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SOS borse di studio: intervista ai borsisti del Sanba

In queste settimane si è tornati a parlare delle borse di studio predisposte da Opera Universitaria e dei requisiti per accedervi, soprattutto in seguito alle proteste spontanee nate dagli studenti borsisti del Blocco F del Sanbapolis a cui si sono uniti gli studenti e studentesse del Fronte della Gioventù Comunista. Abbiamo affrontato la questione con Mariachiara Elia, membro del Fgc, e Ekber Shahkeremov*, studente internazionale, entrambi borsisti.

Mariachiara, quali sono a tuo avviso le attuali criticità del sistema di borse di studio e quali sono le richieste degli studenti rivolte ad Opera?

Tre sono le criticità principali a nostro avviso. Innanzitutto i termini di agosto per compilare la richiesta della borsa di studio che sottraggono de facto l’appello di settembre agli studenti, riducendo i già pochi appelli a disposizione degli universitari. In secondo luogo, l’alto numero di CFU stabiliti come requisito di merito per accedere ai servizi di tutela del diritto allo studio di Opera. I requisiti sono tra i più alti d’Italia e, unitamente all’interdizione de facto dell’appello di settembre, portano gli studenti e le studentesse ad accettare qualsiasi voto per non perdere la borsa di studio, avendo quindi una ripercussione psicologica e concreta sulle carriere degli universitari. In terza battuta sussiste il problema del bonus di 5 crediti (uguale sia per i corsi di laurea triennale che quinquennale a ciclo unico), che può essere utilizzato per il raggiungimento del requisito di merito. Le problematiche di questo strumento sono il basso numero di crediti messi a disposizione, nemmeno equivalenti ad un esame, ed il fatto che ostino al conferimento della seconda rata della borsa di studio (equivalenti in media a 2.000€) dell’anno corrente, quindi una limitazione della tutela al diritto allo studio.

Ad Opera abbiamo presentato tre richieste, le quali non si escludono vicendevolmente, al fine di correggere i problemi dell’attuale regime: lo spostamento dei termini finali per dimostrare di avere ottenuto i crediti CFU, affinché possano includere gli appelli di settembre; l’abbassamento del numero di CFU richiesti per soddisfare il requisito di merito; l’estensione del bonus da 5 a 14 CFU, equivalente al numero di crediti dell’esame più corposo dell’Ateneo trentino, e che il suo utilizzo non pregiudichi il versamento della seconda rata dell’anno accademico in cui è presentata la richiesta delle tutele Opera.

A nostro avviso è necessaria una revisione delle regole di accesso alle garanzie al diritto allo studio perché esse sono state statuite in condizioni non pandemiche, mentre adesso, che le condizioni economiche si sono aggravate, riteniamo fondamentale una revisione perché gli aiuti siano efficaci. Trattandosi di misure di accesso al diritto allo studio è essenziale che le condizioni vengano stabilite bilateralmente, ascoltando la base a cui è rivolta la garanzia.

Come si è comportata Opera rispetto alle difficoltà dei borsisti?

Innanzitutto lamentiamo un atteggiamento paternalista dei funzionari di Opera nei nostri confronti, in quanto è stata trattata la nostra condizione come un capriccio e la prima risposta fornitaci è stata di “studiare di più”. Un comportamento inaccettabile perché non tiene conto dell’aggravarsi delle condizioni soggettive di difficoltà economiche delle famiglie degli studenti e delle studentesse e ignora tutti i disagi psicologici che hanno vissuto gli universitari in tempo di pandemia ed in particolare quelli dei beneficiari dei servizi Opera con un regime di borsa di studio identico a prima del Covid-19. Inoltre i funzionari hanno sottolineato quanti favori ci abbiano già fatto, come quello di portare il pranzo agli studenti chiusi nelle stanze durante il focolaio in alcune parti dello studentato: nutriamo anche dei dubbi che quei pasti siano effettivamente stati pagati, e non soltanto distribuiti, da Opera e non dall’Azienda sanitaria locale.

Rispetto alle nostre proposte, Opera ha limitato la possibilità di un dialogo alla terza richiesta, mentre le prime due sono state respinte per questioni organizzative interne. In merito al progetto di ampliamento del bonus CFU, Opera aveva promesso di darci notizie in questa settimana (seconda settimana di luglio) e che il Cda si sarebbe riunito mercoledì scorso (7 luglio). Da parte di Opera non ci sono giunte notizie e il timore più grande è che l’apertura di un dialogo slitti alla fine della sessione estiva e in prossimità del termine per l’invio della richiesta per i servizi allo studio.

Cosa pensate di fare adesso?

Le nostre intenzioni sono di aprire un dialogo costruttivo e che produca dei risultati concreti, perciò chiediamo la collaborazione dei rappresentanti degli studenti affinché si possa indire la riunione del Cda dell’Opera Universitaria e trovare un accordo a tutela dei borsisti, prima che scadano i termini per la richiesta della borsa: nella situazione attuale il nostro timore è che alcuni studenti non rimangano coperti e non possano fare fronte alle spese.  

Ekber, qual è la situazione degli studenti internazionali e quali le richieste rivolte ad Opera?

Qui riporto la situazione degli studenti internazionali frequentanti i programmi bachelors e masters, le cui difficoltà con l’Università e con Opera si sono aggravate con l’avvento della pandemia. Le problematiche principali sono tre: il numero troppo alto di CFU richiesti per soddisfare il requisito di merito delle borse di studio Opera; l’incomunicabilità tra gli studenti internazionali e gli uffici di Opera e dell’Università; il disinteresse di Opera rispetto alle conseguenze che la pandemia ha avuto sulla vita degli studenti.

Per quanto concerne i CFU, Opera richiede un requisito troppo alto e spesso differente tra studenti italiani e studenti internazionali: nel mio master, ad esempio, sono richiesti 84CFU per gli studenti internazionali e 72CFU per gli studenti italiani. La differenza è giustificata da Opera come un disincentivo all’utilizzo scorretto delle risorse da parte degli studenti internazionali, tuttavia tale disparità di trattamento aggrava gli ostacoli oggettivi degli studenti stranieri in Italia. In secondo luogo, noi studenti internazionali lamentiamo uno scarso utilizzo dell’inglese da parte degli uffici, di Opera e dell’Università, sia nella comunicazione via mail (frequentemente gli uffici rispondono in italiano a mail scritte in inglese da studenti internazionali) che nelle pagine internet dell’Università, in cui molte regole e programmi sono esposti solo in lingua italiana. In ultimo, la crisi pandemica ha messo in grande difficoltà gli studenti internazionali, soprattutto gli studenti-lavoratori: secondo noi è necessario che l’Opera Universitaria tenga conto dell’aggravarsi delle condizioni economiche e personali degli studenti. In caso contrario vi è un rischio concreto che molti studenti debbano rinunciare agli studi.

Le criticità attuali rendono difficile affrontare gli studi, perché gli studenti internazionali borsisti convivono con lo stress di non raggiungere i requisiti di merito e di dover restituire le migliaia di euro della seconda rata dell’anno corrente: cifre di cui, frequentemente, gli studenti non dispongono.

Qual è stata la risposta dell’Opera Universitaria alle difficoltà segnalatele?

Noi studenti internazionali abbiamo cercato un dialogo proficuo ma per adesso non si è arrivati a nulla. La sensazione è che nessuna delle nostre richieste, e delle richieste degli studenti italiani, sia stata davvero presa in considerazione e non sappiamo come interpretare i silenzi dell’Opera Universitaria, se si tratta di difficoltà organizzative oppure un disinteresse rispetto alla nostra condizione. Non c’è stato un commento nemmeno sull’istanza di ampiamento del bonus di 5CFU, che secondo noi è una giusta richiesta: perché non vogliono aprire un confronto su una modifica che non li danneggia?

Cosa pensate di fare adesso?

A nostro avviso l’Università di Trento da un punto di vista accademico è un’ottima struttura ma è necessario correggere dei problemi importanti nel rapporto tra gli studenti e gli uffici, che mettono a rischio l’esperienza universitaria di molti di noi. Speriamo quindi che l’Opera Universitaria apra un confronto con noi perché molti studenti stanno perdendo fiducia nell’ente.

*L’intervista ad Ekber Shahkeremov è stata tradotta dall’inglese

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