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21 marzo: Intervista a Patrick Montanari di Libera Trento

In questo 21 marzo, Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, intervistiamo Patrick Montanari, uno degli attivisti del Presidio Universitario di Libera “Celestino Fava” di Trento, che ci parlerà della presenza della criminalità organizzata nel contesto italiano, la sua evoluzione durante il 2020 e la lotta dell’associazione Libera contro questo fenomeno. L’intervista per motivi logistici è stata effettuata attraverso una videochiamata mercoledì 17 marzo.  

Buonasera, Patrick, come stai? Come prima domanda ti chiedo di descrivere ai nostri lettori che cos’è l’associazione Libera e quali sono i suoi obiettivi. 

 Buonasera, Federica, sto bene. Allora,“Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” nasce nel 1995 su iniziativa di don Luigi Ciotti come rete di associazioni e cooperative impegnate nella promozione di legalità e giustizia, per ricordare le vittime innocenti di mafia e per promuovere il riutilizzo sociale dei beni confiscati, cioè gli edifici e i terreni in precedenza ottenuti illecitamente dalle mafie, al servizio delle comunità locali attraverso l’iniziazione di progetti. In questi anni Libera si è espansa attuando progetti che coinvolgono altre attività, quali eventi formativi o campi estivi, ma sempre avendo come filo conduttore la lotta contro la criminalità organizzata. 

Nel mese di novembre a Trento vi è stata l’Operazione Perfido che ha portato all’arresto di almeno 19 persone coinvolte in attività illecite di stampo mafioso. Ci potresti spiegare in questo contesto come funzionano le infiltrazioni mafiose e quali sono i rischi che possono portare all’interno della rete istituzionale? 

Questa vicenda è tuttora molto delicata perché vi sono ancora delle indagini in corso da parte delle forze dell’ordine. Però vi posso dire a grandi linee che nel Trentino vi è una zona ricca di cave di porfido, un materiale molto richiesto per l’edilizia urbana, dove vi sono dei lavoratori le cui condizioni di lavoro non sono a norma. Ciò significa che possono essere soggetti a qualsiasi forma di violazione dei diritti e di soprusi, che possono andare dalla mancanza di tutele sul posto di lavoro al ritardo della consegna dello stipendio. All’interno di questa condizione preesistente nel Trentino, una serie di imprenditori e datori di lavoro ha sfruttato l’occasione per effettuare attività illecite, come ad esempio il riciclaggio di denaro, aggravando ulteriormente la situazione descritta in precedenza. Purtroppo è difficile parlare di questo episodio nell’area del Trentino perché le persone non hanno ancora una completa visione del fenomeno in quanto sono ancora legati all’immagine “cinematografica” del mafioso come un criminale di strada, lontana dalle nostre parti. 

In articoli emessi da vari quotidiani nazionali è stato riportato che membri di clan, alcuni già noti alle forze dell’ordine, sono sempre più coinvolti in attività benefiche lecite. Come mai la mafia sta prendendo sempre più parte a queste attività?  

Per comprendere le motivazioni che stanno dietro a questo crescente coinvolgimento bisogna fare un passo indietro. Dobbiamo ritornare all’epoca dell’unificazione dell’Italia, periodo in cui lo stato sebbene unificato presenta ampia eterogeneità interna; nel Meridione la burocrazia e le forze dell’ordine erano incapaci di tutelare la popolazione locale, per cui il mafioso diventò una figura di prestigio e di riferimento a cui rivolgersi in caso di necessità. Dunque in questo lasso di tempo si è guadagnato la fiducia dei compaesani, i quali sempre più spesso si rivolgevano alla criminalità organizzata per risolvere le questioni. Pensate ad esempio che a Palermo vi sono tuttora degli edifici e delle statue dedicate a personaggi legati alla criminalità organizzata nonostante la loro colpevolezza, comprovata dalla legge italiana. Venendo quindi considerati benefattori ed essendo persone conosciute, complice anche la mancanza di supporto sociale, la popolazione era solita affidarsi alla criminalità organizzata dando loro la possibilità di agire senza venire considerati colpevoli di reati.  

Grazie mille per aver risposto alla mia curiosità. Ci potresti dire ora com’è stata la lotta contro la mafia nell’anno 2020? Come si è evoluto il fenomeno mafioso —così come gli interventi a contrasto — in questo arco di tempo? 

Giusto la settimana scorsa la nostra associazione ha fatto un incontro di formazione sul tema mafia e Covid-19. Se i vostri lettori volessero approfondire questa tematica consiglio loro di cercare sul sito nazionale di Libera il numero sei della rivista bimensile Lavialibera, dove vengono illustrati i vari report della registrazione delle attività della criminalità organizzata durante il lockdown. In uno di questi report viene descritto un calo dei crimini alla persona (quali i furti, le aggressioni, le rapine) a causa del lockdown imposto. D’altra parte, sono aumentate le truffe, la criminalità organizzata ne ha approfittato per aumentare la rete dei suoi affari. Oltre a questo, la mafia è stata molto più partecipe in attività illecite come l’appropriazione di aziende tramite prestanomi e il riciclaggio di denaro. A tal proposito, nel corso del 2020 più di 45000 aziende hanno cambiato il titolare; certo, non tutte sono associate alla criminalità organizzata, ma questo aumento è un valore che dovrebbe fare riflettere.                                                                           Per quanto riguarda invece il riciclaggio di denaro vorrei fare un esempio: Salvatore Emolo aveva fondato a Rimini un’agenzia di pulizie attraverso la quale accumulava del denaro e lo riciclava. Guardando uno dei report di Lavialibera vi è descritto anche un significativo aumento degli appalti non certificati (le cui modalità non sono trasparenti). Contemporaneamente, sono aumentate in risposta le interdittive antimafia, cioè le segnalazioni di denuncia di reati associati alla criminalità organizzata, del 38%. 

Cosa suggeriresti infine ai nostri lettori come gesti quotidiani per contrastare questo fenomeno in occasione del 21 marzo? 

Intanto ti segnalo due eventi organizzati dall’associazione Libera. Il primo è il 20 di marzo ed è il discorso di Don Luigi Ciotti, che potete recuperare sulla pagina nazionale di Facebook di Libera, successivo alla lettura dei nomi delle oltre 1000 vittime innocenti delle mafie riconosciute. In generale direi che informarsi su questi fenomeni sia una cosa importante e accessibile a tutti; vi consiglio di andare sul sito nazionale di Libera e leggere i numeri di Lavialibera per conoscere meglio questo fenomeno, visitare i nostri social o le varie piattaforme online che si occupano di antimafia.

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