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La rinascita dello storytelling: il segreto del successo dei Lumineers

“La musica è come un’arma. Ma non è un’arma da taglio: non colpisce tutti allo stesso modo. Però quando ti colpisce, ti colpisce davvero” Già dalle prime note di “Sleep on The Floor” la reazione esultante del pubblico dell’Alcatraz di Milano ha confermato che Wesley Schultz ha ancora una volta centrato il segno. Il frontman dei Lumineers è al momento alle prese con il tour mondiale che lancia il nuovo album della band, III.

Il gruppo, fondato da Schultz assieme all’amico Jeremiah Fraites, ha fatto tappa il 4 novembre a Milano e tornerà in Italia a luglio 2020 con un concerto a Verona. Raggiunta la popolarità con hit come ‘Ho Hey’ e ‘Cleopatra’, i Lumineers hanno pubblicato il loro nuovo album il 13 settembre. Il titolo III non indica solo che si tratta del terzo album rilasciato dalla band originaria del New Jersey, ma allude anche al format originale dell’opera. III è infatti la storia della famiglia Sparks, raccontata dal punto di vista di tre personaggi – Gloria, Jimmy e Junior – ciascuno incarnazione di una generazione. L’intento di Schultz e Fraites è quello di raccontare una storia familiare, tracciando un filo comune tra le tre generazioni: la tematica dell’alcolismo e della dipendenza.

Nel primo capitolo dell’album viene sviluppato il personaggio di Gloria, madre di Jimmy, e la matassa si sbroglia ben presto. Che l’alcolismo della donna non sia una sofferenza solo personale, ma che la tragedia si diffonda con una reazione a catena su tutti i membri della famiglia, è evidente già dal primo ritornello della canzone Gloria: “Gloria, did you finally see that enough is enough?”, “Gloria, hai finalmente capito che quando è abbastanza è abbastanza?

Nel secondo capitolo il focus si sposta su Junior Sparks, nipote di Gloria e figlio di Jimmy. L’infanzia di Junior viene segnata dall’alcolismo del padre. Jimmy infatti, seguendo le orme di Gloria, trascura il figlio e viene sommerso dai debiti. Ricercato dagli spacciatori a cui deve soldi, costringe il figlio a crescere in un ambiente segnato dalla criminalità. La narrazione rallenta all’apertura del secondo capitolo, con ‘It Wasn’t Easy To Be Happy For You’. Nel brano i Lumineers tornano a temi in cui forse è più semplice immedesimarsi: il dolore della fine di un primo amore. Resta comunque un tema mai affrontato prima dalla band, tanto che la critica tende a non apprezzare il brano, affermando che nel secondo capitolo l’elemento di storytelling, caratteristica di tutto il repertorio dei Lumineers, si attenui. Tuttavia il tema centrale dell’album viene presto ripreso in “Leader Of the Landslide”, brano in cui i Lumineers fanno parlare Junior in prima persona, riflettendo su come le cattive scelte del padre lo hanno fatto crescere senza una madre e circondato dalla violenza e dalla criminalità.“You drove me wild, drove me insane. Drank the whole bottle, forgot my name” “Mi hai reso selvaggio, mi hai spinto alla follia. Ti scolavi l’intera bottiglia, ti dimenticavi il mio nome”. 

Il personaggio di Jimmy Sparks viene ulteriormente analizzato nel terzo ed ultimo capitolo dell’album. Nell’omonima canzone, l’elemento di storytelling proprio di quest’opera raggiunge il suo apice in una canzone che la rivista musicale Atwood Magazine ha giudicato “degna di Bruce Springsteen”. Jimmy Sparks perde pian piano il suo ruolo di protagonista e l’ascoltatore arriva a cogliere appieno come l’alcolismo ha portato la rovina sulla famiglia degli Sparks. Jimmy, ormai ricercato dai criminali che gli danno una settimana per racimolare i soldi che deve loro, è logorato dalla sua dipendenza. I Lumineers riescono a commuovere gli ascoltatori, mostrando come ogni piccolo elemento di quotidianità del rapporto padre-figlio sia segnato dalla dipendenza. Nella canzone si accenna all’insegnamento che Jimmy aveva dato al figlio Junior, ovvero di non dare passaggi agli autostoppisti perché potevano solo portargli problemi. Questo serve a costruire il parallelismo di Junior che, tornando a casa da lavoro, riconosce il volto del padre in un autostoppista ubriaco. 

III è quindi un capolavoro dello storytelling, un’opera a tutto tondo in cui la ricerca e l’analisi di temi importanti nulla tolgono all’orecchiabilità dei brani. Basti pensare a “Gloria”, dove l’elemento tragico della conversazione madre – figlia viene spezzato da un pianoforte che Wesley Schultz descrive come “quasi cartoonesco”. La scelta di dividere l’album in più capitoli contribuisce a rendere temi così delicati più “digeribili”. L’intento della band, che per pubblicare l’album seguendo questo format innovativo in capitoli – ognuno pubblicato a distanza di qualche mese- è dovuta andare contro il volere della casa discografica, era quello di consentire ai fan di farsi un’idea completa della famiglia. Intento a cui hanno prestato fede il 13 Settembre con la prima ufficiale del film sulla famiglia Sparks, presentato in occasione del Film Festival di Toronto.

Pur partendo da personaggi immaginari, l’elemento autobiografico è evidente. Infatti la band del New Jersey fu fondata nel 2005 in seguito alla perdita del fratello di Fraites e migliore amico di Schultz, che morì nel 2002 di overdose. Fraites spiega che trova ancora strano come il pubblico sia capace di emozionarsi ed esultare maggiormente nelle canzoni che descrivono storie di sofferenza e dolore. Eppure il marchio dei Lumineers risulta vincente, sia che si tratti di una canzone festosa come “Ophelia”, che uno più malinconico come quello di “Salt And The Sea” l’entusiasmo che ha scosso l’Alcatraz il 4 novembre ne è stata la chiara conferma.

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