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Parole magiche e pensieri senza senso – Quattro ciacole con POP X

Tampinare le persone è il nostro hobby qui in redazione e le nostre tecniche, di intervista in intervista, si affinano sempre più. Uno degli escamotage più efficaci è sfruttare i bisogni fisiologici, come quello di fumare una sigaretta. Oppure un’altra via è quella di mescolarsi con le file degli alunni e discepoli del sommo Popper. Salutiamo quindi Tiziano e Lorenzo, che hanno intercesso per noi.

Dalla terrazza del Muse, lasciamo la parola al maestro e a noi le domande scomode.

Dove hai trovato l’ispirazione per D’Annunzio? Da dove nasce?

È un pezzo del 2005 ed è nato da una visita al Vittoriale . C’è stato un periodo in cui avevo iniziato ad esplorare la Gardesana occidentale, che va da Riva a Salò, e mi ero imbattuto nel Vittoriale degli italiani dove c’è la residenza di D’Annunzio ed ero rimasto piacevolmente impressionato sia dalla casa in sé, dalla sua struttura e dal personaggio generale. All’epoca al liceo facevamo letteratura e mi ricordo che D’Annunzio non si affrontava mai. Allora dicevamo al prof.: “Dai ci faccia leggere qualcosa di D’Annunzio!”, però non era nel programma e questa cosa a me dava  un po’ fastidio perché mi sembrava un personaggio quantomeno degno di essere nominato, al di là delle sue idee politiche. Un amico mi aveva parlato della sua poesia La pioggia nel pineto di cui ricordo forse una parte del primo verso *recita: taci, parole non odo* e questo incipit mi aveva impressionato. Un po’ suggestionato da questo personaggio, con il piano mi è venuta fuori questa canzone. L’idea è nata così, dalla suggestione verso D’Annunzio.

Io in D’annunzio ci ho letto quasi una tua dichiarazione poetica, una confessione spontanea del tuo processo creativo e del tuo modo di affrontare la scrittura. Infatti si parla di “parole magiche e pensieri senza senso né attitudine”.

Beh potrebbe essere in effetti, perché è abbastanza randomico come processo, non è che mi metto lì con i versi, è più una cosa spontanea. Potrebbe essere che io mi sia in qualche modo immedesimato in lui su questo scrittoio che scriveva il testo della canzone che cantavo, per tirare le fila. D’Annunzio è stata una delle prime canzone che hanno destato l’interesse dei miei coetanei. Prima facevo delle cose più per me, che facevo sentire ai miei amici più intimi, poi questa canzone è piaciuta ed ha iniziato a rimbalzare tra gli amici e alle feste dove la mettevamo su, qualcuno ha voluto che io masterizzassi il cd per andare in vacanza d’estate con questa canzone. Questa canzone è quindi una delle prime che è stata apprezzata al di fuori della mia persona.

Come sei passato dal successo tra gli amici al culto di Pop X?

È stata una strada. Il fatto che il progetto Pop X si sia ingrandito negli anni è stato un processo molto lento e derivante da un mio vagabondare, dal mio frequentare diversi luoghi e diverse persone, dalla rete che ho esteso negli anni, aiutato anche da internet.

I Camillas hanno giocato un ruolo rilevante in questo senso?

 Mirko dei Camillas è stato uno dei primi che mi ha scoperto proprio tramite internet. Un suo amico gli ha “linkato” Io centro con i missili, lui si è esaltato, gli è piaciuta questa canzone allora mi ha proposto di andare a suonare da lui a Pesaro, perché lui organizzava dei concerti in spiaggia. Era il 2008 e 2009. Per la prima volta ho preso il treno e ho suonato fuori Trento, perché prima restavamo sempre qui in zona, in bar, feste, sagre, dove capitava. È difficile uscire. Uno si chiede come fare e l’alterativa sembra quella di spostarsi, andare a Milano eccetera. Però se non c’è una richiesta è difficile proporsi, ci vuole qualcuno che ti faccia crescere, un po’ come un bambino ha bisogno di un adulto. Allo stesso modo io ho trovato nel mio percorso delle persone che mi hanno fatto crescere e Mirko è stato uno di loro, perché è stato il primo a vedere del potenziale in quello che facevo e a propormi delle serate in zona a Pesaro. Infatti nei primi anni suonavo o a Trento o nelle Marche, facevo Trento-Marche, Marche-Trento, dieci concerti a Trento, dieci concerti nelle Marche. Poi pian pianino sempre con Mirko la voce ha iniziato a spargersi, ha iniziato ad esserci Facebook, un po’ più di internet e le persone si sono fatte avanti. C’era il direttore del festival del fumetto italiano Crack di Roma, che fanno ogni anno al Forte Prenestino, una sorta di centro sociale, e lui mi aveva coinvolto e chiesto di suonare lì. Così si sono iniziati a creare i contatti e la gente che veniva a sentirci ci chiedeva di andare a suonare qui e lì, al bar sport di Osimo. In quegli anni portavo avanti i miei studi, però la mia principale attività era creare canzoni, contenuti video e cercare di proporli. Parallelamente portavo avanti il conservatorio, dove seguivo il corso di musica elettronica, ma quell’ambiente mi risultava un po’ ostile nei confronti di quello che facevo ed era un ambiente in cui non potevo proporre quello che facevo. Poi ho fatto la triennale a Milano e ho conosciuto anche lì persone, in particolare un tizio che si chiamava Tony Light, un ottobittaro. Ottobittaro è una persona che suona la musica 8 bit, una musica che riprende le suonerie dei videogame anni ’80. Gli ottobittari facevano musica proprio con il gameboy, trasformavano il gameboy in un generatore di suoni. Dato che la mia musica assomigliava tanto a questo stile ed in più aveva i testi, Tony mi coinvolgeva nelle serate che faceva. Siamo andati al Pacì Paciana a Bergamo, all’Elettrozolla ad Ancona, ho iniziato a girare ed affiancarmi a questo gruppo di 8-bittari, con i quali ho avuto molto esperienze.

Tornando a prima, Mirko dei Camillas è stato fondamentale ed è una persona di cui sento molto la mancanza perché era un tipo che stimolava, era un faro. Io magari ero un po’ insicuro sulle canzoni che facevo e mi chiedevo se erano carine e se sarebbero piaciute e quando le facevo sentire a lui, subito dalla sua reazione capivo se era materiale buono anche per altri oppure meno. Era un po’ critico ma allo stesso tempo ti dava anche un po’ di speranza per quello che facevi. Mi dispiace che non ci sia più. Beh, Vittorio, che era suo socio, aveva con Mirko un negozio di dischi a Pesaro, il Plastic Music Dispenser, dove all’interno aveva dischi, magliette, fumetti, testi, film difficili da trovare e proponeva anche live. Era uno che si sbatteva per cercare nuova musica, nuove cose, far girare un po’ di materiali difficili da trovare. Era un punto di riferimento anche il Plastic dove lui organizzava concertini e dove sono venuto in contatto con altri musicisti, ampliando il raggio della mia conoscenza e pian piano sul mio percorso ho incontrato altri artisti, come Giacomo Laser, un tizio che fa cose un po’ sperimentali, Calcutta e tanti altri personaggi.

Adesso che hai girato un po’ il mondo e l’Italia, ti piacerebbe trasferirti da Trento?

Tutto sommato a me Trento piace. Io in generale non sono un fanatico delle città. Sono cresciuto qui e mi piace contribuire alla vita della mia città perché sono nato qua. Quindi non sento l’esigenza di trasferirmi. Certo, ogni tot di anni mi viene voglia di andarmene per fare un’esperienza ed avere nuove prospettive, quello di sicuro, però non voglio trasferirmi. Anche perché comunque so come sarebbe vivere in un’altra città e non sentirtela tua: io faccio qualcosa, magari anche di bello, però non è la tua città. Preferisco far qualcosa in quella che ritengo essere la mia città, che sento mia e che conosco, perché semplicemente il sentirla tua è conoscerla. Qui io ho avuto una mia storia, ho dei ricordi, per me questa città ha senso, come ce l’ha Milano dove ho fatto la triennale ed Helsinki dove ho fatto un anno di Erasmus. Trento però alla fine rimane la città verso cui più sento di voler contribuire. C’è qualcosa di buono anche qui, bisogna solo un po’ condividerlo. E poi è  anche una questione di persone alla fine: se ci sono delle persone che organizzano, che facilitano le relazioni, poi le cose succedono. Magari a Trento a volte uno si sente un po’ solo, però ci sono anche delle realtà di questo genere, come può essere Poplar, anche questa è una cosa carina per far sì che le persone si incontrino. Alla fine è un po’ questo il problema. 

Al Poplar ci sei già stato, non è la tua prima volta però questa è una forma diversa, per via della questione Covid. Com’è la situazione a livello di concerti?

Beh, oddio, a me ha dato qualcosa questa situazione. Non rimpiango nulla. Capisco che è una situazione un po’ diversa però non mi cambia molto. Ci sta, è anche un’occasione per riarrangiare i brani. Era da tempo che volevo calmarmi e perdere un po’ il beat, l’idea di far solo. Avevo voglia artisticamente di concentrarmi su delle versioni dei brani più morbide, più d’ascolto e quindi è stata un’occasione per togliere la palla al balzo.

C’è una bella differenza ad ascoltarvi dal vivo rispetto che ascoltare un vostro disco.

Sì, sì, ci ho sempre tenuto molto a differenziare il contenuto dei dischi rispetto all’esibizione dal vivo. Spesso facciamo un disco arrangiato in un certo modo e ci poniamo il problema di come fare queste canzoni dal vivo. A volte uno non si pone il problema e le ripropone uguali al disco, invece per me è molto interessante ri-immaginarsele, riarrangiarle. Dove c’è la possibilità, è giusto creare, non perder tempo. Il mio approccio è quello di costruire continuamente, trasformare le cose, anche dal vivo trasformare i brani che sul disco suonano in un certo modo. Continuare a mantenersi un po’ vivi, è quella è l’idea.

Come mai avete scelto Antille come nome dell’Album?

Il progetto è del 2004-2005 e al suo interno c’era Walter Biondani, un ragazzo mio socio e le canzoni le ha quasi interamente scritte lui, a parte D’Annunzio, Barricati e altre due forse. Lui nel 2008-2009 ha fatto un’esperienza di traversata dell’oceano con un catamarano, partito dalle Martinica, delle isole in centro America, ed è arrivato in Spagna. Questo viaggio un po’ esotico gli ha ispirato questi brani. Il sound che gli abbiamo dato è un po’ caraibico, condito da percussioni, un po’ da sagra… Ci sono varie influenze a livello musicale. Antille sembrava il concept, la parola che raggruppava tutto, ci dava un’immagine del disco più diretta.

Ringraziamo Pop X per il suo essere ed il suo tempo, Beatrice Facchetti e Irene Fregonese di Sanbaradio per le loro domande e la collaborazione, saluto Tiziano e Lorenzo con tanto affetto e mi scuso per gli interventi ad canis

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