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Tutto quello che dovete sapere sulla legge Zan

Finalmente buone notizie! Da mesi ormai siamo abituati a sentire aggiornamenti poco rassicuranti riguardo al virus che ha inciso profondamente sulla nostra quotidianità. Ma qualche volta fa bene al cuore fermarsi e scoprire che tra le decine di dpcm che il governo continua a pubblicare ci sono anche alcune leggi che come cittadini italiani aspettavamo da anni. Meglio tardi che mai, come si suol dire. Lo scorso 4 novembre alla Camera dei deputati è stato votato e approvato il disegno di legge Zan, con ben 265 voti a favore a fronte di 193 contrari ed un astenuto; la legge passa ora al Senato per l’approvazione definitiva.

Ma cos’è la legge Zan? E perché la comunità LGBT+ ne sente tanto il bisogno?

Nello specifico la proposta di legge presentata alla Camera ancora a maggio 2018 conteneva un punto fondamentale: la modifica degli articoli 604-bis e 604-ter del Codice penale, introducendovi aggravanti per atti di violenza e discriminazione compiuti per motivi di “orientamento sessuale o identità di genere”. A ottobre 2019 la lista dei deputati che sostengono questa iniziativa si è allungata notevolmente e, oltre alla suddetta norma, è stata introdotta nella proposta di legge l’istituzione di centri antiviolenza e della Giornata nazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. Il mese successivo, a novembre, la deputata Giusi Bartolozzi propone che la modifica al Codice penale includa anche “motivi di genere” allargando quindi la legge ai casi di misoginia e transfobia.

Si direbbe che questo sia un grande passo avanti nella lotta per la tutela dei diritti della comunità LGBT+, perciò su questo tema mi sono confrontato con Lorenzo De Preto, presidente di Arcigay del Trentino. Il mio dubbio riguardava l’inclusività di questa legge, poiché le espressioni “orientamento sessuale” e “identità di genere” potrebbero lasciare scoperte alcune categorie di persone. Ad esempio, se la discriminazione basata sull’orientamento sessuale presuppone l’attrazione verso un determinato sesso o genere, qualunque esso sia, le persone asessuali potrebbero rimanere non protette dalla legge. Commenta così Lorenzo: “La legge Zan è un grande passo avanti per la comunità lgbt+ e per la tutela dei diritti umani in generale, come ogni legge questa funge poi da orientamento per il giudice in fase di esecuzione, non penso quindi che lasci scoperte delle categorie: l’asessualità pur non rientrando apparentemente nella definizione di orientamento sessuale è in realtà riconosciuta sia legalmente che scientificamente.”

A giugno 2008 l’Agenzia europea per i diritti fondamentali (FRA) pubblicava un resoconto della situazione in Europa sulla tutela delle persone LGBT+ evidenziando che “Molte persone LGBT sono vittime di discriminazione, bullismo e molestie e al contempo, cosa che suscita maggiori preoccupazioni, sono stati segnalati anche casi di aggressioni fisiche […] spesso i rapporti di coppia non godono dei pieni diritti giuridici […] In un’Unione europea che si basa sui principi della parità di trattamento e sulla legislazione anti-discriminazione, ciò è inaccettabile.” e concludendo: “Per combattere in modo efficace le violazioni dei diritti fondamentali occorre in primo luogo un fermo impegno politico nei confronti dei principi della parità di trattamento e della non discriminazione. I leader politici a livello comunitario e nazionale devono adottare una posizione ferma contro l’omofobia e la discriminazione nei confronti delle persone LGBT e dei transgender, contribuendo in tal modo a un cambiamento positivo degli atteggiamenti e dei comportamenti pubblici.”   Quindi l’Italia si adatta con un grosso ritardo a quelle che sono le richieste dell’Unione europea in materia di diritti umani? Risponde Lorenzo De Preto: “In questo periodo, in cui alcuni paesi dell’Unione europea, in specie est Europa, stanno tornando indietro in materia di diritti, il fatto che l’Italia approvi una legge come questa è un segnale molto importante. In realtà dal punto di vista legislativo l’Italia non è molto distante dalla maggior parte dei paesi europei, inclusi quelli più tolleranti e aperti. Un importante divario è stato colmato nel 2016 con l’approvazione della legge sulle unioni civili, infatti all’epoca l’Italia era uno dei pochi stati dell’UE a non avere ancora una legge che permettesse l’unione tra persone dello stesso sesso. Va anche detto che per altri paesi europei come la Danimarca, la Germania o la Gran Bretagna una legge che rafforzi le sanzioni nei confronti di reati d’odio motivati da omotransfobia o già esiste o è comunque resa meno urgente rispetto all’Italia data la minore incidenza o frequenza di questi episodi. In Italia invece, come dimostrano i recenti fatti di cronaca, vige ancora una mentalità conservatrice per cui è quasi legittimo attaccare, compiere violenza o insultare persone diverse da noi, per questo motivo una legge come la legge Zan è più che necessaria.”

Nel testo definitivo approvato alla camera veniva sancita l’istituzione di una giornata nazionale contro l’omotransfobia e la bifobia, il 17 maggio, in occasione della quale sarà possibile dedicare delle attività di sensibilizzazione e formazione su questi temi all’interno delle scuole di ogni grado. La deputata Giorgia Meloni, in sede di discussione, si diceva fortemente contraria a tale possibilità in quanto i bambini che vengano esposti a queste teorie gender possono esserne fortemente influenzati e il loro orientamento sessuale risentirne. Cosa ne pensa Lorenzo? Risponde: “Premettendo che l’espressione teorie gender è utilizzata da una certa fetta di politica che vuole in questo modo additare e stigmatizzare l’educazione sessuale, perché di questo si tratta; per quanto attività di sensibilizzazione e formazione esistano anche all’interno di scuole dell’infanzia ed elementari e siano in molti casi divertenti, stimolanti e formative per i bambini, ha più senso -ed è più importante- che queste vengano svolte nelle scuole di grado superiore dove i ragazzi hanno maggiore capacità critica e maturità e dove ci sia più interesse ad approfondire queste tematiche.”

Infine, una buona notizia anche per le ragazze e i ragazzi trentin* nello specifico: il 4 ottobre a poche ore dal voto alla Camera il consiglio comunale di Trento ha votato e approvato una mozione a sostegno della legge Zan dandole così il suo benestare. Cosa significa questo per la comunità LGBT+ trentina e per Arcigay del Trentino? Lorenzo De Preto: “Esatto, inoltre dal 2017 il comune di Trento aderisce alla rete Re.a.dy ovvero la rete italiana delle regioni, province autonome ed enti locali che si impegnano a prevenire, contrastare e superare le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Questo è molto importante per tutti noi, infatti durante la campagna elettorale l’adesso sindaco Franco Ianiselli aveva accolto e fatto sua la lista di sei punti presentatagli da Arcigay del Trentino. È bello vedere che il sindaco sta dando seguito al suo impegno. Uno dei problemi principali per una persona lgbt è sentire di non avere rappresentanza nell’amministrazione, sentirsi sola nella quotidianità e non avere voce. È importante quindi far sentire a queste persone che le istituzioni hanno a cuore anche le loro necessità e i loro bisogni evitando a tutti i costi che queste si rifugino nell’invisibilità e nell’anonimato.”

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