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Come attribuire un valore a se stessi?

Quando sentiamo la parola autostima, altre ci vengono subito in mente: sicurezza, coraggio, tenacia, intraprendenza, e via dicendo. A seconda del periodo della vita che stiamo attraversando, naturalmente, queste variano nei modi più imprevedibili, ma è possibile selezionarne alcune che possano accomunare tutti? Questo sarà l’obiettivo della riflessione in punta di piedi che vi proponiamo oggi. 

  • Sicurezza: qual è il rapporto con i nostri difetti? 

Sarebbe fantastico se tutti potessimo rispondere senza esitare a questa domanda, dire che per noi non sono un problema, li accettiamo ed anzi siamo stati in grado di trasformarli in punti di forza, ma per quanti le cose stanno davvero così? Non volendo precludere a nessun lettore la possibilità di immedesimarsi in questo articolo, aggiungiamo subito che effettivamente esistono persone che sono riuscite a raggiungere quell’armonica relazione con le proprie imperfezioni che è ambizione comune, ma anche qui è importante ricordare una cosa: solo perché qualcuno sembra felice, non significa (sebbene ovviamente non lo escluda) che lo sia. 

Ma la verità, forse, è che l’autostima è qualcosa su cui si lavora ogni giorno, in continua evoluzione, perciò può essere fuorviante parlare di persone che sono estremamente sicure di chi e come sono – semmai o lo sono a metà, perché cieche davanti ai loro stessi difetti, oppure semplicemente ogni giorno provano a prendersi cura di sé come possono – perché, così dicendo, è come se sottintendessimo un traguardo che però non esiste.

Quanti rimandano la felicità a quando avranno perso quei chili, la cellulite sarà scomparsa, saranno ricchi, otterranno il lavoro dei sogni, troveranno l’anima gemella e iniziano a vivere in un futuro che, per quanto plausibile, è ipotetico, ancora non esiste e potrebbe non diventare mai reale? Vivi il momento è una frase detta e ridetta, ma a tutti gli effetti è forse ciò che di più vicino abbiamo ad una formula universale per vivere soddisfatti (del resto siamo tutti diversi, non ha senso sperare in qualcosa di più specifico): è giusto avere aspettative per l’avvenire ed è innaturale non pensarci, ma, dopo aver fantasticato o scelto la propria strada, invece di aspettare che piova dal cielo un miracolo, bisogna tornare all’oggi e chiedersi quale può essere un passo in quella direzione da fare ora. Insomma, sul come vadano affrontate le proprie insicurezze, non è possibile suggerire qualcosa che non cada nel generico e nel banale; ciò che possiamo fare, però, è dare uno spunto di riflessione. 

L’autostima riguarda il valore che noi attribuiamo alla nostra persona: tecnicamente, quindi, per lavorarci al meglio, è necessario separare la nostra opinione da quella degli altri. Per essere più chiari, facciamo un esempio. Se quando siamo a casa in pigiama non ci importa della pancia, ma quando andiamo al mare detestiamo l’idea che gli altri la possano vedere, potrebbe non essere una nostra insicurezza, semmai è loro, casomai è genericamente diffusa l’idea (non sempre coerente, perché alla fine i veri sentimenti e desideri sessuali prescindono dall’oggettività) che il grasso addominale non sia un bel vedere. Ma se, sdraiati sul letto in vestaglia, questa nostra caratteristica non ci mette a disagio, potrebbe avere poco senso lavorarci su: avere gli addominali non ci soddisferà come pensavamo e, ancora più importante, ci accorgeremo che nemmeno agli altri tangerà più di tanto questo cambiamento. Il confine tra le due cose è labile e molto sottile, ma con la giusta dose di introspezione possiamo capire quali sono quelli che noi giudichiamo come i difetti che vorremmo smussare e, per arrivare ad essere soddisfatti, concentrarci solo su quelli. È quindi importante che ci chiediamo se la pancia è davvero un problema per noi (in tal caso, un allenamento costante e un’alimentazione sana possono farci sentire meglio) o se l’addome è solo ciò che abbiamo scelto come punto in cui concentrare un malessere psicologico.

  • Amor proprio: come influenza il nostro rapporto con gli altri il modo in cui vediamo noi stessi?

Un altro aspetto rilevante è l’amor proprio inteso come dignità, come valore che attribuiamo a noi stessi in quanto persone. In questo caso l’attenzione, piuttosto che essere focalizzata sull’aspetto esteriore, scivola sul carattere, l’approccio soggettivo alla vita, alle relazioni, a quello che pensiamo di meritare e a ciò di cui ci sentiamo all’altezza. Anche questo è un discorso piuttosto complicato da affrontare e ha infinite sfumature legate all’unicità di ognuno di noi. Un aspetto che però lascia innegabilmente un’impronta sul nostro modo di sentenziare ciò di cui siamo degni e quello che non fa per noi è il rapporto con chi ci sta intorno

Innanzitutto, spesso tendiamo a suggerire un totale menefreghismo dell’opinione altrui, ma quanto è valido questo consiglio? Le interazioni sociali sono una parte imprescindibile della nostra vita; l’idea di poter stare bene anche in totale solitudine è ciò che di più lontano possiamo concepire da un essere umano. Quello che è vero, però, è che è necessario fare una selezione. Tra le infinite opinioni che possiamo ascoltare, infatti, bisogna riuscire a fare una “classifica”: possiamo dare più peso, ad esempio, a quella di chi ci conosce più in profondità, alla voce di un professionista (nel caso di tematiche specifiche o patologiche) e via dicendo, a seconda delle circostanze. Ad esempio, se soffri di un disturbo alimentare e, dopo esserti confidato con i tuoi amici, loro dicono ma dai, non si vede!, non puoi permettere a questo giudizio tanto superficiale di precluderti la possibilità di chiedere aiuto perché forse non è davvero un problema, stai esagerando. Ma chi ti conosce meglio di te? Può ferirti che gli altri non ti capiscano, ma la tua priorità – dalla quale dipende ogni cosa che puoi fare nella vita – deve essere il tuo benessere. È molto importante dunque riuscire non ad ignorare l’opinione degli altri, ma a darle il giusto peso e a considerare tutte le variabili possibili: questa persona quanto conosce l’argomento che le ho sottoposto? Quanto mi vuole bene? Quanto era distratta quando ne abbiamo parlato? Quanto ne sa davvero di me?

Inoltre, a volte creiamo problemi dove non ne esistono. Pensiamo, ad esempio, ma perché questa persona sta ancora con me? Sono un disastro, non sono alla sua altezza! e fomentiamo insicurezze senza alcun fondamento razionale. Ma come noi sappiamo – o almeno cerchiamo continuamente di capire – quale sia il meglio per noi, altrettanto fanno gli altri. Non possiamo sapere, quindi, di cosa loro abbiano bisogno (la difficoltà di fare il bene dell’altro, diceva Freud, è che non possiamo mai sapere cosa sia per l’altro il bene), ma possiamo essere felici della considerazione che riceviamo. 

Accanto a questo, infine, bisogna tenere a mente anche un’ultima riflessione. Il fatto che le relazioni interpersonali siano fondamentali per noi è innegabile, ma nessuno ha mai detto che queste debbano essere immutabili nel tempo. La preferenza di qualcuno a noi caro per una strada diversa dalla nostra, quindi, non implica direttamente una correlazione con il nostro valore personale, semplicemente indica la loro scelta. Delle ripercussioni su di noi sono inevitabili, ma non possiamo concederci il lusso di lasciare che queste vadano ad intaccare la nostra autostima tanto profondamente quanto talvolta accade.

  • Fiducia in se stessi: è importante fidarsi delle proprie scelte?

Un ultimo aspetto, estremamente correlato all’amor proprio, è la fiducia in se stessi. Come abbiamo detto, bisogna fare attenzione a non fondere il giudizio degli altri con il nostro, a lasciare un confine che permetta, piuttosto che di seguire sempre i consigli degli altri, di confrontarli con le nostre valutazioni e, solo in un secondo momento, di scegliere. Per riuscire a fare questo, però, è ovviamente necessario che le nostre riflessioni non solo esistano e siano ben delimitate, ma anche che abbiano un fondamento logico.

Che si segua il cuore o la testa, infatti, alla base delle decisioni che prendiamo deve esserci una valutazione razionale delle nostre possibilità e caratteristiche. Possiamo essere sicuri di noi solo quando ci conosciamo, quando capiamo quelli che per noi sono dei difetti e lasciamo agli altri ciò che a loro non va bene, quando abbiamo individuato ed accettato i nostri stessi limiti e troviamo le qualità che ci appartengono. Spesso questa è l’unica strada per credere in sé, per fidarsi delle proprie scelte, è il migliore scudo per difendersi dall’invidia e dalla cattiveria: una volta che sei consapevole dei tuoi punti di forza, puoi scegliere di concentrarti su quelli, prendertene cura ed eventualmente metterli a disposizione degli altri.

Nessuno di noi sarà mai libero dal giogo dell’imperfezione. Per questo motivo, allora, piuttosto che lasciarci ossessionare dai nostri difetti, possiamo innanzitutto individuarli e delimitarli, in modo da evitare che inquinino tutto il resto, dopodiché scegliere come smussarli. L’autostima, quindi, più che avere come requisito fondamentale la perfezione, richiede sincerità (in primis con se stessi) e costanza

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