Confine tra verità e finzione: a Udine torna il Fake News Festival

Al giorno d’oggi è sempre più comune, soprattutto tra i giovani, restare aggiornati sui temi di attualità tramite i social media; spesso, tuttavia, risulta estremamente difficile orientarsi nel mondo dell’informazione online (e non solo) e scegliere da quali fonti attingere.

Ce ne stiamo accorgendo ancora di più in queste settimane, seguendo gli aggiornamenti del conflitto tra Israele e Hamas: le voci in circolo sono davvero tante e distinguere tra fonti affidabili e chi fa disinformazione, tra chi scrive per professione e chi esprime liberamente (e legittimamente) i propri pensieri, sta diventando davvero complesso. Per non parlare di tutte le fake news che circolano sul web, che rischiano di dare narrazioni sbagliate e far passare messaggi indesiderati. Molti esperti hanno fatto notare che è proprio l’ondata di disinformazione che accompagna la guerra in Medio Oriente ad avere pochi precedenti, motivo per cui anche l’Unione Europea si è mossa contro i “deep fake” presenti sui social, inviando un ultimatum a Mark Zuckerberg affinché delinei specifiche misure per contrastare manipolazioni di notizie e fake news su Facebook e Instagram.

Proprio di questo vogliamo parlare con Margherita Scialino, studentessa al terzo anno di Studi Internazionali e appassionata di comunicazione politica, che in questi mesi è stata impegnata nell’organizzazione del Fake News Festival, il primo e unico festival in Italia dedicato alle fake news.

Ciao Margherita, abbiamo saputo che sei tra gli organizzatori del Fake News Festival. Di che cosa si tratta?

Il Fake News Festival, che si terrà a Udine dal 14 al 19 novembre, è un appuntamento dedicato alle fake news, all’informazione e alla disinformazione declinate in più ambiti dell’attualità, dal giornalismo alle diete, dal femminismo all’intelligenza artificiale. Sono sempre di più infatti, soprattutto online, i settori dove la qualità dell’informazione viene meno e dove le fake news riescono a penetrare e ad avere pesanti conseguenze.  

Il festival, alla sua seconda edizione (la prima era stata nel 2018), è organizzato da Prisma APS, un’associazione senza scopo di lucro che ha tra i suoi obiettivi la promozione della cultura dell’informazione, della cittadinanza attiva e della formazione per i giovani. L’associazione stessa è formata principalmente da giovani under 35: siamo uno staff molto dinamico e curioso, ci piacerebbe aprirci ad altre realtà e creare, con il Festival, un confronto tra giovani provenienti un po’ da tutti gli ambiti.

Nostro obiettivo è anche quello di valorizzare il territorio: Udine è una città che si presta bene a eventi di questo tipo perché non è troppo grande, permette di vivere appieno la realtà e l’atmosfera del Festival.

Ci puoi dire qualcosa sul programma? Quali sono secondo te gli highlight del Festival?

Il Festival, che è già partito a ottobre con delle anteprime giornaliere a Campoformido e Gorizia (il 6 novembre sarà la volta di Pordenone) offre un programma molto variegato. Il punto forte è la versatilità della programmazione, che prevede interviste e conferenze, ma anche workshop, spettacoli e panel alternativi, come il ‘data cafè’ della domenica, appuntamento interattivo sul tema delle fake news relative alle diete alimentari – che realizzeremo in collaborazione con un’altra associazione della nostra regione – o lo show della coppia di comici I Papu, che proveranno con il loro umorismo a sfatare fake news e luoghi comuni sul Friuli Venezia Giulia.

Sicuramente sono tanti gli incontri a cui partecipare, come ho già detto non si parlerà solo di informazione e comunicazione, ma saranno tantissimi i temi che affronteremo insieme ai nostri ospiti. Moltissime sono infatti le figure di spicco che il Festival quest’anno riuscirà a portare in città: tra i nomi di rilievo Marianna Bruschi, Head of Digital a SkyTG24; Barbara Carfagna, giornalista e conduttrice Rai; David Puente, una delle figure più importanti del fact checking italiano. Inoltre interverranno Pegah Moshir Pour, attivista iraniana per i diritti umani; Rocco Panetta, esperto di diritto applicato alle nuove tecnologie; la co-fondatrice di Factanza Livia Viganò, e molti altri professionisti di ogni ambito.

Perché questo tema? Quanto è importante combattere la disinformazione oggi?

Viviamo in un momento di grande e crescente globalizzazione in cui i dati si diffondono molto velocemente, e naturalmente questo porta con sé molti rischi: sui social esistono tantissimi profili e pagine che vogliono legittimamente condividere la loro posizione, ma non sempre riusciamo a trovare dati di qualità. Anche nell’ambito del giornalismo tradizionale, quello che i giornali devono fare è pubblicare in fretta la notizia e anche qui – non sempre – potrebbe venire meno la qualità.  Per fortuna però esiste anche chi fa un tipo di giornalismo più lento, anche nei social, e sta attirando sempre di più l’attenzione, soprattutto da parte dei giovani che, quando accade qualcosa, vogliono essere informati a trecentosessanta gradi: si parla di “slow journalism”, un giornalismo che non dà continuamente informazioni ma preferisce focalizzarsi su un tema, approfondire una questione, spiegare qualche cosa con dati certi e fonti affidabili.

Qual è il confine tra informazione e libertà d’espressione nell’era dei social?

Quello che è importante prima di tutto per chi vuole dare un’informazione o prendere posizione è verificare i propri dati: quando si parla basandosi su fonti, voci, dati affidabili, allora è legittimo esprimere la propria opinione, in qualsiasi contesto. Portare avanti idee partendo da fonti che non sono verificate è troppo rischioso, soprattutto quando interagiamo attraverso i social e siamo a contatto con un pubblico giovanissimo.

Tu come ti destreggi tra le migliaia di notizie che si trovano online?

Quando ci sono fatti di cronaca tendo ad informarmi nelle testate tradizionali che diffondono un’informazione continua, informativa appunto. Per gli approfondimenti invece, mi piace basarmi su una stampa variegata, anche estera, che dia una panoramica completa e mi permetta di fare riflessioni critiche, avendo ben chiare tutte le posizioni in gioco.

In generale ciò a cui presto molta attenzione è seguire le questioni da una prospettiva globale.

Ascolto anche molti podcast. Molto validi sono secondo me: di Factanza, Vitamine; di Will, Actually e The Essential e mi piace molto anche The Daily, del New York Times, che trovo stimolante perché offre visione e spunti anche diversi rispetto alle notizie che siamo abituati a sentire.

Se si vuole avere una prospettiva globale senza spostarsi da un sito a un altro e da un giornale a un altro, trovo molto utile ed estremamente valido per le fonti, Internazionale.

Come ti sei avvicinata all’organizzazione di questo evento? È la prima volta che prendi parte all’organizzazione di un Festival?

Da anni collaboro nell’inserto scuola della redazione di un quotidiano locale, il Messaggero Veneto, inoltre ho partecipato a diverse attività organizzate dalla mia regione come volontaria dello staff e dell’ufficio stampa.

È la primissima volta che prendo parte così da vicino all’organizzazione di un evento di questo tipo ed è un’esperienza davvero interessantissima, perché si impara tanto e si acquisiscono abilità pratiche che difficilmente al di fuori si apprendono. In questo caso poi mi trovo in un ambiente piacevole e coinvolgente perché siamo un team di giovanissimi dislocati in diverse regioni italiane, tutti accomunati dalla passione per la comunicazione e gli eventi, e con simili esperienze nelle redazioni scolastiche territoriali.  

Tornando al Festival, è necessaria la registrazione per partecipare agli eventi?

No, non è necessaria ma è auspicabile arrivare per tempo, soprattutto per gli eventi del weekend.

Hai qualche consiglio per chi vuole venire da fuori regione?

Venire a Udine per il Fake News Festival è una bellissima opportunità di conoscenza e confronto, oltre che un bel modo per scoprire nuovi luoghi! Incoraggiamo quindi vivamente la partecipazione e il consiglio per chi viene da fuori è quello di trascorrere una notte in città.

Purtroppo lo streaming degli eventi quest’anno non è previsto ma per tutti gli interessati siamo visibili sulle piattaforme Facebook, Instagram e LinkedIn, dove cerchiamo sempre di condividere quello che facciamo e di creare collegamenti per arrivare a più persone possibili.  

Alla conferenza stampa di lunedì 30 ottobre è stato presentato il programma completo del Festival: cinque giornate, sedici appuntamenti, tre serate a teatro e una al cinema, ma soprattutto più di 50 ospiti coinvolti tra giornalisti, attivisti, scrittori, influencer, gruppi comici e tanti altri professionisti.

Si partirà martedì 14 con un dialogo tra aziende del territorio su rischi e opportunità dei big data, ma il programma si intensificherà in modo importante nel weekend: sabato 18 da non perdere il panel dedicato a giustizia, magistratura e opinione pubblica, in cui avvocati ed esperti approfondiranno la relazione tra attività processuale e cronaca giudiziaria, cercando di capire cosa accade quando verità storica e processuale non coincidono.

Uno degli eventi più attesi sarà quello che chiuderà la giornata di sabato: al Teatro Palamostre Pegah Moshir Pour, Giulia Blasi, scrittrice e attivista per la condizione femminile, e Marinella Chirico, giornalista professionista e conduttrice Rai, parleranno di violenza di genere, victim blaming e dell’importanza delle parole quando si affronta questo tema, perché spesso la violenza passa anche attraverso la narrazione.  

L’appuntamento invece a cui non mancare domenica è sulle nuove frontiere dell’intelligenza artificiale: si interrogheranno giuristi ed esperti su sfide e opportunità delle nuove tecnologie, riflettendo sui cambiamenti oggi in atto e sulle possibili conseguenze per le future generazioni.

È possibile consultare il programma completo sul sito Fake News Festival.

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