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Sessualità fluida: facciamo un po’ di chiarezza

di Elisa Poletti e Gaia Segattini

Eraclito diceva “panta rei”, tutto scorre. L’uomo è per sua natura in costante e continuo cambiamento. Mutano i nostri gusti, le nostre passioni e persino le nostre priorità. Mutano le nostre convinzioni, il nostro modo di vedere le cose e anche la nostra emotività. Nella prima lezione di filosofia a cui assistetti, in terza superiore, l’insegnante mi toccò una spalla e dopo pochi istanti lo fece di nuovo. “Quando per la seconda volta ho compiuto questo gesto, rispetto alla prima, lei è cambiata, anche se non se n’è resa conto.”
La nostra complessità è talmente traboccante di milioni di sfaccettature da rendere impossibile l’idea che nella sfera sessuale noi possiamo essere monolitici, incasellati in un genere che rimane tale da quando veniamo al mondo fino alla fine, indipendentemente dalle esperienze che viviamo.
Spesso quando parliamo di sessualità si sente la necessità di doversi riferire a delle categorie pre-esistenti, sempre in costante equilibrio tra ciò che siamo e quello che vorremmo essere e tra quello che sentiamo e quello che gli altri si aspettano che noi sentiamo.
È ancora troppo radicata in noi l’idea che il nostro orientamento sessuale sia o un tutto o un niente. Durante l’adolescenza, cruciale per lo sviluppo della sfera sessuale ed emotiva, ci si trova a sperimentare cose che spesso sono guidate dall’istinto. E pare quasi una scelta obbligata, o ti piacciono i ragazzi o ti piacciono le ragazze. Semplice no?
Sarebbe il momento di capire finalmente che non esiste solo il bianco e il nero, ma anche tutti i colori dell’arcobaleno, non a caso uno dei simboli della comunità LGBT+. Ognuno di noi non si identifica soltanto in un colore, ma anche in una particolarissima sfumatura del colore che meglio lo rappresenta.
In questa serie di articoli cercheremo di compiere un viaggio che approfondirà diversi aspetti della sessualità umana, con particolare attenzione ad alcune minoranze della comunità Lgbt+, concludendo con un vero e proprio quadro dei passi avanti in merito ai diritti ottenuti da questa comunità dal punto di vista sociale e legale in Italia e nel resto del mondo. Iniziamo appofondendo il concetto di sessualità fluida.

Innanzitutto è fondamentale puntualizzare alcune definizioni, spesso confuse tra loro.
Con il termine identità di genere si definisce come ciascun individuo percepisce essere il suo sentimento di femminilità o mascolinità. L’orientamento sessuale si riferisce invece all’attrazione affettivo-sessuale di una persona nei confronti di un’altra. Ne consegue che l’identità sessuale è un costrutto ampio e complesso, che racchiude in sé i concetti sopracitati, inseriti in un’identità di ruolo di genere (socialmente e culturalmente tutto ciò che viene definito come maschile e femminile).
Quando parliamo di “sessualità fluida” intendiamo indicare come la sessualità di una persona sia paragonabile propriamente ad un flusso, che muta nell’arco della vita.

Già nel 1948 pionieri sessuologi come Kinsey, Martin e Pomeroy misero in discussione la statica considerazione dell’orientamento sessuale, considerato allora esclusivamente omosessuale o esclusivamente eterosessuale.
Ma l’idea di sessualità fluida è stata introdotta in ambito scientifico propriamente dal biologo e sessuologo statunitense Alfred Kinsey che nelle pubblicazioni “Il comportamento sessuale dell’uomo” (1948) e “Il comportamento sessuale della donna” (1953) presentò la Scala Kinsey, conosciuta anche come Heterosexual-Homosexual Rating Scale. La scala è formata da 7 livelli che vanno da 0, indicativo di una tendenza esclusivamente eterosessuale, a 6, che rappresenta una tendenza esclusivamente omosessuale. Il punteggio ottenuto non è immutabile, ma varia nel corso della vita del soggetto. I risultati delle ricerche di Kinsey dimostrarono che negli uomini c’è una tendenza all’omosessualità maggiore che nelle donne e sottolinea inoltre come questo risultato sia contrario all’immaginario comune. La ragione di ciò per lo studioso è da trovare nel “wishful thinking on the part of such heterosexual males”. Questa scala è stata criticata per non tenere considerazioni di alcuni spettri della sessualità umana, in particolare l’asessualità. Nella scala Kinsey l’asessualità è intesa infatti come assenza di comportamenti sessuali, mentre la moderna definizione di asessualità sottolinea l’assenza di desiderio sessuale. Un altro problema individuato nella scala è come questa non tenga conto delle identità di genere.

Nonostante i difetti, questa scala ha mostrato che non esistano soltanto l’eterosessualità e l’omosessualità, ma anche le tendenze tra essi frapposte (raramente o frequentemente omosessuale, bisessuale, frequentemente o raramente eterosessuale). Ancora troppe persone, nel 2020, faticano a comprendere l’idea che dichiararsi eterosessuale non esclude delle tendenze omosessuali e nemmeno un possibile mutamento totale del proprio orientamento sessuale.

Scala Kinsey – Esempio di orientamento omosessuale, a tendenza frequentemente eterosessuale

Importanti passi avanti nel concetto della sessualità fluida vennero compiuti negli anni 2000, durante i quali la concezione di orientamento sessuale subì una grande modifica, considerandolo in continua evoluzione nel ciclo esistenziale di una persona.
A tal proposito furono fondamentali gli esperimenti di Lisa Diamond, psicologa ricercatrice che nel 2008 ha pubblicato uno studio durato dieci anni (dal 1995 al 2005) relativo all’identità dell’orientamento sessuale.
Su un campione di 100 donne (11 autodefinitesi eterosessuali, 38 lesbiche, 27 bisessuali e 24 non eterosessuali, che preferivano non auto-etichettarsi) ha compiuto delle interviste, per la precisione cinque nell’arco dei dieci anni. Diamond ha notato come più di due terzi delle donne abbia cambiato almeno una volta la propria definizione. Tendenza questa che in passato sembrava esclusivamente femminile, ad oggi invece confermata anche per la sfera maschile. Da sottolineare comunque le evidenti complessità legate a studi di questo genere, in primis il fatto che autodefinirsi è molto condizionato dal contesto sociale.
Un ulteriore studio compiuto dall’università dell’Essex e diretto da Gerulf Rieger, ha analizzato i comportamenti di 345 donne a cui sono stati mostrati video di prestanti modelli maschili e femminili. I ricercatori hanno notato che le donne dichiaratamente omosessuali trovavano più eccitanti le scene con donne, mentre le partecipanti all’esperimento dichiaratesi eterosessuali provavano eccitazione analoga sia per i video in cui comparivano modelli maschili e quelli con corpi femminili. Sicuramente bisogna considerare il fattore fisiologico, che gioca un ruolo fondamentale in questo esperimento.
Un aspetto che molto spesso si scorda di considerare quando si pensa alla propria identità sessuale è la distinzione fra orientamento sessuale e orientamento romantico. Con orientamento sessuale si definisce ciò che ci attrae a livello puramente fisico, mentre con orientamento romantico si indica ciò che ci porta a innamorarci, a desiderare una relazione intima a livello emotivo, oltre che fisico. Nella maggior parte degli individui questi aspetti si intrecciano profondamente, ma non necessariamente all’interno di una relazione i due coesistono.

La sessualità è dunque qualcosa di molto complesso, che è impossibile ridurre ad un rigido schema di generi che ci definisce dall’inizio alla fine della nostre vita, sempre allo stesso modo.
Capire questo concetto è un fondamentale passo che tutti noi siamo chiamati a compiere, per contribuire alla formazione di una società che possa davvero definirsi tollerante.

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