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La leggenda del lago di Garda

Proprio dove adesso si trova il lago di Garda, un tempo c’era una valle ricca e rigogliosa, piena di campagne, ricoperta di campi e vigneti. Vi sorgeva anche una cittadina abitata da abili commercianti, i cui unici interessi erano vendere e guadagnare. Erano così affascinati dal loro lavoro che ormai da tempo non si parlava d’altro. La vita proseguiva tranquilla fino a quando la zona venne colpita da una terribile siccità che distrusse tutto il raccolto. Uomini e donne cominciarono a preoccuparsi: che cosa avrebbero potuto vendere ai ricchi mercanti del Nord e del Sud una volta giunto l’autunno?
I cittadini pregarono e sperarono ma invano: non una goccia d’acqua scendeva dal cielo. Avevano ormai perso ogni speranza quando giunse loro la notizia dell’esistenza di un rabdomante, che, con la magia, era stato capace di far fuoriuscire flotti d’acqua dalla terra in una regione lontana. I poveri commercianti, onesti lavoratori che badavano solo agli affari, non sapevano nemmeno cosa fosse la magia, ma la notizia diede loro enorme speranza. Venne, quindi, convocato a Palazzo un Consiglio cittadino per discutere sul da farsi. I Consiglieri parlavano e parlavano, ma non riuscivano a trovare una soluzione. Stava per prendere parola l’anziano più saggio della città, quando le guardie annunciarono l’arrivo di uno straniero a cavallo: era un uomo di bell’aspetto, con capelli neri e lucenti, il viso pallido e gli occhi luminosi. Si presentò come Zen, il rabdomante, venuto da lontano per aiutarli. Grande fu la gioia dei Consiglieri, che subito lo accolsero a Palazzo.
“Diteci, diteci,” lo esortavano “davvero ci aiuterete? E che cosa vorreste in cambio?”
Lo straniero, con un sorriso sinistro, chiese loro come ricompensa tutti gli arredi sacri delle chiese cittadine.
Il Vescovo, che era presente, subito protestò, definendo la richiesta un sacrilegio, ma venne presto convinto dai suoi concittadini, che gli dissero: “Non lamentatevi! Con i nuovi guadagni vi compreremo arredi ancora più belli e costosi!”
In breve tempo tutte le chiese vennero svuotate e i beni furono consegnati al rabdomante.
“Ecco il prezzo da te richiesto,” gli dissero i commercianti “ci duole separarcene, ma se è ciò che serve lo faremo senza rimpianti. Ora però rispetta la tua promessa.”
“Non dovete temere,” li rassicurò il cavaliere “aspettate ancora tre giorni, lasciate che arrivi domenica. Intanto mangiate, bevete e non preoccupatevi.”
I consiglieri, un po’ delusi, acconsentirono e tornarono nelle loro case. Nel mentre, il cavaliere venne ospitato con i più grandi onori: furono cucinati i piatti migliori, gli vennero date le ultime riserve di vino e tutta la cacciagione che gli abitanti riuscirono a trovare sulle montagne vicine. Mentre il rabdomante mangiava, beveva e si divertiva, i cittadini sopportavano i morsi della fame, sperando che il loro sacrificio avrebbe portato a qualcosa. Arrivò domenica, ma nulla accadde. Il cavaliere chiese ancora di attendere. Passarono altri tre giorni, ma ancora dell’acqua non c’era traccia. A quel punto venne nuovamente convocato il Consiglio e, ancora una volta, il cavaliere irruppe a palazzo.
“La magia non funziona perché voi non mi avete dato abbastanza,” spiegò il rabdomante “dovete consegnarmi anche le vostre campane.”
Per poco i presenti non si misero a piangere: chiedere loro di consegnare le campane, costruite con così tanti sacrifici in onore del Signore, era davvero troppo, ma non sembrava esserci altra scelta. Con grande dolore, i consiglieri acconsentirono alla richiesta e tutte la campane delle chiese vennero rimosse e portate al rabdomante. Fu allora che il cavaliere iniziò a bestemmiare e ridere in una maniera tanto orrenda da far gelare il sangue a tutti i presenti. Il cielo si fece buio, il vento impetuoso e altissime colonne d’acqua squarciarono la terra, allagando la valle. La gente fuggiva disperata, ma torrenti d’acqua travolgevano ogni cosa e, mentre uomini, donne e bambini sparivano con i loro beni sotto i vortici, la voce del cavaliere risuonò nella valle: “Popolo del Garda, hai voluto la tua rovina. Ora finalmente potrò prendermi l’anima di tutti voi”.

Questa leggenda è nata per spiegare l’origine del lago di Garda, un luogo molto suggestivo e che attira ogni anno migliaia di turisti: non soltanto è il maggiore lago italiano, ma, grazie al suo clima mediterraneo, presenta anche una fauna e flora unica, interrotta solo qua e là da paesini caratteristici. La leggenda, però, serve anche a trasmettere un’importante lezione morale e a ricordare ai cristiani l’importanza dei beni sacri: chi non li rispetta, infatti, dà l’opportunità al Maligno di intervenire.

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