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Coronavirus: il Tetrafarmaco è la miglior cura

Il coronavirus è oramai diventato parte integrante delle nostre vite: non c’è giorno in cui i quotidiani e le televisioni nazionali non ne parlino e il dibattito relativo alla reale efficacia delle misure adottate dal governo per contenere il contagio si fa sempre più ampio e feroce. Inoltre, in molti aspettano ancora con impazienza l’aggiornamento giornaliero sull’aumento dei positivi per analizzare scrupolosamente il rapporto tra tamponi e numero di casi rintracciati, ricavandone conclusioni più o meno fatalistiche a seconda dell’ottimismo (o del pessimismo) del singolo.                      

In un contesto simile, risulta facile deprimersi e raggiungere livelli d’ansia molto alti. La paura di contrarre il virus (e di contagiare conseguentemente parenti stretti e amici), costituisce un pensiero costante e diffuso tra la popolazione, e ciò può essere limitante sia dal punto di vista psicologico-individuale, sia da quello delle relazioni sociali. Quante volte ci è capitato, ad esempio, di pensare di essere positivi al covid-19 per via di qualche leggero sintomo influenzale, o ancora, quante volte abbiamo evitato di avvicinarci a qualcuno a causa di un colpo di tosse?

Situazioni come quelle descritte precedentemente riflettono un rapido processo di mutamento delle priorità umane, o meglio, dei modi in cui gli uomini provano a raggiungerle. In questo particolare periodo storico, considerato partendo dall’inizio della pandemia, si tende a ricercare una certa stabilità psicofisica, condotta tuttavia dall’ansia e dal timore: posto che l’obiettivo principale di ogni persona è conseguire la felicità, ciò diventa molto complicato se non ci si allontana dal “mare in tempesta” delle false paure e dei pensieri negativi. Come si può, quindi, liberare la mente da tutti gli affanni e arrivare alla felicità?

La risposta al quesito può essere trovata nella filosofia di Epicuro, vissuto tra il IV e il III secolo a.C. Si tratta di una delle personalità più influenti della storia del pensiero filosofico greco, sebbene rimangano solo alcuni frammenti originali e qualche traduzione di sue lettere. In una di queste, indirizzata all’allievo Meneceo e conosciuta popolarmente come “Lettera sulla felicità”, Epicuro invita i suoi seguaci a imparare l’arte di godere dei veri piaceri della vita, abbandonare l’ansia e le paure e raggiungere l’essenza della felicità. Inoltre, è in questa breve opera che il filosofo introduce il “Tetrafarmaco”, strumento teorico che permette agli uomini di essere felici e che, oggi più che mai, è di forte attualità. Si tratta di un rimedio per combattere e vincere le quattro grandi paure che affliggono l’animo umano, vale a dire la paura degli dèi, la paura della morte, l’assenza del piacere e il dolore fisico. Analizziamo i vari punti.

Secondo Epicuro, le divinità sono eterne e perfettamente felici: esse non si interessano delle vicende dei mortali e non intervengono per aiutare o punire gli esseri umani, proprio per non contaminare la loro natura divina con qualcosa di limitato e imperfetto. Il filosofo, quindi, non nega l’esistenza di entità trascendentali, ma ne sottolinea l’indifferenza verso le faccende terrene. È un’affermazione molto forte, comprensibilmente difficile da accettare, ma allo stesso tempo di grande importanza per l’individuo: se non è un dio a decidere per noi ciò che è bene e ciò che male, siamo noi che possiamo disegnare il nostro futuro e la nostra vita, con libertà e senso di responsabilità. Seguendo questo ragionamento in un contesto più attuale, non si deve pensare che la pandemia sia una punizione divina, né tantomeno che la preghiera possa risolvere tutto: siamo noi che dobbiamo muoverci per riprendere in mano la nostra vita, agendo da protagonisti e tentando in primo luogo di “non nuocere” agli altri. Per Epicuro, infatti, non è godere che deve interessare all’uomo, bensì non provare dolore nel corpo e angoscia nell’anima: “È non solo più bello, ma anche più piacevole, fare il bene anziché riceverlo”, dichiara il filosofo.

Il secondo punto riguarda la paura della morte, tema su cui tutti si sono interrogati almeno una volta, a maggior ragione in questo periodo storico. Ma che cos’è la morte, se non il nulla per l’essere umano? Essa, di fatto, non esiste per noi: quando noi viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi. La paradossale condizione di attesa di qualcosa che non potremo mai conoscere non fa altro che affliggere l’animo umano, che non vive più ricercando la felicità, ma fuggendo l’invisibile e intangibile morte. Per il filosofo, quindi, “non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c’è da temere nel non vivere più”.

La mancanza di piacere, secondo Epicuro, è una questione puramente psicologica. È necessario sottolineare che per il filosofo esistono tre tipi di piaceri: quelli naturali e necessari (tolgono il dolore, come bere quando si è assetati), quelli naturali e non necessari (danno nuovi piaceri effimeri, ma non tolgono il dolore, come i cibi costosi), quelli innaturali e non necessari (causano infelicità, in quanto illimitati e mai raggiungibili completamente, come la gloria e la fama). La felicità è costituita dal soddisfacimento dei piaceri naturali e necessari: “La carne grida: non aver fame, non aver sete, non aver freddo. Chi ha già risolto questi tre bisogni gareggia in felicità anche con Zeus”. Epicuro invita gli uomini a concentrarsi sulle piccole cose, che a primo impatto possono risultare scontate, ma che in realtà costituiscono la vera fonte del piacere. Durante il lockdown, in molti hanno capito l’importanza di soddisfare i propri bisogni primari e di poter contare sull’appoggio dei propri parenti stretti: questi sono i pilastri su cui si fonda la felicità.

In ultima istanza, il filosofo greco analizza il dolore fisico, utilizzando una prospettiva altamente ottimista: se il male è tenue, il dolore si può sopportare e non può interrompere la gioia dell’animo; se il male è forte, generalmente dura poco tempo, mentre se è molto forte, quasi insopportabile, esso porta alla morte, che come abbiamo visto in precedenza non costituisce assolutamente nulla per l’uomo. Il male dell’anima è spesso il risultato della tensione verso quei piaceri innaturali e non necessari dannosi per l’uomo: è compito della filosofia istruirci per evitare di cadere in infruttuose e vane tentazioni.

Il pensiero di Epicuro può essere d’aiuto per affrontare tutte le paranoie e le ansie dovute alla pandemia di coronavirus, ma può essere estesa a qualunque ambito della vita. La sua filosofia invita gli uomini ad amare sé stessi e a rispettarsi, in modo da non danneggiare i nostri simili. Se il rispetto delle regole anti-contagio è fondamentale da un punto di vista pratico, seguire le quattro semplici norme morali proposte da Epicuro può servire per mantenere una certa stabilità psicologica. Ventitré secoli dopo, in attesa di un vaccino, il Tetrafarmaco può confermarsi come miglior cura.

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