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Il linguaggio umano e i sistemi comunicativi animali

Il linguaggio umano è un sistema comunicativo molto complesso, che richiede caratteristiche anatomiche presenti solamente nel corpo umano. Il linguaggio verbale è, infatti, una facoltà specie-specifica dell’uomo: non si trovano, cioè, altri suoi esempi in natura. Tuttavia, questo non significa che nel mondo animale non siano presenti altri sistemi di comunicazione: esistono discipline, in particolare la zoosemiotica, che studiano le interazioni tra gli animali e i messaggi che vengono scambiati tra i membri di una stessa specie. Dunque, quali sono le principali differenze tra le interazioni umane e quelle animali?

Come già accennato, la prima grande differenza è data dalla diversa conformazione fisica degli uomini rispetto agli animali. In particolare, il volume del cervello e la quantità delle circonvoluzioni e dei collegamenti tra neuroni permettono all’uomo di elaborare il linguaggio verbale, che è un sistema comunicativo molto complesso dal punto di vista neurologico e cognitivo. Inoltre, per comunicare, oltre all’elaborazione mentale, è necessaria un’adeguata capacità di produzione fonica: in parole semplici, bisogna che il corpo sia in grado di produrre quei suoni che servono a trasmettere oralmente i messaggi. Nell’uomo questa capacità è garantita dalla “conformazione del canale fonatorio cosiddetta ‘a due canne’ (connessa alla stazione eretta)” (Berruto, Cerruti, 2017²: 31-33), che non è presente negli altri animali.

Dal punto di vista pratico, la maggiore differenza tra il sistema comunicativo umano e quello animale è che il primo permette di potersi riferire a un’infinità di concetti, mentre il secondo limita i riferimenti ai dati oggettivi (Cantoni, Rubinelli, Tardini, 2008: 108-111). Grazie al linguaggio, infatti, gli uomini possono trasmettersi a vicenda non solo informazioni relative a dati concreti della realtà (cioè a oggetti e situazioni fisicamente esistenti), ma possono riferire gli uni agli altri anche messaggi che contengono nozioni astratte – basti pensare, molto semplicemente, ai riferimenti al futuro –, cosa che gli animali non sono in grado di fare.

Una caratteristica peculiare del linguaggio umano è quella che il linguista francese André Martinet (1908-1999) ha chiamato doppia articolazione (Cantoni, Rubinelli, Tardini, 2008: 108-111), che consiste nel poter creare una quantità potenzialmente infinita di inferenze a partire da un piccolo insieme finito di elementi minimi. Questi elementi minimi, che sono sprovvisti di significato, si chiamano fonemi: sono i suoni che noi emettiamo quando parliamo. Unendo i fonemi si formano i morfemi, che sono le unità minime di significato; con più morfemi si formano le parole composte, poi gli enunciati, e quindi in generale i messaggi che si vogliono trasmettere. Questa scomponibilità del linguaggio umano rende possibile la sua analisi; le comunicazioni animali, al contrario, non sono suddivisibili in elementi minimi significanti, e dunque non sono analizzabili.

Le differenze sopraenunciate spingono a considerare il linguaggio umano come la migliore tra tutte le forme di comunicazione presenti in natura, perché permette di trasmettere una quantità di messaggi infinitamente maggiore e, di conseguenza, di avere una relazione molto più ricca con il mondo e con gli altri individui. La differenza tra uomo e animale, che produce le divergenze tra i rispettivi sistemi di comunicazione, non è quantitativa, ma qualitativa: solamente l’uomo ha le qualità fisiche necessarie per poter sviluppare il linguaggio, e non esistono altre specie che potrebbero migliorare le loro caratteristiche fino a raggiungere lo stesso livello degli umani. Questo, tuttavia, non significa che l’uomo sia ontologicamente o metafisicamente superiore agli altri animali: la differenza qualitativa che gli ha permesso di sviluppare il linguaggio verbale è totalmente naturale e non è dovuta al possesso di una qualche facoltà trascendente (come l’anima, lo spirito, la ragione, ecc.).[1]

Si è visto, dunque, che il linguaggio umano è molto differente rispetto alle forme di comunicazione degli altri animali, cosa che porta a considerarlo superiore, perché, rispetto a questi, permette di trasmettere molte più informazioni. Nonostante ciò, non bisogna pensare che all’origine del linguaggio ci sia un elemento esterno alla natura che rende l’uomo migliore degli altri animali: questa superiorità è solamente pratica, perché garantisce di poter avere una quantità di interazioni di gran lunga maggiore.

BIBLIOGRAFIA

Gaetano Berruto, Massimo Cerruti, La linguistica. Un corso introduttivo, UTET, Novara 2017², pp. 31-33.

Lorenzo Cantoni, Sara Rubinelli, Stefano Tardini, Pensare e comunicare, Maggioli, Santarcangelo di Romagna 2008, pp. 108-111.


[1] Per ulteriori dettagli sulla differenza qualitativa dell’uomo rispetto agli altri animali cfr. Ernest Cassirer, Saggio sull’uomo, Armando, Roma 1971².

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