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“Getting fat in a healthy way”: un ritorno a Tutti nello stesso piatto

Getting fat in a healthy way, cortometraggio di 22 minuti proiettato il 20 novembre al cinema Astra di Trento, è sicuramente un’opera interessante sotto vari punti di vista. Nel programma del festival Tutti nello stesso piatto figurava come proiezione fuori concorso. Poco prima dell’inizio dello spettacolo, ai presenti in sala, è stato spiegato il perché. Il cortometraggio bulgaro in questione aveva già vinto una delle precedenti edizioni, ma gli organizzatori hanno voluto riproporlo.

Ci troviamo in un mondo surreale in cui, a causa di un non ben definito disastro spaziale, la gravità sulla Terra è molto più debole del consueto, quindi le cose e le persone poco pesanti volano via. Questo destino è toccato alla madre di Constantine, il protagonista, costretta a salire nel cielo una volta persa la presa con la mano del figlio, a sua volta preso per mano dal padre, l’unico che pesa più di 120 kg e che quindi tiene ancorata a terra tutta la famiglia. Descritta la perdita della madre nella scena iniziale, lo spettatore viene catapultato in avanti nel tempo e ritrova un Constantine adulto, che non è mai uscito di casa dopo quel tragico fatto. Come risulta ovvio, in questa dimensione il mondo è dei grossi. Constantine invece, è abbastanza magro, quindi non può uscire e si limita a fare il casalingo e a cucinare per il padre obeso. Nei primi minuti si vede il protagonista indossare un cuscino molto ingombrante all’interno dei pantaloni, apparendo senza dubbi buffo e goffo. Probabilmente il protagonista vuole assomigliare al modello di persone che, in quel contesto, riescono a realizzarsi; con questo dettaglio il regista vuole mandare il messaggio che il modello di bellezza e perfezione è plasmato da come si sviluppa la società e non è un concetto oggettivo, innato nella mente di ognuno di noi e non modificabile.

Il desiderio di uscire di Constantine si amplifica migliaia di volte dopo aver visto che nel condominio di fronte al suo alloggia una bellissima ragazza, molto formosa, che raggiunge il peso necessario per restare saldamente sul  suolo. Lei comunica sicurezza, forza e indipendenza e per questo Constantine se ne innamora perdutamente, desiderando di raggiungerla con tutto se stesso.

Cerca di uscire legandosi al frigorifero di nascosto, quando il padre è fuori per lavoro, ma viene sempre colto in flagrante e la rabbia del genitore è tale da fargli gettare via tutti i mobili pesanti. Quello che il ragazzo non sa è che il padre sta costruendo da tempo delle scarpe con un interruttore che, quando acceso, localmente rafforza la gravità. Con quelle Constantine riuscirebbe a rimanere al terreno. Il padre gliele dà e il figlio si dirige immediatamente al condominio della ragazza. Una volta arrivato a destinazione, forse stanco della sua prigionia e dei suoi vani tentativi di ingrassare in modo sano, il protagonista sceglie di spegnere le scarpe, e inizia a fluttuare verso l’alto, ricordando la scena della madre. Quando Constantine raggiunge l’altezza dell’ultimo piano del condominio, dal terrazzo esce la ragazza, che con un abbraccio lo ferma e lo salva dall’inesorabile risalita.

Con questa dolce stretta e questi sorrisi si chiude il cortometraggio, comunicando forte e chiaro che l’amore può vincere le difficoltà e il sentimento può assottigliare la distanza fisica e rendere attraenti e interessanti le diversità.

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