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Un corso di laurea in Medicina per l’Università di Trento

Ieri è stato un giorno storico per l’Università di Trento: è stata infatti approvata dal Comitato provinciale di coordinamento l’introduzione di un corso di laurea in Medicina e Chirurgia, a partire dal prossimo anno accademico.

L’accordo di ieri pone fine ad un dibattito molto intenso tra l’ateneo e la Provincia, le cui visioni sul progetto erano molto diverse. La giunta guidata dal leghista Fugatti, infatti, negli ultimi mesi ha spinto molto per portare un corso di medicina sul nostro territorio, soprattutto al fine di sopperire alla cronica carenza di medici; per fare ciò, tuttavia, aveva predisposto un progetto di corso inter-ateneo in cui il ruolo dell’Università di Trento era decisamente marginale, ed in cui la capofila sarebbe stata l’Università di Padova. Anche nel progetto presentato dal rettore Collini ed approvato dal Senato accademico ci si avvale della collaborazione di altre università- nello specifico, Ferrara e Verona, con un possibile coinvolgimento di Padova a partire però dal 2021- ma le redini del corso di studi rimarrebbero in mano a Trento; inoltre, il corso di laurea viene inserito nel più ampio contesto di una Scuola di medicina, coordinata con i centri di ricerca già presenti sul territorio. Le risorse economiche saranno messe a disposizione dalla Provincia, in modo da non gravare sugli altri dipartimenti.

L’approccio della giunta nelle scorse settimane aveva attirato le critiche delle opposizioni e anche della rappresentanza studentesca, non soltanto per la decisione di affidarsi perlopiù ad un altro ateneo, ma anche per la frettolosità con cui il progetto era stato presentato alla stampa e per la scarsa propensione al dialogo mostrata dagli esponenti della giunta nei confronti delle istituzioni universitarie, dell’azienda sanitaria e dei centri di ricerca presenti sul territorio, che non erano stati coinvolti nel progetto, e del consiglio provinciale, tenuto all’oscuro degli sviluppi. Alla fine, tuttavia, la Provincia ha scelto la linea del dialogo ed alla firma dell’accordo, ieri, era presente anche l’assessore provinciale all’istruzione Mirko Bisesti, che ai giornali locali si è detto soddisfatto della soluzione raggiunta.

Soddisfazione per la soluzione della questione è stata espressa anche dal presidente del consiglio degli studenti Edoardo Meneghini, anch’egli presente al momento della firma, a cui abbiamo chiesto una dichiarazione:

Noi come studenti avevamo alcune priorità, a prescindere dall’attivazione o meno del corso di medicina: volevamo che venisse salvaguardato lo stato attuale delle cose- intendo dire le aule studio, gli spazi per gli studenti e soprattutto le risorse per l’università; visto che il corso di studi non era previsto fino a sei mesi fa, spendervi delle risorse adesso avrebbe voluto dire spendere delle risorse che erano già state allocate per altro. Questo non avverrà, nel senso che oggi ci siamo fatti garantire che l’iniziativa sarà finanziata dalla Provincia e quindi non ci sarà una spesa da parte dell’università; su questo lato siamo coperti. L’università si occuperà di trovare nuovi spazi, che verranno pagati dalla provincia; noi siamo contenti, è un passo importante per l’Università di Trento. Sicuramente sarà un bel cambiamento, però allo stesso tempo noi siamo contenti che ci sia la possibilità di aumentare gli studenti, e ci impegneremo affinché questi progetti garantiscano anche la nascita delle scuole di specializzazione nei prossimi anni. Detto questo, è importante che le priorità dell’università rimangano ben chiare e che medicina non distragga un po’ tutti, com’è naturale che succeda all’inizio; è importante, quindi, che ci sia un aumento e un miglioramento dei servizi, che ci sia un miglioramento delle strutture di Povo e delle aule studio in città, come stiamo già cercando di portare avanti, e che queste cose non passino in secondo piano.”

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