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“Memorias de subdesarrollo” e “Olvidate de eso”: quinta serata de “La Rampa” all’insegna di contrasti.

Contrasti. Con questo si apre la quinta serata della rassegna cinematografica su Cuba “La Rampa”.

Tutto l’evento è stato caratterizzato da un susseguirsi di contrasti, voluti (e non). A cominciare dai film presentati: un corto e un lungometraggio.

Il primo, “Olvidate de eso” di Manuel Marini, si svolge a Cuba ai giorni nostri. Attraverso la storia di una prostituta e di suo figlio che lottano per sopravvivere, il regista ci mostra una Cuba povera, pericolosa, senza speranze. Cuba come un labirinto dal quale si spera di uscire senza rendersi conto che si tratta, in realtà, di una gabbia.

Il secondo, “Memorias de subdesarrollo” di Tomas Gutierrez Alea, è un film del 1968 restaurato dalla Cineteca di Bologna per l’edizione del 2016 de “Il cinema ritrovato”. A differenza del cortometraggio, questo film ci mostra la Cuba degli anni sessanta. I contrasti ideologici, sociali, economici e politici ci vengono narrati dal protagonista, Sergio, un uomo di famiglia borghese che vive degli affitti dei suoi appartamenti. Nella sua via fa l’artista e cerca di essere il meno cubano possibile imitando gli europei.

Attraverso gli occhi di Sergio vediamo quello che lui definisce il subdesarrollo cubano. Ogni personaggio che appare nella pellicola è per il protagonista un tassello del sottosviluppo che affligge Cuba. Pablo, Noemi, Elena… Sergio si rivede in loro, ma se ne distacca. Lui è un’artista e gli artisti, per propria natura, sono egocentrici, arroganti. Sergio non scappa, come invece fa Pablo. Sergio si interessa di politica e di cultura, non come Elena. Infatti, Sergio crede di essere diverso, di non essere parte di questa decadenza che ha portato Cuba a trasformarsi dalla “Parigi del Caraibi” a quella del film. Tuttavia, anche lui è parte di questo. E se ne rende conto. Anche lui è marcio. Anche lui, pur aderendo ai principi del regime rivoluzionario, rimane ancorato alle proprie origini borghesi e non riesce a perorare con tutte le sue forze la causa rivoluzionaria.

A completare il film è stata la musica di Leo Brouwer, compositore e chitarrista cubano. In particolar modo grazie alle dissonanze, accentuate dall’uso combinato di strumenti a fiato e a corde, è riuscito a dare maggior enfasi alla conflittualità che pervade tutta l’atmosfera del film.

Anche gli ospiti della serata hanno incarnato questi contrasti. Associazioni di volontariato vecchie e nuove (come AIESEC) hanno raccontato delle loro attività a Cuba e in altri stati dell’America Latina in diversi momenti storici, chi negli anni ottanta e chi oggi.

Le prossime serate avranno luogo al Teatro Gigi Cona situato in via Soprasasso 1, Gardolo.

Potete leggere i resoconti delle serate precedenti a questi link:

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