“Non fare la femminuccia”

Non fare la femminuccia” 

Quante volte sentiamo questa frase?

È diffusa un’ideologia che associa virilità e mascolinità con l’idea che gli uomini non possano mostrare le proprie emozioni per non rovinare la loro immagine “da duro”. Frasi come questa possono influire seriamente sulla salute mentale degli uomini e, senza dubbio, anche su coloro che li circondano. Fin da piccoli, vengono insegnati ai bambini “giochi da maschio”, a vestirsi da maschio e vengono abituati ad essere forti ometti che devono fare gli “uomini di casa” o proteggere le sorelle. Chi assume atteggiamenti contrari a questi stereotipi di genere, inevitabilmente diventa la pecora nera della famiglia.

Facendo un passo indietro, il significato di mascolinità indica il complesso delle caratteristiche – aspetto fisico esterno, psicologia, atteggiamento e comportamento, gusti – che sono proprie dell’uomo in quanto si differenzia dalla donna. Il problema di questa parola, “mascolinità”, è che si è evoluta nel tempo. Oggi persiste una mascolinità egemonica: tratti maschili socialmente regressivi che servono a favorire il dominio, la svalutazione delle donne, l’omofobia, la violenza insensata che è strettamente legato alla forza e la “capacità di sopportare problemi e avversità”. 

La mascolinità egemonica si può ravvisare in delle caratteristiche tipiche, come la durezza: perché gli uomini dovrebbero essere fisicamente forti e aggressivi nel comportamento. Si può notare anche nell’anti femminilità: gli uomini dovrebbero rifiutare tutto ciò che è considerato femminile, come mostrare emozione o accettare aiuto. Infine, anche nel potere: gli uomini devono lavorare per ottenere potere e status, sociale e finanziario, in modo da poter avere il rispetto altrui.
Altro concetto inerente alla mascolinità tossica è strettamente correlato al nesso del fallocentrismo. Una credenza diffusa è che il potere dell’uomo si manifesti nella sua capacità riproduttiva e, quindi, gli uomini non dovrebbero frenare i loro impulsi sessuali. Alcuni uomini crescono credendo che il sesso sia un desiderio che le donne hanno l’obbligo di soddisfare. Dal vedere le donne più come un oggetto del desiderio che come persone, dal sesso sorgono una moltitudine di problemi: catcalling, molestie sessuali, stupri e persino molti casi di violenza di genere. Queste convinzioni potrebbero a lungo andare portare a una spirale della violenza nella coppia che nei casi peggiori sfocerà in episodi di femminicidio.

Non esiste solo il ripudio per tutto ciò che viene considerato femminile e, quindi, debole. La mascolinità tossica non rifiuta solo le donne – perché le identifica come inferiori – ma ripudia anche tutti quegli uomini che non rientrano negli stereotipi della mascolinità. La paura di essere considerato omosessuale è una questione di umiliazione. Quando a qualcuno viene rivolto l’insulto “gay!” si sottolinea più la mancanza degli attributi maschili piuttosto che il reale orientamento sessuale della persona. Chi viene etichettato come omosessuale è considerato un traditore della propria categoria.

Riassumendo i concetti espressi precedentemente, in una società etero-normativa e fallocentrica esibire la propria mascolinità è l’unico modo per esistere, nel tentativo di un’affermazione identitaria.

L’imperativo “devi essere forte”, a cui gli uomini sono stati educati, spinge loro a chiudersi in sé stessi e a non condividere mai ciò che sentono. Essere “sensibili” non è tipicamente femminile, ma provare emozioni è umano. Inoltre, poiché non è “da uomo forte” chiedere aiuto, molti vivono in silenzio con i loro problemi psicologici, che possono portare alla depressione e al suicidio, una delle principali cause di morte tra gli uomini in tutto il mondo.

Tuttavia, allontanare gli uomini dal problema: “Io non sono violento, la cosa non mi riguarda”, è una formula che rischia di far passare l’idea che sono solo gli uomini a dover cambiare atteggiamento, sviando da una riflessione più ampia sui limiti strutturali imposti da secoli di cultura patriarcale.

È possibile sbarazzarsi del concetto di mascolinità tossica? Nel 2022 la risposta dovrebbe essere evidente: la mascolinità non è per natura tossica. Ciò che è tossico è la cultura dominante della mascolinità: il rigido insieme di aspettative. Negli ultimi vent’anni il vento sta cambiando: dall’uomo incarnato da Brad Pitt in “Fight Club” ad Harry Styles, i modelli maschili di riferimento stanno cambiando. Non più l’uomo che non deve chiedere mai, ma un uomo che si veste come meglio crede, che non ha paura di indossare abiti femminili e truccarsi. Un uomo che si lascia andare alle emozioni verso una nuova mascolinità: empatica, egualitaria e non violenta.

Lasciarsi alle spalle la mascolinità tossica inizia con la ridefinizione di cosa significa essere un uomo. Ogni persona dovrebbe aspirare a trovare una sana definizione della propria individualità e lavorare per raggiungerla: in questo processo non c’è più spazio per il pregiudizio.

Redazione

La redazione de l'Universitario è composta perlopiù da studenti dell'Università di Trento

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