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Il Canada al voto: Trudeau a caccia della riconferma

Dall’alto a sinistra in senso orario: Justin Trudeau (Liberali), Elizabeth May (Verdi), Andrew Scheer (Conservatori), Jagmeet Singh (Nuovo Partito Democratico)

Nella giornata odierna il popolo canadese sarà chiamato alle urne per rinnovare la composizione del parlamento nazionale. Queste elezioni hanno ricevuto scarsa attenzione dai media italiani, specialmente se le paragoniamo a quanto avviene coi vicini Stati Uniti; tuttavia, il Canada è un membro del G7 ed è un paese con enormi risorse naturali, dunque le politiche che esso adotterà- specialmente in materia di ambiente e commercio- potranno avere senza dubbio ripercussioni sul resto del pianeta. Se è vero che di politica canadese si parla assai poco, è anche vero che il primo ministro uscente è indubbiamente una figura molto più nota dei suoi predecessori: stiamo parlando del giovane e carismatico Justin Trudeau, che nel 2015 vinse le elezioni con un ottimo risultato e che si è spesso fatto notare per la sua eccentricità e per le sue prese di posizione a difesa e in favore dei diritti civili.

Il Canada ha un sistema elettorale maggioritario: il territorio del paese è diviso in 338 distretti elettorali, ciascuno dei quali elegge un solo deputato. Alcune di queste suddivisioni sono grandi come pochi quartieri cittadini, mentre altri occupano una superficie equivalente a tre/quattro volte quella dell’Italia- una chiara conseguenza della distribuzione della popolazione nel paese, concentrata nelle città e nelle zone vicino al confine con gli Stati Uniti. Il sistema favorisce la formazione di un “oligopolio” tra pochi partiti, poiché per essere eletti in parlamento è necessario vincere in un distretto: come accade in Inghilterra, ad esempio, un partito che prende buone percentuali ovunque ma che non primeggia da nessuna parte rischia di non essere per nulla rappresentato! Per questo motivo, i partiti canadesi sono sostanzialmente tre: il Partito Conservatore, il Partito Liberale ed il Nuovo Partito Democratico.

Il premier uscente Justin Trudeau si ricandida ad un secondo mandato, dopo avere vinto nella maggioranza assoluta dei distretti alle ultime elezioni quattro anni fa. Trudeau fa parte del Partito Liberale, un partito centrista con posizioni progressiste sui diritti civili e liberali in economia. Il giovane primo ministro è una figura indubbiamente carismatica, ma i suoi detrattori lo considerano eccessivamente arrogante; negli ultimi mesi è inoltre rimasto invischiato in due scandali, che potrebbero pregiudicare le sue chance di successo. Trudeau è stato infatti molto criticato per avere fatto delle pressioni sul ministro della giustizia affinché in un procedimento giudiziario favorisse una società legata al Partito Liberale; successivamente sono emerse delle vecchie fotografie del premier che, per una festa in maschera, si era colorato la pelle di nero, una pratica generalmente considerata molto offensiva dalle minoranze perché spesso usata con connotazioni razziste (anche se l’intento di Trudeau non era chiaramente quello). Il primo ministro uscente, dalla sua, può vantare il buono stato dell’economia e dei livelli di occupazione dopo quattro anni al governo.

Il principale avversario di Justin Trudeau è Andrew Scheer, il candidato del Partito Conservatore e già presidente della Camera bassa del Parlamento. Alcuni osservatori si aspettavano che il partito avrebbe svoltato a destra negli ultimi anni, in modo simile a quanto avvenuto al Partito Repubblicano a sud del confine, ma ciò non è avvenuto: Scheer ha idee piuttosto conservatrici ma un approccio moderato e pragmatico, e ha più volte affermato che si atterrà alle linee guida del proprio partito anche quando si discostano dalla sua visione personale. Anche in campagna elettorale Scheer non ha mai alzato troppo i toni, forse anche vista la scarsa popolarità di Doug Ford, governatore dell’Ontario e considerato uno dei politici canadesi più affini al “modello Trump”.

Il terzo incomodo è Jagmeet Singh, candidato presidente per il Nuovo Partito Democratico, una formazione di centrosinistra le cui politiche sono paragonabili a quelle dei partiti socialdemocratici europei. Per molto tempo la sua formazione ha mantenuto un peso politico limitato, ma nell’ultimo ventennio è cresciuta molto (soprattutto grazie al carismatico leader Jack Layton, scomparso prematuramente nel 2011), ottenendo importanti successi nelle elezioni provinciali. Singh, che ha origini indiane e porta sempre il turbante, si sta battendo soprattutto sulla riforma del sistema farmaceutico e sulla tutela dell’ambiente, accusando i Liberali di non avere fatto abbastanza e i Conservatori, addirittura, di negare la gravità del problema.

Gli unici altri partiti che dovrebbero entrare in parlamento sono il Bloc Quebecois, un partito regionale che rappresenta la provincia francofona del Québec, e i Verdi. Il Bloc è nato negli anni ‘90, durante una stagione politica molto calda in cui si tenne persino un referendum per l’indipendenza della regione, e continua a rivendicare con forza l’autonomia dal resto del paese. Negli ultimi anni ha vissuto una grave crisi che ne ha diminuito molto il peso politico, ma stando ai sondaggi in queste elezioni dovrebbe andare meglio del previsto, vincendo in buona parte dei distretti francofoni. Il partito dei Verdi, come prevedibile, pone le tematiche ambientali al centro delle proprie politiche ed evita di etichettarsi come “destra” o “sinistra”. Gode di un discreto sostegno in tutta la nazione, ma difficilmente riuscirà a vincere più di un paio di distretti; nello specifico, le proiezioni lo danno vincente nella zona di Victoria, all’estremo ovest del paese.

A differenza di quanto accade in America, dove in alcuni distretti un partito domina sull’altro, molti dei riding canadesi hanno una composizione politica molto equilibrata: è perciò difficile fare previsioni certe sull’esito di queste elezioni, poiché in parti del paese la differenza tra i partiti è davvero risicata. I Liberali, pur collocandosi al centro dello spettro politico, sono decisamente più vicini all’NDP che non ai Conservatori: ciò è spesso andato a vantaggio di questi ultimi, che hanno approfittato della dispersione del voto progressista tra i due avversari per vincere. Tendenzialmente i Liberali fanno incetta di voti nelle città e nelle province affacciate sull’Atlantico; i Conservatori vanno molto forte nelle grandi praterie, incluse grandi città come Calgary e Edmonton; l’NDP è storicamente molto forte nella zona di Vancouver, ma negli anni è cresciuto molto ed ora ha rappresentanti un po’ sparsi per tutto il paese.

Dopo gli scandali che avevano coinvolto Trudeau, i Conservatori erano riusciti a superare- seppur di poco- il partito di governo nei sondaggi; negli ultimi mesi, le due formazioni sono state molto vicine. Secondo le ultimissime rilevazioni, tuttavia, i Liberali sarebbero in lieve vantaggio sui Conservatori, sia per quanto riguarda il voto popolare, sia per quanto riguarda il numero di distretti vinti. Anche l’NDP è abbastanza in crescita, ma pur rappresentando una porzione sostanziosa del voto popolare (poco sotto il 20%) dovrebbe vincere una percentuale minore di seggi, poiché spesso si trova ad essere il secondo partito più votato. Pare difficile, comunque, che un partito riesca a raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi, e perciò si potrà profilare un governo di coalizione: NDP e Bloc Quebecois saranno probabilmente chiamati al ruolo di ago della bilancia.

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