Elezioni Generali Brasile: Lula vince in un Paese polarizzato

Il 30 Ottobre 2022 si è svolto il secondo turno delle elezioni generali in Brasile, dopo che alla prima chiamata alle urne nessun partito era riuscito ad ottenere la maggioranza assoluta. Il popolo si è espresso a favore di Luiz Inácio Lula da Silva del Partito Nazionale dei Lavoratori (che già aveva guidato il Paese dal 2003 al 2010), a discapito del Presidente uscente Jair Bolsonaro del Partito Liberale.

Luiz Inácio Lula Da Silva e Jair Bolsonaro a dibattito il 16/10 a San Paolo

L’elezione, la nona dalla fine della dittatura militare, ha restituito l’immagine di un paese polarizzato e sempre più spaccato in due, tra il ricco Sud del Paese, a favore dei liberali, e il Nord, a maggioranza meticcia e nera, a favore di Lula. La campagna elettorale non è stata infatti un confronto tra progressismo e conservatorismo, bensì una vera e propria battaglia tra “Lulitas” e “Bolsonatoritas”. Al primo turno, svoltosi il 2 Ottobre, la coalizione di Lula, “Brasile di Speranza”, ha raccolto il 48.4% delle preferenze, contro il sorprendente 43.2% di Bolsonaro che, secondo la maggior parte dei sondaggi, non avrebbe dovuto superare il 38%. A determinare un esito così incerto, secondo gli analisti, è stato soprattutto l’alto tasso di astensionismo (quasi del 21%), significativo in un Paese dove votare è un obbligo e l’astensione ingiustificata viene punita con multa. Al ballottaggio del 30 Ottobre, infine, Lula ha vinto con un margine molto risicato, ottenendo il 50.9% dei voti. La vittoria, molto strozzata rispetto alle previsioni pre-voto, appare ancora più instabile se si analizza anche la composizione del nuovo Parlamento, il più “conservatore” della storia del Paese, con il partito di Bolsonaro che mantiene il maggior numero di seggi sia alla Camera che al Senato.

Il motivo della discrepanza tra i voti del ballottaggio e la composizione del nuovo Parlamento dipende dal sistema elettorale brasiliano. Questo prevede che il Presidente della Repubblica venga eletto a suffragio universale per un mandato di 4 anni, con possibilità di rinnovo per un solo secondo mandato consecutivo (Bolsonaro è il primo presidente nella storia del Brasile a non essere rieletto). Il Congresso è bicamerale: la Camera dei Deputati è composta da 513 rappresentanti eletti ogni 4 anni con sistema proporzionale in 27 circoscrizioni plurinominali, con numero di seggi per circoscrizione calcolato in base alla popolazione. Il Partito Liberale ha ottenuto 99 seggi contro i 79 della coalizione di Lula. Il Senato, invece, è rinnovato totalmente solo ogni 8 anni con “plurality system“, che significa che 1/3 e 2/3 dei senatori vengono votati ogni 4 anni. In queste elezioni si è votato solo per 1/3 dei senatori (27 su 81), ovvero uno per circoscrizione. Anche qui il Partito Liberale ha mantenuto il maggior numero di rappresentanti. Il problema di fondo con il quale Lula dovrà fare i conti, quindi, oltre alla minoranza parlamentare della sua coalizione, è un sistema partitico molto frammentato con un elevato tasso di infedeltà dei legislatori che passano da un partito ad un altro. Dal 1990, alla Camera dei Deputati, ci sono sempre stati rappresentanti di almeno 18 partiti politici diversi, e nessun partito ha mai raggiunto nemmeno ¼ dei seggi. Il nuovo presidente dovrà essere molto abile e persuasivo per far in modo che future proposte di legge vengano accolte e votate.

Distribuzione del voto per Stato – Ballottaggio (II turno)

La frammentazione parlamentare riflette la frammentazione di una nazione sempre più divisa. La campagna elettorale, iniziata a Settembre, si è subito trasformata in un’irrazionale “battaglia tra il bene e il male”, che ha impedito qualsiasi confronto civile e positivo tra i due candidati. Si è parlato pochissimo o quasi per nulla di temi centrali quali la povertà, la deforestazione dell’Amazzonia, le politiche sociali sempre più assenti, l’aumento dilagante della vera e propria “fame” che interessa oggi circa il 15% dei brasiliani, e la disoccupazione. Al contrario, la proliferazione di fake-news ha messo in primo piano la divisione e polarizzazione del Paese, con i candidati stessi che hanno dovuto in prima persona rispondere ad accuse false e assurde.

Lula ha trionfato in 14 stati poveri e rurali, principalmente nel Nord, conquistando il sostegno delle classi popolari, delle donne e dei giovani. Anche Bolsonaro ha vinto in 14 stati, mantenendo una solida presa tra gli elettori evangelici, nelle grandi città e nel settore industriale. La sua campagna si è concentrata sui cosiddetti valori morali (Dio, patria e famiglia) e sui numerosi attacchi al suo avversario, mirando fortemente ad attrarre la “pancia” del paese. Alla fine, come già detto in precedenza, Lula ha vinto al ballottaggio, ed entrerà in carica l’1 Gennaio 2023, ma la sua risicata vittoria, unita alla composizione fortemente conservatrice del nuovo Parlamento, evidenziano come l’estrema destra si sia ormai profondamente radicata nella società brasiliana: il “Bolsonarismo” è ancora forte e vivo.

Dopo la comunicazione dell’esito del ballottaggio, Bolsonaro non ha espressamente detto di riconoscere il risultato, millantando accuse di brogli. Il suo portavoce ha tuttavia fatto sapere che il Presidente uscente ha dato autorizzazione ad un processo di transizione “che avverrà nel rispetto della legge”. Ci sono comunque state varie proteste da parte dei suoi sostenitori, come blocchi stradali messi in atto dai camionisti posizionando i propri mezzi di traverso per paralizzare la circolazione, e pile di pneumatici dati alle fiamme, soprattutto nelle regioni del Sud. Fatti, questi, che hanno obbligato il Tribunale Superiore Federale a comunicare nuovamente che le elezioni sono avvenute in maniera corretta e trasparente, nel tentativo di arginare una potenziale e pericolosa deriva della Democrazia.

Proteste pro-Bolsonaro dopo l’esito del ballottaggio

Al di là dell’instabilità sociale e i forti contrasti interni, la vittoria di Lula rappresenta comunque un nuovo capitolo per il Brasile. Dopo la vittoria il neo-Presidente ha comunicato che tenterà di ripristinare unità all’interno del Paese e cercherà di porre rimedio a 4 anni di Governo Bolsonaro. Nello specifico, Lula ha promesso varie riforme: le più urgenti sono quelle fiscali e amministrative, ma anche fermare la deforestazione dell’Amazzonia e arginare i tagli all’istruzione e alle infrastrutture promossi dalla gestione precedente. Soprattutto, il nuovo Governo dovrà risolvere la complicata situazione economica nella quale il Paese si trova: inflazione alta, indebitamento al consumo familiare molto elevato e tassi di interesse crescenti impossibili da pagare per la maggior parte delle famiglie, rapporto debito/PIL in nuovo aumento e molto altro.

In sintesi, Lula vince ma si trova a fronteggiare una situazione molto complicata: da un Parlamento prevalentemente ostile ad un popolo diviso. Molte sono le promesse elettorali fatte, ma ancora di più sono le sfide che lo attendono. Il Brasile ritrova credibilità nei rapporti con l’estero, ma la situazione interna rimane ancora molto complicata. Ci vorrà tempo e coesione per portare il Paese a un vero cambiamento, ma intanto l’esito del ballottaggio dà un barlume di speranza che la strada presa sia quella giusta.

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