Ultima Generazione, la nuova voce della lotta al cambiamento climatico

“Palazzo Vecchio imbrattato, Ultima Generazione: “Amiamo l’arte, ma questo è l’unico modo per farci ascoltare”” (Firenze Today)

Ultima Generazione imbratta la Barcaccia” (Artribune)

La surreale giustificazione di Ultima Generazione per il monumento imbrattato in piazza Duomo” (Il Foglio)

Attivisti di Ultima Generazione, 12 indagati a Padova. Per la Procura la loro è associazione a delinquere” (Corriere della Sera)

Questi sono solo alcuni dei titoli sulle più recenti azioni dell’organizzazione Ultima Generazione, una nuova associazione ambientalista la cui presenza ha già suscitato diverse critiche sia da parte delle forze politiche, in particolare quelle conservatrici, sia da parte dei divulgatori a causa delle tattiche scelte dal movimento per catturare l’attenzione del pubblico. Recentemente, 12 attivisti di Ultima Generazione sono stati accusati dalla Procura di Padova per associazione a delinquere per le azioni di protesta avvenute dal 2020 al 2023. Però, che cosa sappiamo veramente di questa “voce” al di fuori delle notizie? Perché hanno scelto di utilizzare dei toni tanto possenti e irriverenti? È giusto silenziarla a causa dei toni adottati? Analizziamola.

Riprendendo il pensiero del sociologo Alberto Melucci, Ultima Generazione si inserisce nel panorama di quelle organizzazioni nate dall’ondata dei cosiddetti nuovi movimenti sociali, cioè quei movimenti, sorti a partire dagli anni Ottanta, che si sviluppano attorno ad un unico macro-tema, come il femminismo o, come in questo caso, la lotta contro il collasso climatico. In questo contesto, le nuove organizzazioni – così come i nuovi movimenti sociali – non hanno, in genere, alcun supporto o affiliazione con associazioni o partiti politici né con organizzazioni internazionali od ONG importanti. Investendo le proprie risorse, economiche e non, per l’attuazione delle varie attività, sono i volontari e gli attivisti a dare la maggior parte del sostentamento all’organizzazione (e più in generale al movimento). Le organizzazioni riconducibili a questa categoria non sono prive di strutture gerarchiche o decisionali, ma si riconoscono per una partecipazione più flessibile e meno rigida rispetto alle organizzazioni “classiche”.

Inoltre, i nuovi movimenti sociali studiati da Melucci si caratterizzano per il ricorso ad un repertorio d’azioni di protesta fortemente espressivo, in cui rientra la disobbedienza civile non violenta. Ciò significa che questi nuovi movimenti sociali e organizzazioni sono più orientati a manifestare il loro dissenso politico piuttosto che ricorrere ai tradizionali metodi di partecipazione politica, cioè prendere parte a processi più istituzionali per avanzare le proprie idee.

Ultima Generazione è nota al pubblico per le sue azioni di disobbedienza civile, specialmente quella di spruzzare della vernice lavabile e altre soluzioni vegetali su opere d’arte e monumenti. Si tratta di azioni di protesta ad alto rischio, nelle quali gli attivisti sono consapevoli di commettere dei reati, nello specifico quelli di deturpamento e di imbrattamento, ma non ritengono di essere nel torto, sostenendo che stanno legittimamente protestando per le decisioni (e le non-decisioni) del governo sulle politiche ambientali, in particolare il continuo finanziamento alle multinazionali petrolifere. Gli attivisti sono quindi volontariamente disposti a incorrere alle conseguenze delle loro azioni. Ultima Generazione fa parte dell’A22 Network – Resistenza Globale, rete composta da varie associazioni e organizzazioni ambientaliste, sia italiane che estere, che si scambiano idee sulle ultime decisioni politiche riguardo l’investimento in combustili fossili e su quali azioni di disobbedienza civile siano le più adeguate ad attirare l’attenzione del pubblico in determinate occasioni. Per una maggiore e più chiara comprensione di quest’ultimo punto, può essere utile prendere in esame l’articolo “Organization, Coalitions and movements” dei sociologi Mario Diani e Ivano Bison, nel quale si evidenzia che le organizzazioni dei nuovi movimenti sociali tendono a creare rete tra loro e con altre realtà per scambiarsi informazioni e stabilire dei legami per diffondere il proprio messaggio; tuttavia, queste alleanze possono formarsi e perdurare nel tempo se le organizzazioni condividono le stesse strutture, lo stesso repertorio di azioni di protesta e/o lo stesso obiettivo. Infatti, le associazioni che rientrano nella rete A-22 Network, tra cui Just-Stop Oil (Regno Unito) e Letzte Generation (Germania) sono associazioni ambientaliste che ricorrono al medesimo repertorio di azioni e condividono lo stesso messaggio e obiettivo. Ovviamente, gli autori notano anche che per mantenere duratura l’esistenza della rete tra le associazioni, bisognerà effettuare dei cambiamenti all’interno delle singole organizzazioni o all’interno della rete. Nel complesso, questo coordinamento, per quanto non molto profondo, tra le varie realtà organizzative risulta essere un’evoluzione rispetto al modello “classico” delle organizzazioni descritte da Melucci.

Passiamo alla scelta delle tattiche dell’organizzazione: perché hanno scelto di adottare la disobbedienza civile non violenta? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo ricollegarci al concetto di frame introdotto da Snow. Il frame rappresenta la cornice di significati (idee, valori, esperienze, ecc…) attraverso i quali la singola persona semplifica e interpreta la realtà che la circonda. I frames sono quindi utili alle organizzazioni per orientarle nella scelta e preparazione delle loro azioni, affinché le cause e le finalità della protesta siano di facile comprensione al più ampio pubblico possibile. D’altro canto, perpetuando tali azioni, le organizzazioni puntano anche ad innescare il cosiddetto “allineamento dei frames” (framing alignment), ossia il processo per cui degli individui, investiti da queste azioni, costruiscono una cornice di significati condivisa, tale per cui questi iniziano ad interpretare un certo fenomeno (o almeno parti di esso) allo stesso modo. A seconda di quale sia l’oggetto specifico di questo processo, si possono distinguere diversi tipi di framing. Nel caso specifico, Ultima Generazione punta al framing diagnostico, cioè a far comprendere alle persone qual è il problema e chi ne sono i responsabili. Infatti, le azioni degli attivisti di Ultima Generazione sono finalizzate soprattutto a tenere alta l’attenzione sulla questione del collasso climatico e ad accusare i politici tout-court non solo di non fare abbastanza per risolvere tale problema, ma anche di aggravarlo, ad esempio finanziando le imprese petrolifere, che sono tra le maggiori responsabili dei danni all’ambiente. Con le loro azioni, gli attivisti mettono anche in luce l’incapacità della politica di investire convintamente nelle fonti d’energia rinnovabile e di rispettare gli impegni presi nelle varie edizioni della COP, ossia la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, e le indicazioni dei report IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change). Date queste premesse, per gli attivisti ricorrere a delle azioni di disobbedienza civile rappresenta il modo più dirompente e visibile per esprimere il loro dissenso politico e civile riguardo le decisioni mancate e le politiche adottate, e quindi un modo efficace per esercitare pressione nei confronti delle istituzioni, organizzazioni e altri attori sociali.

Inoltre, la scelta dell’adozione di metodi e azioni di protesta legate alla disobbedienza civile non violenta da parte degli attivisti di Ultima Generazione dovrebbe farci sollevare delle domande sull’efficacia degli attuali modelli di partecipazione politica. Numerosi sociologi e politologi hanno già fornito delle possibili spiegazioni sul forte calo di partecipazione politica e di interessamento dei cittadini su temi politici e collettivi, tra cui anche la questione ambientale. In particolare, si è constatato che le attuali modalità di partecipazione politica non istituzionale – quindi soprattutto quella attraverso il canale dei movimenti sociali – sono fortemente atomizzate ed individuali, e ciò significa che gli individui tendono a prendere parte ad azioni poco impegnative, come firmare un appello o partecipare ad una marcia organizzata, per mostrare il proprio supporto nei confronti di un ideale. Tuttavia, questo tipo di adesione, da un lato, è poco impegnativo e quindi permette un ampia partecipazione, ma dall’altro non permette la costituzione di un gruppo ampio e duraturo di volontari.

Passiamo ora ad un tasto dolente: la questione della repressione. Per “repressione” qui si intende quell’insieme di tentativi da parte dei governanti e delle istituzioni di criminalizzare determinate azioni di protesta ricorrendo alle leggi in vigore o introducendone di nuove e più restrittive. Tra gli ultimi di questi atti, si può citare il disegno di legge (ddl) approvato nel Consiglio dei ministri dell’11 aprile, che introdurrebbe, se approvato così dal Parlamento, per chi deteriora dei beni culturali una sanzione amministrativa compresa tra i 20mila e i 60mila euro, oltre alle sanzioni penali già previste; per chi imbratta o deturpa, invece, la sanzione sarebbe tra i 10mila e 40mila euro. Questa è solo l’ultima delle molteplici risposte repressive formulate dalla politica, altri esempi sono i disegni di legge formulati dal senatore Lisei (Fratelli d’Italia), a inizio aprile, e dal senatore Borghi (Lega), a fine novembre 2022.

La finalità del ddl del Governo, come anche le varie altre proposte, è quella di disincentivare la voce controversa degli attivisti, dunque si vuole silenziare ulteriormente la voce di dissenso politico degli attivisti di Ultima Generazione attraverso il ricorso a norme che sanciscono delle pesanti sanzioni economiche e penali. Inoltre, come illustrato in un articolo di Aysenur Ozmen, l’emanazione di queste normative volte a criminalizzare gli attivisti non ostacolerà a sua volta le richieste dei cittadini attorno alle tematiche ambientaliste nella loro avanzata verso le istituzioni. Questa considerazione ha supporto nell’analisi delle dinamiche tra istituzioni e movimenti sociali sviluppata da Charles Tilly, il quale ha affermato che l’analisi del livello di repressione all’interno di uno specifico contesto sociale è rilevante nel comprendere la facilitazione o meno dell’avanzamento di una proposta all’interno dei sistemi formali così come la sua attuazione. Inoltre, considerando la recente accusa di associazione a delinquere nei confronti di dodici attivisti avanzata dalla procura di Padova, si può notare come essa si basi su due dei presupposti che caratterizzano i nuovi movimenti sociali: il ricorso ad un repertorio anti-convenzionale ed espressivo, da un lato, e il fatto di far parte di un’ampia rete tra associazioni e organizzazioni, dall’altro. La maggior parte degli accusati sono studenti universitari, il che solleva un altro problema a livello simbolico: quanto le istituzioni sono disposte ad accogliere le istanze, non solo quelle dei manifestanti, della popolazione civile, in particolare della nostra generazione. Tale episodio potrebbe essere inteso come un epifenomeno del conflitto simbolico generazionale.

In questo articolo, si è analizzato nel dettaglio la controversa e dirompente voce di Ultima Generazione, costantemente demonizzata per via delle sue azioni di disobbedienza civile, una forma di contestazione nei confronti della classe politica sulle decisioni prese e su quelle mancate in ambito di politiche energetiche ed ambientali. Ultima Generazione ha scelto di utilizzare la disobbedienza civile per tentare di esercitare pressione nei confronti delle istituzioni per abbandonare completamente l’uso delle risorse fossili. Gli attivisti di Ultima Generazione hanno scelto di avanzare le loro richieste attraverso la disobbedienza civile non violenta in quanto ritengono che il ricorso alle procedure del sistema istituzionale non rappresentino più lo strumento adatto a contrastare il collasso climatico. La finalità di questa organizzazione, ma in generale del movimento sociale in cui essa si inserisce, è quello di sviluppare una vera transizione ecologica, prima che si arrivi ad un punto di non ritorno del collasso climatico. Questa voce, a causa delle forme di protesta utilizzate, è stata più volte delegittimata dalle autorità politiche e da una parte dell’opinione pubblica, le quali però non riescono a proporre degli aggiustamenti alle attuali modalità di partecipazione politica.

Con questo articolo, non vi chiedo di simpatizzare per i loro metodi di protesta, perché anche io preferirei ricorrere all’intervento delle istituzioni. Tuttavia, se queste ultime non sono disposte ad ascoltare e comprendere, bisogna trovare nuovi metodi per farsi sentire. La prossima volta che sentite una notizia su un’azione di disobbedienza civile di Ultima Generazione vi chiedo di ascoltare quella voce sconfortante e di rispondere alla seguente domanda: “Voi vi assumereste un rischio per combattere il collasso climatico?”.

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