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Gialli letterari e la musica in Murakami sul palco del festival Intermittenze a Riva del Garda

Domenica si è conclusa a Riva del Garda la seconda edizione di ‘Intermittenze’, festival di letteratura e musica in cui alle letture si sono alternate presentazioni di libri, dj-set e molto altro.

La seconda edizione del festival è stata del tutto particolare, in quanto è stato necessario attenersi alle norme di sicurezza anti-Covid. Ascoltare Fabio Stassi parlare del suo nuovo romanzo e scherzare con il pubblico da un palchetto costruito nel Parco della Rocca di Riva ha però sicuramente fatto dimenticare per qualche istante la necessità di stare distanziati.

Stassi ha esordito confessando che ogni volta che lo definiscono ‘scrittore’ si imbarazza, in quanto crede di non esserlo ancora, ma di volerlo diventare. L’autore ha poi raccontato qualche aneddoto sul processo che lo ha portato a scrivere ‘Uccido chi voglio’, terzo libro della trilogia di gialli letterari che seguono le vicende del biblioterapeuta Vince Corso e che è uscito a luglio presso la casa editrice Sellerio. Il titolo dell’opera gli venne in mente durante una visita in carcere, quando un ragazzo albanese gli chiese se conoscesse la lingua arbëreshe, la glossa albanese parlata in alcune regioni italiane e in particolare nella Piana degli Albanesi, zona di origine di Stassi. Preso alla sprovvista dalla domanda, l’autore rispose di conoscere solo una frase in lingua arbëreshe, vras ka du, frase di cui non conosceva il significato, ma che sua nonna usava come soprannome per gli Stassi. A quel punto il carcerato, dopo aver confessato di vergognarsi di dire la traduzione italiana della frase ad alta voce, la scrisse su un biglietto, che diede all’autore. ‘Uccido chi voglio’, leggeva il biglietto che Stassi, alla conclusione del racconto, ha rivelato di tenere ancora con se nel proprio portafogli e che lo fa tuttora sorridere in quanto gli ricorda come i carcerati da un’iniziale diffidenza, alla scoperta delle parole arbëreshe collegate alla sua famiglia, lo abbiano accolto come uno di loro.

Stassi scrive dunque prendendo ispirazione non solo dalla propria vita ma anche dai libri che legge. Fu infatti la sua curatela del libro ‘Curarsi con i libri, Rimedi letterari per ogni malanno’, delle britanniche Ella Berthoud e Susan Elderkin a dargli l’idea per un personaggio che risolvesse i casi studiando i libri che leggevano le vittime. Il Vince di ‘Uccido chi voglio’ è un appassionato di libri che, frustrato dal mondo di ingiustizia e malvagità in cui vive, decide che l’unico modo per andare avanti sia rendere la letteratura realtà. Con la sua trilogia Stassi ha voluto riflettere sul ruolo salvifico e terapeutico della letteratura, unica soluzione ai problemi di oggi. Ma per Stassi la terapia ‘letteraria’ – ma non solo –  non va interpretata come una pratica individuale, altrimenti non potrà mai funzionare, ma come una pratica collettiva.

La letteratura ha propriamente fatto intermittenza con la musica nel pomeriggio di domenica quando, in una saletta nella Spiaggia degli Olivi, Valerio Corzani ha preso parola per riflettere sul ruolo della musica nei mondi di Haruki Murakami.

Lo scrittore giapponese, che ha rivelato in numerose interviste di scrivere quasi sempre ascoltando musica e di avere oltre 10000 dischi in vinile nel proprio studio, usa spesso la musica come punto fermo attorno a cui sviluppare le trame dei suoi romanzi. Nello stesso modo in cui Stassi prende spunto dalla propria quotidianità quando scrive, lo stesso vale per Murakami: prima di diventare scrittore, infatti, gestì con la moglie un jazz bar a Tokyo, che chiamò ‘Peter Cat’ in onore del suo gatto. Il ruolo essenziale della musica nei romanzi di Murakami è una mera traduzione in parole dell’importanza che questa ha avuto nella vita dell’autore.

Valerio Corzani, conduttore radiofonico di Radio3, ha analizzato i passi in cui la musica si interseca nella trama del romanzo d’esordio di Murakami, ‘La fine del mondo e il paese delle meraviglie’. Il romanzo si sviluppa in due filoni narrativi: il primo occupa i capitoli dispari e le vicende si svolgono a Tokyo; il secondo è trattato nei capitoli pari e lo scenario è una città distopica che fa da sfondo alle avventure del protagonista, un trentacinquenne che è appena stato lasciato dalla moglie. I due mondi paralleli, che inizialmente sembrano del tutto scollegati, si intersecheranno in un romanzo in cui Murakami preme l’acceleratore sull’elemento surreale, elemento essenziale nelle opere dell’autore. Murakami ha infatti confessato di mettersi a scrivere senza mai avere un’idea chiara di dove andrà a finire la storia. Questo è perfettamente evidente in ‘La fine del mondo’, dove a viaggi negli inferi si alternano scene quotidiane in cui i protagonisti parlano di musica.

L’impressione di una trama indefinita viene data al lettore anche dalle musiche menzionate da Murakami che spesso non c’entrano nulla con quello che i personaggi stanno vivendo. Così l’autore, passando da Nat King Cole ai Police, da Woody Hermann a Bob Dylan, simula quello che viviamo tutti i giorni quando entriamo in un negozio e sentiamo una canzone, magari è del tutto lontana da quello che stiamo vivendo in quel momento ma che riesce nonostante ciò a pervadere i nostri sensi e, svolgendo il ruolo di una sorta di madeleine uditiva, a portarci indietro coi ricordi.

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