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8 marzo: carine, educate, necessarie nella vita di un uomo

di Paola Paccani

 

Oggi è l’8 Marzo. 

Come ogni anno, riceverò una mimosa.

Come ogni anno, mi faranno gli auguri. Mi diranno “Buona festa delle donne!”.

Sorrido ironica, vorrei dire qualcosa, ma ringrazio e infine taccio. A volte anche io sono esausta di dover sempre controbattere, fare la parte di quella esagerata di sinistra.

Interpreto il loro augurio come un “Ci vuole coraggio ad essere una donna, complimenti, ma meno male che non sono io nella tua situazione”. Un augurio che sembra amichevole, ma che vuole rimarcare la distanza che c’è fra di noi. 

Ripenso a tutti quei discorsi smielati, su quanto siamo importanti per la società, su quanto siamo carine, educate, su quanto siamo necessarie nella vita di un uomo. Il sale nella loro vita.

Siamo talmente al centro della loro esistenza che ne trovo una dimostrazione ogni giorno. Il mattino, mentre vado in Facoltà, gli sguardi che scivolano dal viso alle gambe. Spesso sguardi gentili e discreti, ma altrettante volte viscidi e invasivi. Così lascivi da sentirmi sporca e ancora più infastidita, perché in fondo non mi hanno mica detto nulla, non sono stati offensivi. Forse sono io quella paranoica.

Poi ripenso a quella volta in cui, d’estate, indosso una gonna e una canottiera che mi lascia scoperte le spalle e, in pieno centro, sento apprezzamenti molto maleducati sul mio seno, accompagnati da sguardi ammiccanti e fischi. Non reagisco, vado avanti e accelero il passo. Ripenso a quando mi hanno seguita, di sera, anche qui nel centro storico trentino, vuoto dalle nove di sera.

Quando l’ho raccontato, mi hanno chiesto perché non avessi detto nulla. Sinceramente? Non lo so. Queste cose ti colgono impreparata, ti tolgono il fiato; ti senti ovattata, ti paralizzi, non pensi più. E poi, che avresti potuto fare, contro un uomo che pesa il doppio di te? Sarebbe potuto succedere di peggio, capita ogni giorno. Succede alla donna dall’altra parte d’Italia, alla tua vicina di casa, alla tua migliore amica, a tua madre, a tua figlia. Le notizie susseguono ogni giorno, un’altra donna ammazzata, stuprata, seviziata. Succede così spesso che ormai l’abbiamo interiorizzata questa paura, l’abbiamo normalizzata. E allora chissene frega, regaliamo spray al peperoncino alle quattordicenni, non usciamo da sole: problema scampato, per il momento. Continuiamo con questa retorica paternalista del modello-donna vittima della società patriarcale, creato e definito ancora una volta dagli uomini.

Mi arrabbio vedendo alle manifestazioni cartelli con scritto “potrebbe essere tua sorella, tua madre etc.”, perché il rispetto dell’essere umano non va compreso in quanto associato ad una persona cara, ma in quanto tale. Mi arrabbio quando mi dici che non posso flirtare spontaneamente con te e chiederti per prima di uscire, perché l’intraprendenza è maschile, altrimenti sono una facile. Mi arrabbio quando mi dici che il mio vestito corto non è adatto a me, perché sono una bella ragazza e non dovrei mostrare le mie gambe per attirare l’attenzione. Mi arrabbio quando ti bacio, ma non voglio fare sesso con te, ma cerchi di convincermi del contrario. Mi arrabbio quando mi dici che è ovvio che sto con il mio ragazzo, dato che è più grande di me e da questo dovrei sentirmi onorata di tale attenzione. Mi arrabbio quando mi dici che devo comportarmi da signorina anche se in quel momento sono la persona più scontrosa del pianeta. Mi arrabbio con me stessa quando decido che, per il giorno dell’esame orale, preferisco indossare i pantaloni, anche se chi mi conosce sa bene che mi sento meglio con i miei vestiti. 

Oggi è l’8 marzo. Oggi arrabbiatevi. Quando ricevi gli auguri, la mimosa, ringrazia, ma spiegagli che non c’è nulla da festeggiare. Quando non sarai più considerata dal mondo intero un semplice oggetto sessuale o un modello su cui sfogare i propri preconcetti patriarcali, quel giorno non sarà neppure necessario festeggiare, perché sarai un essere umano come l’altra metà del mondo e sarà normale essere considerata per il proprio valore umano. Oggi non è quel giorno: oggi è un giorno di lotta.

Redazione

La redazione de l'Universitario è composta perlopiù da studenti dell'Università di Trento

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