I due piatti della bilancia

Ambientalisti, Agricoltori e la Legge sul Ripristino della Natura

Il Parlamento Europeo ha dato il via libera a una legge cruciale che concerne la riqualificazione ambientale, nonostante le critiche e le pressioni politiche provenienti da varie direzioni. Il nuovo regolamento europeo, battezzato come Legge sul Ripristino della Natura, ha l’audace obiettivo di riportare almeno il 20% delle terre e dei mari dell’Unione Europea al loro stato originario entro il 2030, e, visione ancora più ambiziosa, risanare tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050; per raggiungere questi obbiettivi è necessario il contributo dei Paesi europei attraverso piani nazionali di ripristino.

Il target portato avanti dall’Unione europea con tale normativa è ambizioso. Trova le sue fondamenta sulla volontà di risanare quell’80% degli habitat che si trovano in uno stato disastroso, allineandosi con le priorità precedentemente fissate dal Parlamento europeo per la salvaguardia dei territori individuati e inseriti nella zona Natura 2000, la più grande area protetta nel mondo. Nonostante il focus sia posto sui vantaggi a livello ambientale, si prospettano benefici economici importanti stimati dai 4 fino ai 38 euro per ogni euro investito nel ripristino (https://environment.ec.europa.eu/topics/nature-and-biodiversity/nature-restoration-law_en).

La votazione in Europarlamento è avvenuta in un clima controverso, ricco di contestazioni da parte degli agricoltori in tutta Europa, che hanno sollevato dubbi sulle politiche ambientali dell’UE, sostenendo che queste impongano un’eccessiva burocrazia al settore agricolo. Nonostante la resistenza, il Parlamento Europeo ha dato il suo via libera, con 329 voti favorevoli, alla prima legge di questo tipo nel continente, che andrà oltre la mera protezione delle aree naturali, aspirando al completo restauro degli ecosistemi degradati. 

Le principali finalità del regolamento mirano a sostenere la restituzione degli equilibri ambientali a lungo termine per affrontare la crisi climatica e ad adempiere agli impegni internazionali in tal senso. Tuttavia, il testo legislativo è stato saggiamente modellato per includere una serie di compromessi volti a mitigare le preoccupazioni del settore agricolo. Nelle varie disposizioni sono stati introdotti molteplici elementi di flessibilità negli obblighi di ripristino delle colture agricole, con valutazioni basate non solo sui risultati finali ma anche sugli sforzi compiuti. Gli Stati membri avranno inoltre la libertà di adottare misure autonome per raggiungere gli obiettivi fissati dalla legge, con la possibilità di sospendere le misure in conflitto con la produzione agricola nazionale se tale sospensione permetterà una facilitazione nel ripristino delle aree individuate dove intervenire.

Alcuni osservatori ritengono però che queste modifiche abbiano significativamente minato la portata originaria della legge; in particolare, il gruppo parlamentare del Partito Popolare Europeo, il più numeroso all’interno del Parlamento, ha votato contro la legge, sostenendo che avrebbe introdotto ulteriori complicazioni burocratiche per gli agricoltori. Nonostante le critiche, la legge è stata accolta con favore dagli ambientalisti, in quanto vista come un passo significativo verso la ricostruzione della biodiversità e la protezione degli ecosistemi. Tuttavia, il destino della normativa rimane incerto in quanto dipende all’applicazione effettiva di questa da parte dei singoli Stati membri.

Questa iniziativa legislativa rappresenta uno dei principali pilastri del Green Deal europeo, un piano sfidante volto a ridurre l’impatto ambientale delle industrie europee e dunque del settore agricolo, mettendo in primo piano la rigenerazione della natura a rischio. Tuttavia, le tensioni tra gli obiettivi ambientali e le necessità del settore agricolo continuano a mettere in evidenza la complessità e le sfide nell’elaborare politiche ambientali efficaci e accettabili per tutte le parti interessate. Dove penderà la bilancia nell’implementazione pratica di queste nuove direttive europee?

lindacangenua

Studentessa di Studi Internazionali appassionata di affari europei e sicurezza internazionale

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