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Borderless Europe: un confronto su Trentino, Alto Adige e il futuro dell’Euregio

Limiti e possibilità, passato e futuro si sono intrecciati in questa conferenza tenutasi a Castello del Buonconsiglio, dove l’ex presidente della provincia autonoma di Bolzano Luis Durnwalder e l’ex presidente di quella di Trento Lorenzo Dellai hanno potuto raccontare cosa rappresenta effettivamente l’Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino, quali sono le sue potenzialità e quanto sia stato difficile giungere a questa unione.

Ha così infatti esordito Dellai: “La storia di questo territorio non è affatto semplice e bisogna evitare di banalizzarla. La nostra non è un’autonomia concessa, ma riconosciuta, in quanto preesistente e legata a fattori storici e culturali. Non si può pensare di capire certe scelte istituzionali senza conoscere la storia di questo territorio, fatta di culture diverse, barriere, confini e nazionalismi.”

L’Euregio odierno era in passato già stato unito sotto il regno austroungarico, ma venne poi diviso a seguito della prima guerra mondiale, quando l’Austria dovette cedere all’Italia il Trentino, dove era presente una comunità italiana, e l’Alto Adige, che era aveva una popolazione a maggioranza di lingua tedesca. Inevitabilmente vennero a crearsi tensioni tra I due gruppi linguistici, che crebbero durante il regime fascista e il suo tentativo di italianizzazione del Südtirol. Una volta conclusasi la seconda guerra mondiale, la comunità tedesca chiese alle potenze vincitrici di poter essere riammessa all’Austria; dato il netto rifiuto, le richieste furono modificate e adattate alla situazione: non più quindi un distacco completo del territorio italiano, ma almeno una maggiore autonomia da esso. Il primo statuto era nato proprio con l’intenzione di tutelare la minoranza tedesca e garantirne la sopravvivenza, ma in realtà si rivelò un vero fallimento, poiché incentrava il potere quasi totalmente presso Trento: di nuovo ci furono proteste, questa volta persino più violente, durante le quali la comunità tedesca chiese una propria autonomia per il Sudtirolo e di essere staccata da Trento. Fu un periodo difficile per la provincia di Bolzano, a cui si pose fine definitivamente soltanto nel 1972, quando venne firmato il secondo statuto di autonomia. Luis Durnwalder fu uno dei protagonisti di questo periodo: “Non è stato facile ottenerlo, ma abbiamo lottato e non ci siamo arresi: se non fosse stato per la presenza di una minoranza linguistica e la necessità di tutelarla, oggi l’autonomia non esisterebbe né per Bolzano, né per Trento. Nonostante le difficoltà siamo riusciti a pacificare le due comunità linguistiche, a creare una collaborazione tra Trento e Bolzano dopo anni di reciproco ignoramento e astio e infine, culmine di questo percorso, a dare vita a qualcosa di ancora più grande quale l’Euregio. Ora l’obiettivo deve essere quello di proteggere il territorio alpino all’interno dell’Unione Europea.”

L’euroregione è stata istituita nell’anno 2011 sulla base del Regolamento del Parlamento Europeo n. 1082 del 5 luglio 2006 e da allora promuove una politica condivisa in diversi ambiti, tra cui trasporti, sanità, economia e turismo.
“Stiamo cercando di promuovere una viabilità facilitata attraverso altre le tre regioni. L’idea sarebbe quella di riuscire ad esempio a poter andare da Trento a Monaco in due ore o da Trento a Innsbruck in tre quarti d’ora. Ci sono però tantissimi altri settori a cui l’Euroregione può e deve dedicarsi: l’ambiente, la cultura, l’agricoltura. Io personalmente sarei anche a favore di creare una facoltà interregionale di medicina, divisa tra Trento, Innsbruck e Bolzano, un’università trilingue in cui gli studenti possano così anche il tedesco, l’inglese e l’italiano. E per che no, in futuro si potrebbe allargare l’Euregio anche alla Baviera!”
Così ha raccontato Durnwalder, mentre di fatto Dellai ha preferito rimanere più concreto, benché non in disaccordo con le parole del suo ex collega: “Sono preoccupato perché mi sembra evidente ci sia un ritorno ai nazionalismi, micro o macro che questi siano. Anche i sovranisti però dovranno accettare che gli stati nazionali così come sono oggi hanno due sfide da affrontare, quella dei territori che vogliono più autonomia e quella di un mondo sempre più globalizzato e intercorso. Le macro regioni sono certamente una risposta a questa crisi degli Stati nazionali, in quanto istituzioni che uniscono territori oltre i confini attraverso una storia o problematiche comuni.”

L’ultimo, ma non per questo meno importante, tra i temi trattati, è stata l’Unione Europea, fortemente criticata dall’altoatesino in quanto “si occupa troppo dei problemi “piccoli” dei vari paesi, ignorando o non risolvendo quelli di portata più grande che sarebbero di sua competenza, come la difesa internazionale. Noi sappiamo cosa va bene per il nostro territorio: non possiamo ogni volta chiedere all’Unione l’autorizzazione per muovere un metro cubo di terra.”

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