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Lettera motivazionale o colloquio per UniTrento: test e voti non bastano a risolvere le distorsioni

A fronte della discussione sui test d’ammissione all’Università di Trento, ecco una chiacchierata tra Federico Crotti, laureato in “Gestione delle Organizzazione e del Territorio”, ex presidente del Consiglio degli Studenti in UniTrento e primo presidente dell’associazione editoriale de l’Universitario, e Francesco Desimine, collaboratore del Corriere del Trentino (dorso del Corriere della Sera), in passato caporedattore d’attualità e presidente de l’Universitario.

Francesco • «L’Università di Trento sta vagliando la possibilità di basare i test d’ingresso della sessione primaverile unicamente sui voti del quarto anno di scuola superiore. Il rettore Paolo Collini ha recentemente affermato a Trentino 2060 che gli studenti non vengono solo da situazioni socio-economiche diverse, ma anche da scuole diverse, dunque “possono in questo modo giocarsi i propri risultati del quarto anno – raggiunti nel proprio contesto scolastico specifico – per riscattare la loro situazione, anche se provengono da una scuola che non li ha preparati ai test”. Invece alcuni rappresentanti degli studenti obbiettano l’iniquità nei confronti di chi non si può permettere di studiare, ha conseguentemente un rendimento scolastico non eccellente, e che quindi non avrebbe la possibilità di riscattarsi con un test uguale per tutti. Cosa ne pensi?»

Federico • «Partiamo dal presupposto che chi affronterà il test in estate potrebbe essere giudicato su una base diversa rispetto a chi lo affronta in primavera, e già questo è un problema. Comunque, già durante il mio mandato da presidente del Consiglio degli Studenti, eravamo già intervenuti mettendo in dubbio le modalità di selezione degli studenti basata solo su test e voti scolastici. Avevamo portato avanti una mozione, durante la passata discussione sul numero chiuso, per fare sì che venisse ridotto il peso del percorso scolastico (che oggi diventerebbe l’unico criterio di valutazione) e che al fianco della valutazione delle competenze si permettesse agli studenti di fare pesare le proprie motivazioni con un colloquio o una lettera.
Ormai da tempo il numero programmato è arrivato in tutti i dipartimenti di UniTrento ma le modalità di selezione degli studenti non sono però mai cambiate. Invece che farsi carico di ripensare la selezione di accesso, lasciando agli studenti la possibilità di esprimere il motivo che li spinge a scegliere un dato percorso, l’Università è rimasta ferma a considerare percorso (troppo) e competenze.
Tornando alla questione di cui mi chiedevi comunque non capisco il senso di tenere conto solo del voto del quarto anno e rinunciare al test sulle competenze. Se ci sono gli strumenti per fare gli esami online non capisco perché non si possa fare anche il test delle competenze allo stesso modo. È solo una questione di volontà e di organizzazione. In un momento come questo invece che fare scelte comode ci si sarebbe dovuti rimboccare le maniche e fare qualche sforzo aggiuntivo. Stiamo parlando del futuro di tanti studenti, della loro possibilità di seguire i propri sogni ed aspirazioni».

Francesco •  «Parliamo invece di voti al meridione e al settentrione. Si dice che un 90, come voto d’esame alla maturità, al Sud e al Nord non sia la stessa cosa. Il voto non fa la persona, ma – in quanto 88 (preso a Bari) che ha potuto permettersi di studiare a Trento a differenza di vari compagni da 98 e 100 – io non la metterei in termini di risultati, quanto di situazione economica. Chiedo ad un integerrimo bergamasco, quale riflessione può essere fatta secondo te per i voti del quarto anno e quello di maturità in relazione all’elemento geografico?»

Federico • «Sinceramente non ho mai approfondito la questione in dettaglio, ma mi pare di ricordare ci sia una dissonanza tra l’incidenza di voti positivi tra Nord e Sud rispetto ai risultati nei test standardizzati che valutano le competenze. Ora, se al fianco del punteggio alle superiori l’Università opera una verifica delle competenze, le distorsioni prodotte dalla dis-uniformità tra meridione e settentrione può essere almeno ridotta. Se invece la selezione si basa solo su quello è chiaro che le distorsioni saranno più forti. Tu sai come la penso sul numero programmato, ma se lo si vuole fare, come l’UniTrento ha scelto, bisogna anche prendersi la responsabilità di fare la selezione con intelligenza. Non si può ridurre tutto al percorso precedente, che è molto condizionato da fattori familiari e territoriali. Bisogna puntare su varie dimensioni che prese insieme riducano le distorsioni che si possono creare. Peso del percorso, competenze, aspirazioni e sogni dello studente. Non si tratta di retorica. Altrimenti è inutile mantenere il numero programmato».

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