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Rivolte in Nigeria: Cosa sta realmente accadendo? La Nigeria di ieri, oggi e domani

Con tutto ciò che sta accadendo nel mondo, potrebbe essere passata un po’ in sordina sui media italiani la difficile situazione che sta attraversando la Nigeria. Ma basta uno sguardo al web, ed anche nei luoghi più inaspettati- persino tra i commenti dei video musicali su YouTube- troviamo tracce eloquenti che ci fanno capire che qualcosa non va. Prima però di parlare cosa è avvenuto il 3 ottobre e la situazione degenerativa attuale, bisogna conoscere le condizioni generali della Repubblica Federale della Nigeria del giorno prima.

La Nigeria è uno stato federale dell’Africa centro-occidentale, il più popoloso del continente, ritenuto un regime ibrido secondo le statistiche di Democracy Index. Si festeggiava il primo ottobre di quest’anno il 60esimo anniversario d’indipendenza dalla Gran Bretagna, di cui era colonia dal 1914. Nel 1960 la federazione venne divisa dai coloni in tre regioni, ognuna delle quali manteneva in misura sostanziale un margine di autogoverno; ma sfortunatamente solo sei anni dopo, due colpi di stato consecutivi messi in atto da due gruppi differenti di ufficiali militari portarono il paese sotto il controllo dell’esercito. I leader del secondo golpe cercarono di accrescere i poteri del governo federale, rimpiazzando i governi regionali con 12 governi statali, in modo tale da assicurare a ciascun membro un proprio angolo di paradiso dove governare. Vi furono poi casi di irredentismo che andarono a limare i rapporti con le forze armate: da una parte il caso degli Igbo, il gruppo etnico dominante nella regione orientale, la cui richiesta di indipendenza scatenò una guerra civile nel ’67; dall’altra il Delta del Niger, stato meridionale cristiano dove tuttora opera un movimento autore di diversi attacchi a strutture petrolifere della regione, tra le quali quella dell’italiana Agip.
Dal 2015 la Nigeria ha assistito alla progressiva affermazione di Muhammadu Buhari sul palco politico. Buhari, già Presidente del Consiglio Militare Supremo dall’83 all’89, ha ottenuto infatti un secondo mandato come presidente della Nigeria alle elezioni dello scorso anno.

Il 3 ottobre scorso, come riporta un servizio della CBC News, un account Twitter rese virale la notizia di un’uccisione in strada di un uomo nello stato meridionale di Delta, colpito dalle pallottole di una pattuglia speciale di polizia, facente parte della Special anti-robbery squad,  meglio conosciuta come SARS. Solo giorni dopo la polizia aveva negato l’evento, sostenendo che il giovane era caduto da un furgone ed era stato trovato ancora in vita dai soccorsi. Nonostante la risposta ufficiale, la notizia creò un’istantanea reazione a catena, portando alla mobilitazione di alcuni cittadini, stanchi dell’aggressività della SARS. Manifestazioni pacifiche seguirono la notizia, cercando di far pressione sul governo per la chiusura definitiva dell’unità SARS e dell’approccio violento da sempre utilizzato. Da una parte George Floyd e la discriminazione etnica negli USA, dall’altra un tweet ritenuto abbastanza veritiero dai Nigeriani per organizzare rivolte pacifiche. Sebbene i due episodi siano decisamente diversi, è simile il modo in cui in entrambi i paesi la società civile è scesa in strada a manifestare contro il degradante sistema di polizia, dopo anni di soprusi e violenze commesse.

Domenica 11 ottobre 2020, i manifestanti avanzarono cinque richieste che devono essere soddisfatte dal governo federale della Nigeria. Il movimento della gioventù nigeriana richiedeva il rilascio immediato di tutti gli arrestati durante le proteste, nonché giustizia e risarcimento per tutte le persone uccise dalla brutalità della polizia in Nigeria; la dimostrazione del coinvolgimento della SARS in molte di queste morti; infine, l’istituzione di un organismo indipendente per indagare e perseguire tutte le denunce di cattiva condotta della polizia, insieme ad una valutazione psicologica e riqualificazione degli agenti della SARS onde evitare che essi vengano reintegrati in qualsiasi altra unità di polizia come se nulla fosse. Come risposta, l’indomani l’ispettore generale della polizia nigeriana abolì il SARS, la Squadra tattica speciale (STS), la Squadra di risposta dell’intelligence (IRT), la Squadra anti-cultismo e altre unità tattiche dal montaggio di blocchi stradali.

La storia dunque pare avere un lieto fine: possiamo però esserne certi? No, poiché questa era la quarta volta che il governo nigeriano chiedeva il divieto di attività SARS. Avendo dunque paura di essere imbrogliati da altre menzogne, i cittadini nigeriani continuarono le rivolte fino all’attuazione di tutte e cinque le richieste. La violenza, sfortunatamente, scoppiò la sera di martedì 20 ottobre a Lagos, poche ore dopo che il governatore dello stato Babajide Sanwo-Olu aveva disposto un coprifuoco di 24 ore e dispiegato la polizia anti-sommossa nella città nel tentativo di prevenire ulteriori disordini. Testimoni oculari hanno riferito alla CNN di aver visto più manifestanti colpiti dai soldati durante una protesta pacifica al casello autostradale di Lekki, a Lagos. Amnesty International ha affermato che, dopo un’indagine sul campo, 12 persone sono state uccise durante le proteste in due località diverse nella città di Lagos, cittadini nigeriani martirizzati alla causa. Da violenza è nata altra violenza, portando alcuni nigeriani a protestare non più con cartelli e megafoni, ma utilizzando il fuoco, le grida e le mazze.

Serviranno queste rivolte violente a cambiare il sistema militare centralizzato? Riusciranno i manifestanti pacifici a convincere i loro concittadini ad un approccio meno violento nella risoluzione del problema? Si eviterà una guerra civile?
Ma soprattutto quanto tempo passerà di nuovo, se passerà, dalla riapertura della Special anti-robbery squad? Potrebbe questo forse trattarsi di un primo passo verso una maggiore democratizzazione del gigante africano?
Domande a cui solo con il tempo avremo risposta, per ora noi possiamo solo assistere a questi eventi, che forse rappresenteranno un momento di svolta per lo stato africano.

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