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La guerriera dagli occhi verdi: una storia curda

di Chiara Franchini

Sabato 16 marzo, nella pianura del Baghuz, è stato compiuto un attacco kamikaze contro i curdi. Nell’esplosione sono rimasti uccisi sei miliziani curdi siriani. La decisione di compiere l’attentato proprio quel giorno forse non è stata casuale, dato che il 16 marzo si ricorda l’attacco chimico compiuto dall’esercito iracheno nella città curda di Halabja. Era il 1988, durante la guerra fra Iran e Iraq. Sono passati più di trent’anni, ma i curdi allora stavano già combattendo. È dal secolo scorso che hanno deciso di imbracciare le armi e da allora le loro vicende si sono fatte così varie e complesse, che non sarebbe possibile rendere loro giustizia in un unico articolo. Una parola però può riassumere i numerosi anni di conflitto: Kurdistan. Una patria ancora inesistente per questo popolo diviso tra Turchia, Iran, Iraq e Siria, e un sogno per cui molti hanno dato la vita.

Tra questi combattenti, considerati martiri da alcuni e terroristi da altri, il nome e il volto di una donna sono stati salvati dall’oblio: si tratta di Avesta Harun, nata però con il nome di Filiz, comandante e guerrigliera curda del Hpg (Forza di Difesa del Popolo), considerato il “braccio armato” del PKK, acronimo che sta per Partito dei Lavoratori del Kurdistan. L’uomo che ha cercato di rendere la sua storia immortale è il giornalista e musicista Marco Rovelli, autore del libro La guerriera dagli occhi verdi, pubblicato nel 2016 e a lei ispirato. Sono proprio gli occhi di Avesta quelli di cui parla il titolo, occhi dello stesso colore delle montagne tra cui lei è cresciuta, che ha tanto amato e su cui ha combattuto fino al settembre del 2014, anno in cui è caduta in battaglia.

Rovelli racconta la storia di questa donna, intrecciandola però con quella di tanti altri personaggi, forse troppi per restare tutti impressi nel lettore. Le loro vicende, ma in particolare quelle di Avesta, vengono raccontate in un’opera che è un’altalena di stili, un’insieme di tragedia greca, reportage e romanzo, che rendono a volte poco scorrevole la lettura del libro. Eppure, una volta iniziato, viene voglia di leggerlo tutto d’un fiato. Il merito è del contenuto, che si presenta accurato e intenso e mette in mostra il lato umano di una guerra di cui troppo poco si parla, rivelandone lati spesso lasciati in ombra. Non è il semplice racconto di una vita straordinaria: è la storia di legami fraterni, di sangue e affettivi, di innocenze perdute e desideri di vendetta; è la storia di uomini e donne, che a volte non impugnano armi ma libri, perché leggendo vogliono costruirsi un futuro in cui gli errori del passato non verranno ripetuti; e ancora, è una storia di guerriere, ma prima di tutto di donne, che combattono non solo contro le forze turche, ma anche contro i loro stessi parenti e amici e contro tutti coloro che non riescono ad accettare che anche una donna voglia combattere per il proprio futuro.

 

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