentini di riappropriarsi del palcoscenico e di diffondere un teatro fatto dai giovani per i giovani.

L’Universitario ha intervistato Marco Bassetti, attore della compagnia e protagonista di Nel bel mezzo di un gelido inverno, uno degli spettacoli che saranno messi in scena sabato al San Marco.

Quando è nata l’idea della compagnia?

La Compagnia Del Cactus è nata nel 2016 da un’idea di Sonia, Serena e Michele Curzel, i tre fratelli magici. Molti dei membri del Cactus si conoscevano già ai tempi delle superiori, al Da Vinci, dove facevamo teatro insieme. Dato che dopo le superiori è difficile fare teatro perché non c’è più una compagnia della scuola, dopo un po’ di tempo ci siamo detti “Vabbè, facciamo noi una compagnia, rimettiamo insieme la banda”. Così Sonia ha chiamato alcuni di noi del Da Vinci e altri ragazzi di Pergine, amici di infanzia e dell’oratorio. Sebbene la nostra prima riunione sia stata all’Ariston a Trento, dopo abbiamo incominciato a lavorare a Pergine, grazie all’associazione Il Sogno che ci ha dato da subito la propria sede per provare e trovarci. In realtà all’inizio l’idea era di fare uno spettacolo e basta, “Molto rumore per nulla” di Shakespeare. Non c’eravamo prefissati l’idea di debuttare, era proprio recitare per recitare, una cosa tra amici insomma.

Poi però siete diventati un’associazione…

“Sì, il primo spettacolo a Pergine è andato bene, era tutto pieno, c’erano persone in piedi e abbiamo quasi dovuto mandare via gente. Abbiamo visto che lo spettacolo reggeva e che ci trovavamo bene come gruppo. Allora ci siamo detti “Ragazzi, proviamoci, costituiamoci”. Ovviamente è stato un po’ difficile, però comunque anche grazie alla Co.F.As, che è un’associazione che dirige le compagnie teatrali nel Trentino, ce l’abbiamo fatta. Abbiamo fatto uno statuto, creato i vari organi dell’associazione, il consiglio direttivo, il presidente e tutte le varie cariche. Ora, al quarto anno di attività, la compagnia è composta da 28 membri e abbiamo tre spettacoli già pronti con parecchie repliche di ognuno. A gennaio partirà il nostro nuovo progetto invece (di cui Marco non mi rivela niente e tiene top secret, ndr)

Sabato ci sarà il Cactus Day, di che cosa si tratta?

Sarà il nostro primo spettacolo a Trento città ed è nato da un’idea del nostro amatissimo ex presidente Stefano Furlani, che voleva creare una giornata solo per la Compagnia Del Cactus. Abbiamo deciso di riproporre Nel bel mezzo di un gelido inverno, perché è lo spettacolo che abbiamo portato in scena quest’anno, e La strana coppia, che è lo spettacolo dell’anno scorso e che abbiamo po’ messo nel cassetto, aspettando l’occasione giusta per rispolverarlo. Il primo spettacolo si terrà alle 15.30 ed è tratto dal film del 1995 “In the bleak midwinter” di Sir Kenneth Branagh. È una commedia ambientata ai giorni nostri e racconta le disavventure di una compagnia teatrale al verde che vuole portare in scena l’Amleto di Shakespeare. La strana coppia è invece una commedia di Neil Simon, presentata per la prima volta a Broadway nel 1965. Qui i protagonisti sono due coinquilini divorziati, che sono come il giorno e la notte: Felix, ordinato e rigoroso; Oscar, trasandato e alla mano.

Riassumi in una frase perché vale la pena venire al Cactus Day.

Beh, perché siamo bellissimi. No dai, perché ultimamente ci sono sempre meno giovani che vanno a teatro e sempre meno compagnie di giovani che fanno teatro. Viene vista un po’ come una cosa di alta società e di nicchia. Non è come dire “vado al cinema”, una cosa normalissima. Andare a teatro è sempre un po’ chic, quindi ci piacerebbe far vedere che in realtà non siamo così chic. Per questo anche ci chiamiamo Compagnia Del Cactus, perché siamo una compagnia un po’ del cactus (ride, ndr). Insomma, non ci prendiamo troppo sul serio. 

Ecco, questo mi porta a un’altra domanda. Perché proprio Compagnia del Cactus? Da dove è nata l’idea per il nome?

Volevamo trovare un nome semplice che non fosse banale. Proviamo sempre al Sogno e lì all’epoca c’erano sagome di cactus su tutte le pareti, ovunque. Durante le prove di Molto rumore per nulla il nostro presidente, Lorenzo Betti, doveva nascondersi dietro a una pergola. Di pergole però per ovvi motivi non ce ne erano nella sala del Sogno. C’era però una sagoma di un cactus e Lorenzo si è nascosto dietro a quella. Allora lì ci siamo detti, “Dobbiamo assolutamente fare in modo che c’entri il cactus”. E questa è un po’ la storia del nome. 

Puoi raccontarci un aneddoto o un momento divertente che hai vissuto sul palcoscenico?

Beh, ce ne sarebbero tantissimi. Per Molto rumore per nulla c’eravamo fatti dare da una compagnia di rievocazione della Val Di Non dei vestiti di velluto super pesanti, ci si moriva dentro in pratica. Abbiamo fatto una replica a Povo ed era particolarmente caldo quell’anno ed eravamo tutti con questi vestitoni di velluto, bardati sotto i fari e c’era così caldo, ma così caldo, che a un certo punto è partito l’allarme antincendio. Quindi niente, ci siamo fermati ed abbiamo aspettato che smettesse. Quindi, per quanto gli spettacoli siano sempre andati bene, comunque problemi ne abbiamo avuti. Ma è sempre così quando un gruppo di tante persone si trova per realizzare qualcosa insieme, usando tutte le proprie forze per farlo. Spesso ci troviamo anche in situazioni che sono parecchio stressanti. Perché non solo c’è la vita personale, la vita universitaria, che comunque diciamo che calcia e pende come un martello sulle nostre teste (ride, ndr). In più ci sono le circostanze tipiche di uno spettacolo: bisogna portare un testo davanti a un pubblico che paga un biglietto e che non conosciamo, non sono solo mamma e papà insomma. Vogliamo fare uno spettacolo che sia bello e che meriti di essere guardato.

Parlaci un po’ di te. Che cosa studi a Trento?

Sto per finire la triennale di ingegneria ambientale, che sarebbe ingegneria per l’ambiente e il territorio, insomma decidi tu se essere formale o no. Spero di laurearmi presto, in teoria a marzo. Faccio teatro e ingegneria e poco altro della mia vita. Sono due mondi che non sembrano sposarsi tantissimo, ma sono una persona un po’ eclettica. Mi sarebbe anche piaciuto continuare con il teatro, andare a buttarmi in una carriera professionale teatrale, però alla fine ho cambiato idea perché so come funziona il mondo del teatro professionale, so che è un ambiente molto complicato. Quindi mi sono detto, “Voglio continuare a farlo perché è qualcosa che fa parte di me però non voglio rovinarmelo, voglio continuare a farlo a livello amatoriale, come uno sfogo”.

Se un lettore fosse interessato a diventare parte della compagnia?

Uno dei punti del nostro statuto è promuovere le arti e il teatro ai giovani. Quindi chiunque voglia perseguire questo ideale ci può trovare sui social – siamo su Facebook e Instagram -, e contattarci. Entrare a far parte della compagnia non vuol dire per forza recitare, si può anche partecipare in altro modo, occupandosi dei costumi o delle luci, ad esempio. Insomma, c’è sempre qualcosa da fare.

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