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E The André cantò la trap: dal letame nascono i fior

Circa un anno fa su Youtube comparvero tre video che titolavano The André canta Tran Tran, The André canta Cono Gelato e The André canta Habibi. Sconcertata dalla premessa e credendo fosse l’ennesima tendenza trash della rete, evitai di aprirli. I giorni successivi però rimanevano tra le tendenze e allora decisi di dar loro un’occhiata. Ero già pronta a criticare, ma rimasi in silenzio ad ascoltare fino alla fine pezzi che di solito non riesco a sentire per più di dieci secondi. Erano stati riarrangiati con la chitarra e la voce del grande Fabrizio de André da questo ragazzo di Milano che gira ai concerti con cappuccio e occhiali scuri per non farsi riconoscere.

Il 18 gennaio di quest’anno è uscito Themagogia, tradire, tradurre, trappare, album nel quale The André non si è limitato a riportare brani così come li aveva caricati sulla piattaforma, ma ha proposto una vera e propria traduzione di alcuni di essi, come del resto anticipa velatamente il titolo dell’opera.
Themagogia si apre con La ballata dell’ambulanza, vera e propria traduzione de La danza dell’ambulanza di Young Signorino in cui la canzone del trap boy dal ritmo quasi satanico, che racconta delle serate in discoteca in cui le persone amano finire in coma etilico e “si calano” qualche pasticca, diventa una canzone romantica e malinconica in cui viene narrato l’amore tra un’infermiera e un suo paziente.
Versi come “calala, calala, calala” si trasformano in “mi giungeva di calare”. Le sincopate strofe che recitano “Fra’ guarda un altro locale / ci cacceranno da qui” e quelle finali in cui il “Giovane Signorino” in una specie di delirio canta “Ballala, ballala, ballala, ballala/ la danza dell’ambulanza” vengono parafrasati poeticamente in “Litigavo con gli astanti” e “E allora arrivava l’ambulanza, la sua luce blu che danza / arrivava l’ambulanza, la sua luce blu che danza”.
L’opera prima di The Andrè non può dunque che proseguire con quello che è un ormai classico della Dark Polo Gang, ovvero British. Riscritto e riarrangiato, questo pezzo porta il titolo di Britannico e anche in questo caso l’artista senza volto si supera nella traduzione del pezzo del trio romano.
Il Rolex tanto invidiato diventa un orologio al quarzo, la “gang” “gli amici fidati” e infine il verso chiave, diventato un tormentone, “quanto cazzo sono british”, viene elegantemente trasformato in un “sono troppo, troppo, troppo, troppo…britannico”.
Addentrandosi nel vivo del disco arriva il terzo pezzo, denominato Canzone dell’Affitto nel quale i più attenti riconosceranno il genio di Bello FiGo e la sua ormai popolare Non Pago Affitto.
La “swag barca” del cantante italo-ghanese diventa “uno strano mezzo di locomozione / senza volante, senza ruote”, che poi si rivelerà un barcone; i ritornelli “Io no pago affitto” e “io no faccio opraio” rimangono quasi invariati, ma il testo e il suo significato vengono completamente stravolti. Il sogno di non pagare l’affitto e di mangiare la pasta con il tonno, brindando ad un paese dei balocchi rimane la fantasia onirica di un migrante nel Mar Mediterraneo.

Chi ama il trash ricorderà che nel lontano 2010 girava un video di un tal Trucebaldazzi che sotto una specie di base rap, con tanto di sirene della polizia, cercava di intonare “Vendetta vera non finirò in galera, free Trucebaldazzi”.
Matteo Baldazzi non è entrato nell’Hip-Hop Hall of Fame, ma la sua Vendetta Vera è il pezzo centrale dell’album Themagogia, con un ritornello molto orecchiabile e un testo che mantiene il tema gangster conferitogli dall’alunno della scuola media Rastiniano.
Accanto a questa perla rara della musica italiana, il cantante ignoto inserisce il suo primo inedito Una canzone indie, pezzo che ironizza su un genere di musica che abusa di synth, di estetica anni ’80 e di urletti tipo uuu, ma del quale lui stesso è un esponente malgrado tutto.
Proseguendo con il trash, viene scomodato anche Cristiano Malgioglio; in particolare The André sotto una melodia caraibica reinterpreta sapientemente l’hit Mi sono innamorato di tuo marito, ribattezzata semplicemente Marito. E così ci viene raccontata la storia di Cristiano, che seguendo una donna fino alla porta di casa, si scopre invaghito del consorte di lei.
L’ultimo brano tradotto del cantante incappucciato, è un classico della tradizione milanese O mia bela Madunina. Con Madonnina The André non fa solo un’interessante reinterpretazione, ma sembra voler omaggiare la sua città nello stesso modo in cui Faber omaggiava la sua Genova.
Ad essere celebrato è anche il cantautore Joaquin Sabina e la sua Una Cancion para la Magdalena con il brano Maddalena, storia di una prostituta a cui nessuno può resistere, neanche il figlio di Dio.
Anche in questo caso la scelta non è stata casuale, ma rimanda all’interesse che Fabrizio de André ebbe nella sua vita per la figura di Cristo come uomo, presente nel concept-album La buona novella.
Dopo questi due grandi omaggi, l’artista anonimo conclude con un pezzo che lo riconduce alle origini del suo successo, Habibi di Ghali, e che fa da ponte al brano conclusivo del disco, Originale.
Il secondo inedito è forse la migliore canzone dell’opera prima di The André. Essa infatti riesce a conciliare l’altezza del cantautorato e la sciatteria della musica trap. Già nei primi versi che narrano le vicissitudini del suo successo, il cantante mescola lo stile istrionico tra Cochi e Renato, il de Andrè da cabaret e Gaber con Carl Brave. Il verso iconico “Se tu mi mandassi un vocale Whatsapp / dove canti la trap con la voce di Faber” in auto-tune, è una chiara citazione a “Se tu mi mandassi la tua posizione Whatsapp / potrei dirti che sono già là” di Camel Blu del cantante romano.

È proprio questa arroganza nel mescolare generi diversi, questa irriverenza nel toccare mostri sacri come de André o Gaber a rendere Themagogia un lavoro molto interessante, articolato, con una potente carica innovativa, la cui blasfemia, credo, sarebbe stata apprezzata anche dall’anarchico cantautore genovese.

Erica Turchet

Studentessa di Studi internazionali presso l'università di Trento

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