FUMETTO: UN GENERE MINORE?: “Persepolis”


Oggi parliamo di Persepolis, una graphic novel storica e autobiografica scritta da Marjane Satrapi e pubblicata per la prima volta in Francia, tra il 2000 e il 2003. In base alle varie edizioni pubblicate nel corso degli anni, potete trovare questa graphic novel suddivisa in due o quattro volumi oppure in un unico libro.

L’autrice, nonché protagonista della storia, ci illustra una parte della sua vita: racconta il percorso della sua complicata, dolorosa e inaspettata crescita a causa degli eventi realmente accaduti in Iran (suo paese natio) che hanno stravolto lo stile di vita e di socialità a cui lei e la sua famiglia erano abituati, il rapporto con la propria fede, lo sviluppo del suo pensiero politico e la sua esperienza da rifugiata in Austria. Molte delle vicende narrate sono ambientate a Teheran, capitale dell’Iran nonché città in cui Marjane vive assieme ai suoi genitori e alla nonna.


Il romanzo inizia quando la protagonista ha circa sette anni e si apre con un Iran “laico”: la forma di governo è una monarchia che, però, non garantisce piena libertà di parola (non è concessa, ad esempio, nemmeno la possibilità di dissentire contro lo scià) e si tratta di un paese dove le persone sfoggiano i vestiti che indossano ogni giorno, uomini e donne possono girare e stare assieme, non vi è imposizione istituzionale di indossare o portare simboli religiosi e si possono fare feste in casa. L’autrice ci fornisce l’immagine di un Paese molto diverso da come lo conosciamo oggi attraverso i media, ma che nemmeno in quei momenti aveva ancora le caratteristiche necessarie per definirsi democratico.


La prima parte della storia è ambientata nel pieno fermento della Rivoluzione iraniana (1978-1979), periodo in cui la gente scende in piazza a protestare per ottenere dei cambiamenti. Per quanto riguarda la famiglia della protagonista, nei due anni precedenti la madre di Marjane ha reclamato una migliore condizione delle donne nelle mobilitazioni femministe e suo padre ha fotografato tutti i momenti dell’evoluzione delle proteste, immortalando tanto le grida di chi contestava la pessima gestione politica ed economica dello scià quanto la violenta repressione. Marjane, invece, all’inizio del romanzo non si interessa di politica, né sa il motivo per cui la gente è così furiosa con lo scià (che, anzi, lei adora); le piacciono Bruce Lee e le patatine fritte con il ketchup e desidera, un giorno, imparare a depilarsi le gambe e diventare l’ultimo profeta della storia. È molto credente, ma non porta il velo in quanto i genitori e la nonna l’hanno educata a non indossare mai qualcosa contro la sua volontà.
Sono stati questi ultimi, insieme allo zio paterno Anouche, un militante del partito comunista, a spiegarle il motivo per cui l’Iran è divenuta una monarchia anziché una democrazia come la Turchia, le vicissitudini che hanno portato suo nonno e suo zio in prigione (principalmente legate alla loro militanza politica), le torture subite dagli oppositori dello scià e gli esili forzati dei suoi familiari. Sempre a loro, infine, Marjane deve un insegnamento prezioso: lottare sempre per la libertà rimanendo fedele a se stessa.


Nella seconda parte, la protagonista vede sorgere l’attuale regime teocratico dell’Iran. In questo contesto, i membri della classe dirigente e la polizia cercano di uccidere tutti gli oppositori dello scià e coloro che contestano; poco dopo, impongono l’obbligo di indossare l’hijab o il niquab e una serie di divieti tra cui le classi miste, le scuole laiche, l’acquisto di oggetti che provengono dall’Occidente, considerati scadenti. Intanto scoppia la guerra tra Iran e Iraq e Marjane scopre la notizia dalla nonna al ritorno da un viaggio con i genitori.


Successivamente, alla luce di una chiamata ricevuta dalla preside della scuola di Marjane, i suoi genitori la convincono a partire per l’Europa: la loro figlia, infatti, è stata richiamata dalla dirigenza scolastica per aver criticato la professoressa di religione.
La protagonista viene quindi mandata in Austria, dove abita la migliore amica della madre e dove termina i suoi studi al liceo bilingue di Vienna. La vita, qui, non è tanto ordinaria per lei: durante il periodo di permanenza cambia almeno cinque case e fa molta fatica ad ambientarsi allo stile di vita e di pensiero dei ragazzi della sua età sotto ogni punto di vista, dai modi di svago al sesso. Sviluppa, inoltre, un enorme senso di alienazione verso se stessa: è partita invece che restare e ha tradito la sua integrità quando ha rinnegato le proprie origini per non essere considerata una pazza terrorista.


Persepolis è solo il primo episodio ambientato in questo universo, diventato molto popolare specialmente quando nel 2007 è stata realizzata la trasposizione cinematografica.
Considerando come si sono evolute le cose negli ultimi anni, penso che valga ancora la pena di sfogliare le pagine di Persepolis perché sostengo che non sappiamo ancora come trattare il tema del Medio Oriente. Inoltre, penso che oggi sia molto difficile trovare un equilibrio tra il cuore e la testa: l’emozione, se non riconosciuta e controllata, rende schiavi, ma, d’altro canto, la sola ragione conduce ad un senso di cupo pessimismo.

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