Intervista ad Ateneo dei Racconti

Questa settimana si sta svolgendo la prima edizione interamente digitale di Ateneo dei Racconti, il concorso letterario (ma non solo!) organizzato dall’Opera universitaria. Per avere qualche informazione in più a riguardo abbiamo intervistato Elena Fonte (aiuto-regia) e Niccolò Pedelini (attore), i due giovani che hanno preso parte alla realizzazione di questo contest.

Quali sono le novità per questa nuova edizione di Ateneo dei Racconti?

Niccolò: La novità principale di quest’anno è che, a causa della pandemia, si è deciso di convertire fin da subito il tutto in un’edizione digitale piuttosto che aspettare l’apertura dei teatri e mettere in pausa il concorso, come era successo l’anno scorso. Quindi gli autori, in questa edizione, invece di tradurre i propri racconti in performance dal vivo al Teatro Sanbapolis, hanno convertito i propri elaborati in video-performance, pubblicate sulla pagina Instagram e sul canale YouTube di Ateneo dei Racconti che pubblicizzeremo in quella che ci piace chiamare “la settimana del racconto”, una vera e propria settimana dedicata all’Ateneo dei Racconti, dal 24 al 28 maggio. Durante questa settimana sono pubblicati 2 racconti ogni giorno, tranne l’ultimo in cui ne uscirà uno solo; i racconti sono, infatti, 9, perché un concorrente si è ritirato all’ultimo dalla creazione della performance. Insieme alle video-performance, create dagli autori stessi insieme ai validi aiuto-regista Elena, Francesco e Angela e ai montatori Silvia e Niccolò, verranno pubblicate anche delle interviste in cui i finalisti spiegheranno come hanno avuto l’ispirazione per il loro racconto e per la creazione in video-performance.

Com’è stato organizzare questa edizione?

Elena: Per quanto riguarda la mia parte, cioè l’assistenza alla regia, è stato bello perché non ho mai avuto questo ruolo prima. Io vengo dal teatro e di solito sono sempre attrice, quindi per la prima volta mettersi dall’altra parte è stato molto interessante e impegnativo: è stato proprio scoprire un mondo nuovo. Tante volte, infatti, i ragazzi mi ponevano delle domande perché per loro era la prima volta e io ero sempre lì a ricordargli: “guardate che è la prima volta anche per me!”. Quindi è stato bello anche crescere insieme, stare insieme. Sono anche molto soddisfatta dato che ho iniziato a far parte di questo progetto proprio perché avevo voglia di qualcosa di nuovo: alla fine l’ho trovato.

Niccolò: Per quanto riguarda l’organizzazione generale, ovviamente c’è stato un cambio di rotta: se prima si puntava tantissimo sul passaparola tra gli studenti e sui volantini, quest’anno l’edizione digitale ci ha portato a fare una campagna massiccia sui social, in particolare sulla pagina di Ateneo dei Racconti e di ATU che si sta riorganizzando anche con vari progetti.

Elena: ATU è risorta!

Niccolò: Esatto, ATU è risorta dalle sue ceneri!

Elena: Ci siamo sentiti sempre via Zoom e questo, in un certo senso, è stato un handicap, però devo dire che, nonostante tutto, non è stata gestita male. Siamo riusciti, anche se non nello stesso modo, a portare a casa dei buoni risultati.

Cosa dobbiamo aspettarci da questa nuova edizione di Ateneo dei Racconti?

Elena: Una cosa che mi aveva detto Guido Laino (il regista n.d.r.) è che Ateneo dei Racconti ha una storia di racconti molto lugubri e tristi, non so se Niccolò può confermare?

Niccolò: Assolutamente vero!

Elena: Io devo comunque dire che me li sono letti tutti e ce ne sono alcuni che sono molto spiritosi e allegri, alcuni addirittura virano verso l’assurdo – se è un genere che vi può interessare, troverete soddisfazione! – e quindi posso dire che rispetto agli anni scorsi sarà un’edizione con un tono più frizzantino, almeno io ho avuto questa impressione. Ce ne sono comunque alcuni tristi, proprio da devasto, con certi addirittura mi sono messa a piangere, ma altri fanno proprio spaccare dal ridere. Insomma c’è proprio un po’ di tutto.

È forse un po’ sorprendente il fatto che, considerato il periodo vissuto, vi sia stato un aumento di racconti allegri piuttosto di quelli più deprimenti, no?

Elena: Sì, infatti. Tra l’altro anch’io avevo partecipato come scrittrice, per poi essere ripescata come assistente alla regia, ed effettivamente il mio racconto era davvero tristissimo, perché scritto in tempi di pandemia fondamentalmente.

Niccolò: Il bello di Ateneo dei Racconti è che molte persone scrivono, ma poi rientrano nell’organizzazione in qualche modo. Anch’io quando ero all’Università avevo scritto un racconto davvero triste, perché fatto in un periodo terribile, ma poi sono finito a fare l’attore per Ateneo dei Racconti. È incredibile perché in qualche modo non sei tu che scegli Ateneo dei Racconti, ma è Ateneo dei Racconti che sceglie te, prima o poi.

Elena: Senti la dizione perfetta!

Niccolò: Basta, dai, adesso mi vergogno! [ride]

Com’è stato questo cambiamento al digitale rispetto alle precedenti edizioni?

Niccolò: L’edizione scorsa è stata sicuramente quella travagliata, nel senso che è iniziata nel momento in cui non c’era la pandemia e poi ha dovuto subire uno stop fino a settembre/ottobre, il tutto per poi fare una sola serata in teatro delle due programmate. Dunque la volontà di convertire tutto online è stata, soprattutto da parte di ATU, per evitare un’altra edizione a metà. Personalmente sono molto curioso di vedere, proprio dal punto di vista organizzativo, cosa ne uscirà fuori, perché è un’edizione sperimentale e sicuramente ciò che abbiamo imparato quest’anno lo utilizzeremo anche gli anni prossimi quando – si spera – torneremo in teatro, magari facendo qualcosa metà e metà. Mentre una volta le modalità di Ateneo dei Racconti erano molto standardizzate, questi due anni ci hanno fatto capire cosa non funzionava e cosa invece andava meglio. Sicuramente ciò che abbiamo imparato verrà integrato nelle edizioni future.

Quindi questa sarà un’edizione svolta?

Niccolò: Sì esatto. Una cosa che certamente non ci aspettavamo è che quest’anno abbiamo avuto più racconti rispetto agli anni scorsi…

Elena: La noia pandemica ci ha aiutati.

Niccolò: Esatto, esatto. Noi credevamo che sarebbero arrivati molti meno racconti a causa della chiusura dell’università e dell’impossibilità di far conoscere Ateneo dei Racconti, invece ne sono arrivati una quindicina in più rispetto alla media degli anni precedenti: prima eravamo intorno ai 70, ora ne abbiamo circa 85. Adesso vedremo come funzionerà con la condivisione social e le pubblicazioni su Instagram e YouTube.

Elena: È un po’ un azzardo, però secondo me andrà bene. Adesso non voglio gufarmela, però ci stiamo spostando sempre di più sui social, quindi presumo che arriveranno a molte più persone.

Niccolò: Sì, esatto, anch’io credo che le performance saranno viste da un maggior numero di persone rispetto a quelle presenti alle serate, anche se si perderà la magia del teatro.

Come descriveresti in una parola questa edizione di Ateneo dei Racconti?

Niccolò: Io direi frizzante, perché ho sempre bevuto acqua gasata prima di girare i video insieme ai ragazzi.

Elena: Io direi sperimentale, perché questa è una cosa nuova. È tutto passato in digitale, si è dovuto anche improvvisare come far girare i racconti e anche come pubblicarli, che è stato argomento di discussione per giorni, settimane, mesi nel direttivo di ATU e di Ateneo dei Racconti. Inoltre, i ragazzi si sono dovuti impegnare davvero tanto, perché un conto è fare una performance in teatro da un quarto d’ora, un altro è montare un cortometraggio, una cosa davvero complessa soprattutto se non hai delle conoscenze di base, come tutti noi di Ateneo dei Racconti. I concorrenti sono stati davvero bravi, perché bisogna sapere che loro stessi hanno montato i video, curato l’audio e sono stati davvero i registi dietro alla macchina da presa e molti si sono anche cimentati come attori. Quindi veramente bravi.

Niccolò: Riprendendo il discorso di Elena, il teatro era in un certo senso più semplice dato che era sempre presente l’aiuto in regia sia di Guido Laino sia degli aiuto registi che uniformavano i linguaggi di tutti. Qui invece è proprio stato detto agli autori: “rega’, non tutti siete a Trento, c’è chi è in Erasmus, altri chissà dove, quindi dovete mettervi in gioco sul serio”. Infatti, una delle concorrenti è in Erasmus in Polonia! C’è stata una grande partecipazione: tutti hanno tirato fuori unghie e denti e si sono messi all’opera. Abbiamo visto da parte loro molta, molta, molta intraprendenza.

Elena: Per fare degli esempi, abbiamo ricostruito il set di un ospedale, abbiamo trasportato Torino in Polonia, il Vietnam a Brescia. Questo per dire che non è stato semplice, però sono stati bravi.

Niccolò: Questo potrebbe essere uno degli elementi che ci porteremo dietro: dare maggiore spazio ai ragazzi e agli aiuto-regia. Quest’anno, per quanto l’aiuto di Guido sia stato utile per insegnare ai ragazzi come utilizzare il programma per il montaggio, loro hanno avuto un ruolo preponderante. Dalle difficoltà emergono sempre le cose migliori.

Si sono trovate nuove opportunità di espressione artistica insomma.

Elena: Sicuramente. Io ho visto, e non so se questo vale anche per gli altri miei colleghi aiuto-registi, nelle tre persone che ho seguito la voglia di creare e inventare, oltre che quella di mettersi in gioco. E questa è una cosa molto importante.

Niccolò Bonato

Appassionato di relazioni internazionali, giornalismo e comunicazione in generale. Originario di Treviso, ma a Trento per studi (internazionali)

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