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La leggenda dell’aquila in Piazza Duomo

In piazza del Duomo, a Trento, all’incrocio con via Belenzani, c’è una fontanella in pietra sormontata dalla sagoma di un’aquila. La maggior parte dei cittadini è convinta che la statua facesse parte di un manufatto realizzato precedentemente e in origine collocato di fronte alla chiesa di San Pietro, tuttavia c’è anche chi ha sollevato ipotesi più affascinanti.

Un’antica leggenda narra che, molti anni fa, tra le vette innevate del Bondone, vivesse un’aquila che trascorreva un’esistenza tranquilla e in convivenza pacifica con gli uomini. Un giorno, mentre sorvolava le alture trentine, l’aquila incappó in un simpatico contadino di Sardagna: il suo nome era Gian Giorgio Scanda, detto Lo Scanda. Tra i due nacque una singolare amicizia; Lo Scanda raccontava al suo amico rapace tutte le sue preoccupazioni mentre questo ascoltava con attenzione in cambio di un po’di cibo.

Tutto sembrava andare per il meglio fino a quando la moglie dello Scanda, gelosa delle attenzioni che il marito dedicava all’aquila, cominciò a biasimarlo: solo uno scellerato avrebbe sprecato tutto quel cibo per darlo ad un animale. Non soddisfatta dei rimproveri che gli rivolgeva, la donna si confidò con le sue compaesane e, in breve tempo, tutta Sardagna iniziò a considerare Lo Scanda un buono a nulla. Nè le cattiverie della moglie nè i pettegolezzi degli abitanti, tuttavia, riuscirono a scalfire l’amicizia di Lo Scanda, ma al contrario, la rafforzarono. L’aquila era ormai diventata l’unico sollievo per il contadino, l’unico confidente al quale rivolgersi per fuggire alle maldicenze e alle urla senza sosta della moglie. Una volta tornato a casa, però, Lo Scanda finiva per spazientirsi in fretta e arrivava così a picchiare la moglie, aggiungendo quindi alla sua ormai consolidata fama di buono a nulla anche l’appellativo di violento.

Non passò molto tempo prima che la vicenda, nata da un’innocua amicizia, si concludesse in tragedia: un giorno Lo Scanda, esasperato dalle grida e dagli insulti fu colto da un attacco d’ira e con colpo d’ascia uccise la moglie. Inorridito dal suo stesso gesto scappò nei boschi, ma poco dopo i suoi compaesani lo trovarono e lo condussero a Trento dove fu rinchiuso in una delle spaventose celle di Torre Verde, in attesa della condanna. Nel buio della cella Lo Scanda attendeva disperato la morte ma, proprio quando gli sembrò di non avere più scampo, ricevette la visita di un usignolo. Lo Scanda non capiva il motivo di quella strana visita e l’usignolo gli spiegò che era stata l’aquila a mandarlo da lui per portargli un importante messaggio: se egli avesse evitato di giurare il falso, lei lo avrebbe salvato dall’esecuzione. Il giorno del processo Lo Scanda fu condotto davanti dai giudici presso Palazzo Pretorio e qui fece ciò che gli aveva indicato l’usignolo, ovvero proclamarsi innocente senza giurare il falso, ma l’aquila non venne in suo aiuto. A quel punto Lo Scanda fu accompagnato in Piazza Duomo dove era stato allestito il patibolo per l’esecuzione. La sua fine era vicina.

Con la testa piegata sul ceppo, Lo Scanda maledisse l’aquila e il giorno in cui l’aveva conosciuta. Quando finalmente la vide volare in cielo sopra di lui aveva ormai perso la fede e, disperato, giurò la sua innocenza, incolpando l’aquila dell’assassinio. E se mento” urlò all’aquila “maledetta, che tu possa diventare pietra!” A quelle parole l’uccello si trasformò in un sasso e Lo Scanda non, avendo più scusanti, venne giustiziato. Stupiti dall’avvenimento, i cittadini e le autorità posero l’aquila di pietra sulla fontana che ancora oggi si trova in piazza Duomo.

Come ha spiegato Giovanna Borzaga, autrice del libro “Leggende del Trentino”, “In questa leggenda troviamo un ricordo del terribile ‘Giudizio di Dio’ che tanta importanza ebbe nella amministrazione della giustizia durante il tardo Medioevo, nonché la testimonianza che le esecuzioni capitali a Trento avvenivano sempre in piazza del Duomo, davanti a palazzo Pretorio.”

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