Altra-Piazza Fest e la rigenerazione urbana: intervista ad Agnese Franceschini

Rigenerazione, sostenibilità, comunità: sono queste le parole chiave di Altra Piazza Fest, che ha preso il via venerdì 16 ottobre 2026, per continuare anche nella giornata di sabato 17 con esposizioni, workshop, interventi rivolti a tutta la cittadinanza. Il cuore del progetto è Piazza Santa Maria Maggiore, luogo importantissimo per la città di Trento, spesso al centro di polemiche e dibattiti, per cui si sente sempre più una necessità di rinnovamento. La sfida è stata raccolta da Amalgama, un’Associazione di Promozione Sociale che con energia ed entusiasmo ha lanciato la seconda edizione di un festival che sta diventando sempre più grande, un progetto che fa convergere in esso persone di ogni età, provenienza e condizione sociale per abitare tutti insieme la Piazza.

Abbiamo intervistato Agnese Franceschini, la vicepresidente di Amalgama, che ci ha raccontato qualcosa in più sulla loro realtà e quella del festival.

Raccontaci chi sei e che cosa fai.

Sono Agnese Franceschini, la vicepresidente di Amalgama APS. Sono al terzo anno di filosofia a Trento. Dato che mi è sempre piaciuto il confronto e lo scambio di idee, quando sono venuta qui da Treviso ho subito cercato un gruppo di dibattito, e ho scoperto Birrette Esistenzialiste. Il progetto mi è subito piaciuto moltissimo: ad ogni incontro viene proposto un tema e chiunque può parlarne con degli sconosciuti davanti a un tavolo. Non importa se è un argomento che si conosce bene oppure no, la diversità dei partecipanti porta a un equilibrio generale perché chi ha un’opinione forte si scontrerà con altre opinioni forti, chi ha opinioni deboli potrà confrontarsi con chi ne sa qualcosa in più. Il bello è che poi si vengono anche a conoscere le persone che stanno dietro alle sole opinioni e posizioni, e così si creano conoscenze e amicizie. Amalgama è nata nel 2024 a partire da Birrette, con la volontà di spaziare oltre i propri confini. Abbiamo quindi lanciato Zibaldone, un progetto di giochi da tavolo e poi Altra Piazza l’anno scorso, che vediamo risorgere anche quest’anno.

Altra Piazza è nato da un bisogno o da un’idea?

Nasce dal luogo in cui siamo. Inizialmente facevamo i nostri incontri al bar Picaro, ora siamo al Tàstiko, in ogni caso sempre in Piazza Santa Maria Maggiore. Ci rendiamo conto essere un luogo controverso: da una parte è storicamente importantissimo e bellissimo da un punto di vista architettonico, dall’altra è abitato da persone molto diverse, tra cui i residenti ma anche da chi dorme lì la notte e spesso crea episodi di disordine. Rigenerazione per noi significa reintegrazione, rendere la piazza un quartiere e al suo interno creare un evento che possa dare una nuova vita a quel meraviglioso ambiente. Sentiamo la necessità di un’esplosione di comunità nella nostra piazza, e proponendo attività diverse sarà possibile far incontrare molte persone diverse nello stesso luogo. Speriamo che dopo i giorni di Festival ci sarà un bel ricordo di Santa Maria Maggiore come spazio di integrazione tra famiglie, bambini e ragazzi.

Il nome Altra Piazza è quindi proprio riferito a questo.

Esatto, significa altra piazza rispetto a come adesso è vista. Sappiamo che spesso non ci sentiamo sicuri a passare verso di là la sera, il luogo ci sembra inospitale ma in realtà è solo perché manca una presenza viva che crei dei punti di incontro. È così che si può vedere che è la piazza stessa che accoglie tutti quanti.

Anche il nome Amalgama è significativo.

Amalgama è un nome che esprime l’idea di unione tra persone, non come un’imposizione ma come qualcosa di completamente naturale e spontaneo, è la volontà comune di incontrarsi e fare comunità.

Nell’organizzazione del festival avete avuto supporto dalle istituzioni locali?

Sì, devo dire molto. Abbiamo partecipato al bando di Trento Giovani e ottenuto il patrocinio del comune. Il progetto è molto vasto e si estende oltre il festival: il nome generale è Altra Piazza e Quotidianità Sostenibili, creato proprio per l’organizzazione di diversi eventi che permettano di raggiungere gli obiettivi di cui abbiamo parlato, con un’attenzione particolare alla sostenibilità, per cui abbiamo anche ricevuto il certificato di Eco Event. La prima tappa del percorso è stata la cena di comunità, per cui chi voleva prendeva del cibo da asporto dai vari posti che avevano aderito al progetto e veniva poi consumato in piazza tutti insieme. È poi seguito l’incontro con Renzo Caramaschi sull’identità in montagna seguita dal dibattito di Birrette sul tema della relazione tra uomo e natura. Infine, c’è stata la giornata dei giochi dove sono stati portati vari giochi della tradizione trentina in collaborazione con la Soffitta di Trento, ma anche dei giochi di ruolo portati da noi a cui tutti hanno partecipato.

Avete avuto invece qualche problema o disguido?

Organizzare un festival richiede molte energie soprattutto nella parte di logistica e comunicazione, che richiedono moltissime idee efficienti. Io sono responsabile della logistica e confrontarsi con tutta la burocrazia e i materiali necessari per il festival è una sfida che si è rivelata non da poco. Ci sono state anche delle litigate perché in un’ottica in cui tante persone si dedicano a uno stesso obiettivo i modi per raggiungerlo sono evidentemente moltissimi. Dover scegliere il modo migliore e comunicare la propria volontà porta a scontri che però sono fortificanti: spesso diciamo la stessa cosa in modi diversi guardando verso lo stesso fine, e questo è sintomo di una squadra che lavora bene. Se c’è scontro, quello non è mai sui valori, al massimo sulla dimensione operativa. La capacità risolutiva dei problemi che si crea a partire da questo è formidabile.

L’università ha avuto un atteggiamento di apertura verso ciò che state organizzando?

Abbiamo avuto un grande supporto da parte dell’università. Al festival ci sarà il format Birretta col Prof per cui alcuni professori faranno un intervento su un argomento in cui sono specializzati, sempre relativo ai temi del festival. Tra i vari eventi si parlerà proprio del legame tra città e università, e come le due si trasformino l’una grazie all’altra. Avere il sostegno dell’università è assolutamente fondamentale per noi e vedere professori entusiasti dei nostri progetti ci regala grandi energie.

Dopo i due giorni di festival ci sarà un momento di restituzione, in cosa consiste?

Ancora non lo abbiamo ben definito, sicuramente sarà una restituzione aperta in cui vorremmo avere un riscontro da parte di tutte le realtà che ci hanno sostenuto, per sottolineare aspetti positivi e negativi. Abbiamo ricevuto aiuto e supporto da BTS (Banca Trentino e Südtirol), Trento Giovani, il Comune, la Fondazione Franco Demarchi, UISP (Unione Italiana Sport per Tutti), ma anche da tutte le associazioni che partecipano al Giardino Associazioni e da chi serve cibo e bevande. Questo è quello che permette la vita del festival. A volta non ce ne rendiamo conto ma basta proporre delle idee per ricevere un entusiasmo pazzesco. C’è tanta volontà di partecipare a progetti del genere, e se così tante persone hanno voglia di essere parte della rigenerazione di un territorio per noi è motivo di grande gioia e soddisfazione.

In conclusione, ci vuoi dire qualche progetto futuro?

Abbiamo un nuovo progetto che inizierà a novembre per cui siamo molto emozionati, sarà qualcosa incentrato sui giochi di ruolo, non posso dire altro per ora. Parteciperemo poi a diversi altri festival tra le varie associazioni coinvolte e ovviamente continueremo tutti i giovedì le nostre Birrette Esistenzialiste al Tàstiko, siamo sempre lì, non si scappa!