No, questa non è libertà!

6 gennaio 2021, sostenitori del presidente Donald Trump, per contestare i risultati delle elezioni che hanno visto Joe Biden vincitore, assaltano la sede del Campidoglio .

11 ottobre 2021, gruppi di protesta “no green pass”, capeggiati dai leader di Forza Nuova, assaltano la sede della Cgil a Roma. 

Nel giro di otto mesi abbiamo assistito a due eventi che, seppur a settemila chilometri di distanza, portano con loro diverse similitudini, punti di incontro e analogie che suggeriscono un fattore di influenza di uno nei confronti dell’altro. 

In entrambi i casi abbiamo visto quelle che si considerano “frammentazioni della società” trasformarsi in vere e proprie spaccature, una rottura di quel “compromesso democratico” a cui faceva riferimento Hans Kelsen e che mette alla luce quelle che sono le estreme fragilità di regimi come i nostri che pretendono di assumere caratteri liberal-democratici. Due avvenimenti che mettono in discussione il concetto che ognuno di noi può avere di un motto come quello di “Liberté, Égalité, Fraternité” e che ripropongono la diatriba tra il pensiero liberale, istituzionale e garantista, e le concezioni puramente popolari-populiste della democrazia, con l‘inevitabile interrogativo su quale e quanto grande possa essere il confine tra “stato di diritto” e “stato di eccezione”. 

Le similitudini tra le due manifestazione non sono emerse solo da un punto di vista contenutistico, ma hanno avuto pressoché lo stesso impatto sulla coscienza della società e dei suoi rappresentanti: in entrambi i casi si è vista, da un lato, da parte degli esponenti democratici dei due paesi una ferma condanna e una volontà di punire tali atti (in America con il fallito impeachment di Trump e in Italia con la proposta di sciogliere gruppi neo-fascisti come Forza Nuova per apologia del fascismo), dall’altro invece una mancanza di coraggio da parte dei partiti di destra di condannare in via definitiva tali opere e il tentativo di girare la frittata accusando il sistema di incattivire la gente con misure liberticide e anticostituzionali. Con il passare dei giorni sempre più si rivela (e si è rivelato in America) il proposito dei primi di approfittare di questi eventi per screditare a livello mediatico ed elettorale gli avversari politici, additandoli come i mandanti morali di tali azioni (teoria non del tutto campata in aria), e dall’altra la consapevolezza che se si prendessero le distanze da certi soggetti, ne risentirebbero i consensi, sia del Partito Repubblicano in America sia di Fratelli d’Italia (nel partito di Giorgia Meloni è facile imbattersi in nostalgici del fascismo).

Ma le vere domande, che molti di noi oggi si pongono, sono: stiamo assistendo davvero ad un ritorno delle ideologie fasciste? E, dunque, la nostra odierna democrazia (quindi liberal democratica) è davvero in pericolo?

Dal mio punto di vista, vedo remota la possibilità di un ritorno preponderante del fascismo, sia all’interno delle coscienze degli individui sia, ancor meno, all’interno delle istituzioni rappresentative. I fatti accaduti alla CGIL piuttosto che quelli accaduti al Campidoglio hanno sicuramente scosso fortemente l’opinione pubblica, a tal punto da porsi questi interrogativi. Tuttavia hanno anche provocato forti contro-reazioni di fronte a tali eventi, come la manifestazione anti-fascista del 16 ottobre a Roma e procedimenti in via giudiziaria contro gli autori degli assalti. Certamente ritengo che, seppur in assenza di un effettivo pericolo, scenari come quelli di Roma siano uno sputo sulla tomba di tutti coloro che sono stati in passato vittime e oppositori del regime fascista, e soprattutto di coloro che hanno dato la vita nel tentativo di liberare il nostro paese dal regime fascista. 

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