Tiersen, Opera omnia

di Maria Sabata Di Muro

Poniamo il caso che quest’artista abbia frequentato accademie musicali di prestigioso livello, e, quindi,
ci si sarebbe aspettati da lui una carriera standard. Ma supponiamo poi che ad un certo punto della sua vita
abbia scoperto il rock, mettiamo il caso che si sia ritrovato a comporre la colonna sonora di un film
francese, diventato cult. Avremo la ricetta del successo dell’artista a cui ci riferiamo.
L’enfant prodige di cui parliamo non è Mozart, ovviamente, ma il bretone Tiersen, il francese che si è fatto
conoscere dal grande pubblico grazie alla produzione della colonna sonora del film “Il favoloso mondo di
Amélie”.

Uscito nel 2001 sarebbe quasi pleonastico raccontarne la trama, perché la dolce
Amélie Poulin con la sua naiveté ha fatto breccia nei cuori di tutti noi; ma di quanto Tiersen sia stato bravo a dare colore ad ogni scena del film, di questo si, vogliamo parlare. Alcuni dei pezzi della colonna sonora non furono scritti
appositamente per il film, ma incredibilmente gli si addicono e si incastrano perfettamente con
lo sviluppo della trama: vale per Le Valse d’Amelie, Les jours tristes, Comptine d’une autre ete: l’apres-midi, La Decouverte, Le Banquet. Tutti sono diventati pezzi di fama internazionale. Amélie senza Tiersen non sarebbe Amélie.

In grado di mettere insieme clavicembalo e fisarmonica, la musica di Tiersen, una musica senza
tempo, potrebbe avere un effetto straniante sulla mente dell’ascoltatore: Tiersen è quello che ascolti
guardando il paesaggio scorrere dal finestrino del treno, è lo stesso che ascolteremmo se ci trovassimo a
essere spettatori delle nostre stesse vite. Un maestro della colonna sonora, non intesa nel senso più
tradizionale del termine di accompagnamento alla storia, ma in grado di ritagliare un ruolo privilegiato per
le sue musiche – tanto che queste costituiscono un linguaggio alternativo rispetto alle immagini in alcune sequenze.

Yann Tiersen provoca poi dipendenza. Sin dall’esordio infatti si capisce quanto la sua originalità sarebbe stata destinata alla fama internazionale. L’album L’absent precede Ameliè ma basta ascoltare la prima traccia,
“A quai”, per capire che l’amore a primo ascolto esiste davvero. In generale, a rendere così originali i suoi pezzi sono questi carillon che accompagnano le melodie spesso e volentieri e, chiunque ne possedesse uno da piccolo, sa quanto questo vecchio giocattolo – ormai old-fashioned – fosse capace di incantarci. Inoltre trovare la combinazione  perfetta tra l’arpeggio classico e il sound rock o elettronico crediamo sia più che difficile, alquanto appannaggio di pochi, nonostante ciò dopo Tiersen ci hanno provato in molti a sperimentare questo crossover (si pensi al successo dei 2Cellos o al violinista tedesco David Garrett), per quanto la musica classica e quella rock, potrebbero sembrare ad un primo ascolto agli antipodi.

Il fatto è che Tiersen, da buon menestrello, sa narrare attraverso il bianco e il nero dei tasti del pianoforte.
Queste atmosfere patinate, i ricordi d’infanzia, paesaggi brumosi, amori spezzati, le “promenades” lungo
le vie dei borghi francesi sono tutti fattori che contribuiscono a far sì che nei suoi album, mai, nessun pezzo
risulti banale o senza carattere; tutti, infatti, costituiscono il canovaccio in questo palcoscenico di umanità
che Tiersen tira su con nonchalance.

Una famosa poesia, che studiamo sin dall’infanzia, si sofferma a descrivere il rumore che fa la pioggia
sul pineto in cui la vicenda si svolge e, il poeta, man mano che le gocce bagnano le foglie, comincia a
riconoscere la vegetazione; la musica di Tiersen in parte è così: le donne, le storie che descrive con
molteplici strumenti compaiono davanti agli occhi dell’ascoltatore, come se le note cadessero
sulle cose disegnandone i contorni. Quello che si vuole dire è che Tiersen, più che
ascoltarsi, si legge, si guarda; la sua è letteratura in un certo senso, perché, sinestesie a parte, l’orecchio
anche non fine dell’ascoltatore riesce a cogliere l’essenza della traccia in cui ogni nota ha un suo peso e si fa
veicolo di viaggi onirici in universi immaginari e fiabeschi. Nelle tracce del maestro
bretone non c’è spazio per mostri sotto al letto. Tiersen con rapide pennellate dipinge, tra un’incursione di
clavicembalo e un arpeggio inframmezzato da un colpo di xilofono, uno scenario magico da Fratelli Grimm
quasi, anzi meglio, da Madame de Villeneuves, conterranea di Tiersen e autrice de La Bella e la Bestia.

La sperimentazione di generi è sempre stata una costante nei suoi album, anche se negli ultimi
anni assistiamo ad un “ritorno alle origini”. L’album del 2016 EUSA fa pensare quasi alla musica da camera in cui a predominare è il piano. I vari componimenti sono separati da interludi, ma, tolti questi, i pezzi principali si amalgamano così tanto da poter benissimo essere un unico pezzo da 20 minuti. Eusa inoltre è il nome dell’Ile de Ouessant in cui si trova il faro più grande d’Europa. Tiersen ritorna spesso a descriverci i suoi luoghi d’origine: il mare, il paesaggio aspro della Bretagna, mai dimentico delle sensazioni provate vivendo lì, obbediente
all’ammonimento di Baudlaire che in una sua poesia affermava Homme libre, toujours tu chériras la mer!
Diverse volte, allora, si diletta nella riproduzione o nell’evocazione dei suoni di questa natura, tuoni, tempeste, onde.

Ritorno alle origini è anche l’album Infinity, tra gli ultimi, in cui, dopo una fase più oscura di Tiersen di sperimentazione rock con Dust Lane, si ritorna a quel Romanticismo tipico di lui. Everything’s calm, o meglio Tout est calme, (perché alcuni dei suoi album sono stati ripubblicati con titoli inglesi, lingua che Tiersen ha usato spesso dopo le prime fasi insieme al bretone e all’islandese) è uno degli album più belli del 2013, che fanno parte di questa antologia – intesa nel senso dell’etimologia del termine, ovvero come scelta di fiori più belli. Allora, in questa selezione di melodie tierseniane, tout est calme rientra a pieno come singolo e come album in generale, senza esclusione di alcun pezzo. Altro album imperdibile è La Phare, strettamente legato Everything’s calm, in cui troviamo le bellissime: Monochrome, Dispute, Arrival on the Island e the Drowned Girl già in Amelie.

La sua è una musica colorata niente affatto monochrome, per citare il titolo di un suo pezzo, capace di
condurre per mano l’ascoltatore lontano da sé stesso. Attraverso il pianoforte ci perdiamo e ci
ritroviamo nei luoghi della nostra memoria. Se uno degli scopi della musica, come delle arti in genere, deve
essere l’evasione, crediamo che Tiersen non faccia tanta fatica a centrare l’obiettivo. Negli anni, intanto, è
rimasto lo stesso di Ameliè, nonostante i tocchi enaudiani nell’ultimo periodo. Si va in apnea con Tiersen,
sospendendo ogni contingenza spazio-temporale e si arriva purificati, passando attraverso l’ineludibile
stadio di pelle d’oca, a lidi di tranquillità e pace interiore.

Allora in barba a chi dice che Tiersen è un compositore da donne e che sia un facile mezzo per rimorchiare
(parlo per esperienza, perché ho un amico che lo ripete spesso!), rispondiamo che si, probabilmente può
esserlo, anche se la musica non è mai musica di genere. Ma nonostante ciò è lampante quanto sia allo
stesso modo uno dei compositori più dotati in circolazione al momento, grazie anche al fatto che le sue
melodie, oltre ad essere stranianti, sono anche un piacevole esercizio per l’anima. Allora, all’ascoltatore,
facile preda di spersonalizzate e spersonalizzanti playlist spotifiane consigliamo caldamente l’ascolto del
maestro bretone, da somministrare in abbondanza in qualsiasi momento della giornata e in preda ad umori
più diversi. Queste canzoni sono un po’ vecchi velieri che fluttuano a vele spiegate, quelle della nostra fantasia, che la musica stimola conducendoci dove giammai saremmo stati capaci di andare sulle nostre gambe, ovvero in remote e lontane terre di mezzo, fatte di folletti, di vecchi giocattoli, di “bambini sperduti” e amori mai nati, nonché malinconie sopite. Non stiamo certo dicendo di aver trovato il Santo Graal della musica, ma qualcosa che gli si
avvicina si!

Redazione

La redazione de l'Universitario è composta perlopiù da studenti dell'Università di Trento

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