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“Testimone della rivoluzione”- Intervista a Lucrezia Sozzi

di Eugenia Gastaldo

Dal 14 ottobre scorso il popolo cileno sta manifestando in piazza contro l’enorme disuguaglianza sociale nel paese e la corruzione del sistema politico. Fin dalle prime proteste, scoppiate dopo l’aumento del prezzo dei biglietti della metropolitana, l’esercito ha risposto con l’uso di un’estrema violenza contro i manifestanti.

Lucrezia Sozzi, studentessa di scienze politiche dell’Università di Bologna che si trovava in Cile al momento dello scoppio delle proteste, ha vissuto in prima persona l’inizio della rivoluzione e ci ha raccontato la sua esperienza.

Per quale motivo e per quanto tempo sei stata in Cile? In quale zona del paese hai vissuto?

Sono stata in Cile dal 1 agosto 2019 al 28 gennaio 2020 grazie al progetto di studio Overseas offerto dall’Università di Bologna. Esattamente mi trovavo nella città di Valparaíso, a un’ora dalla capitale – Santiago del Cile.

Cosa hai provato quando sono scoppiate le proteste ed è stato imposto il coprifuoco?

Quando sono scoppiate le proteste ho vissuto un’altalena di emozioni: all’improvviso mi sono ritrovata nel mezzo di una rivoluzione. Inizialmente, da studentessa di scienze politiche, è stato entusiasmante poter vivere in prima persona un evento di questa portata. Tuttavia, il mio entusiasmo è durato veramente poco: subito dopo lo scoppio delle proteste è stato imposto il coprifuoco dalle sei del pomeriggio alle sei della mattina, lasso di tempo in cui non si poteva scendere per le strade che erano presidiate dall’esercito armato di mitra. La situazione è diventata presto pesante: il rumore degli elicotteri e dei continui spari in strada era costante; l’aria era diventata irrespirabile a causa dei lacrimogeni; i supermercati della città venivano saccheggiati e bruciati e per comprare un pacco di riso bisognava fare tre ore di fila all’emporio.

Quali sono i problemi più evidenti che hai riscontrato vivendo in Cile?

In Cile sono presenti un’infinità di problemi. Direi che i più evidenti sono la privatizzazione dell’istruzione e della sanità. Il Cile è l’unico Paese al mondo che applica la privatizzazione dell’acqua, che spesso non arriva alle case dei cileni perché viene comprata dalle multinazionali di avocado. Un altro grosso problema è la disuguaglianza sociale nel paese: il potere è nelle mani di solo sette famiglie che compongono la classe dirigente.

Hai partecipato alle manifestazioni contro il governo? Ti sei sentita coinvolta in quello che stava succedendo o ti sei sentita una spettatrice esterna ai fatti?

Sì, ho partecipato alle proteste nonostante il mio visto prevedesse il rimpatrio diretto se mi avessero trovato a manifestare. Mi sono assolutamente sentita coinvolta e partecipe alle proteste dei cittadini che riguardavano in modo diretto i miei compagni di classe cileni, alcuni dei quali durante le manifestazioni sono stati torturati e stuprati dall’esercito. Anche il mio proprietario di casa e il mio coinquilino erano cileni. Con loro ho condiviso quello che stava accadendo e quando sono rientrata in Italia mi sono sentita in colpa perchè mi è sembrato di lavarmi le mani di quello che avevo visto accadere in Cile.

I giovani cileni cosa pensano della situazione attuale del loro Paese?

I giovani cileni pensano che sia estremamente necessario un cambio immediato della Costituzione, risalente alla dittatura di Pinochet; pretendono le dimissioni del presidente Piñera e sono decisi a continuare a manifestare fino a che queste richieste non verranno soddisfatte. In aprile è prevista un’Assemblea Costituente, ciononostante sono previste ancora numerose manifestazioni per il mese di marzo.

Le forze militari cilene sono accusate di estrema violenza contro i manifestanti. Sei mai stata testimone di atti di questo genere?

Sì, sono stata testimone di molti episodi di violenza da parte dell’esercito cileno in quanto accadono quotidianamente sotto gli occhi di tutti. Mi è capitato di vedere la macchina della polizia che si fermava per lasciare a terra un corpo o per far salire qualcuno in auto senza motivo. Durante le manifestazioni i militari picchiavano i manifestanti con i manganelli e sparavano proiettili ad altezza uomo; io stessa sono stata colpita da un lacrimogeno sulla schiena. L’esercito utilizzava getti di acqua urticante mentre manifestavamo. Tutto ciò succedeva perfino durante le manifestazioni più pacifiche in cui si cantava e ballava insieme ai bambini. Spesso, dopo le proteste, tornavo a casa completamente bagnata. Una mattina sono stata testimone del saccheggio di un supermercato durante il quale la polizia ha iniziato a tirare lacrimogeni all’interno dell’edificio dopo aver chiuso i manifestanti dentro il palazzo: le persone si lanciavano dalle finestre per sfuggire al fumo dei lacrimogeni che rendeva l’aria irrespirabile.

Hai mai pensato di terminare in anticipo la tua esperienza in Cile  a causa dei problemi interni del paese?

Sì, ho pensato di tornare a casa poiché dopo lo scoppio della proteste sono stata contattata dal Consolato italiano e dall’Università di Bologna. L’Università mi ha chiesto di rimpatriare e mi ha comunicato che non mi sarebbero stati convalidati i voti degli esami che dovevo sostenere in Cile. Ho pensato seriamente di terminare in anticipo l’esperienza  perché l’Università ha sospeso le lezioni ma, alla fine, ho deciso di rimanere e ho dato gli esami sotto forma di “paper” che mi sono stati inviati dall’Università di Bologna. Peraltro, dopo le prime due settimane di proteste violente, la situazione si è calmata e le manifestazioni sono diventate più sporadiche.

Pensi che la situazione sia descritta in modo veritiero dai media italiani?

Non penso che i media italiani abbiano descritto in modo veritiero la situazione cilena. Quello a cui ho assistito in Cile per me era assurdo: non pensavo che avrei mai vissuto l’esperienza di un coprifuoco. Eppure, mia madre, che si trovava in Italia, sapeva poco o niente. In Cile i mezzi di comunicazione sono vicini alle famiglie che governano il paese, perciò la televisione, le radio e i giornali non fanno trapelare nulla. Per fortuna, attraverso i video diffusi tramite Instagram e Facebook ci si può rendere conto di cosa sta realmente accadendo.

Secondo te, quale potrebbe essere la risposta migliore delle istituzioni politiche alle domande dei manifestanti?

Secondo me, in seguito allo scoppio delle proteste il presidente Piñera avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni e concedere un cambio costituzionale immediato. Invece, il governo cileno ha risposto occupando le strade con l’esercito e reprimendo le proteste dei cittadini. In questo momento, penso che la risposta da parte delle istituzioni dovrebbe essere nel senso di un rinnovamento del Gabinetto di governo e della lotta alla corruzione che dilaga nel paese.

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