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De Itinere Animi | Sangue

Era bellissima: occhi profondi e scuri,

vissuti e stanchi, tendenti all’infinito.

Lunghi capelli castani cingevano i puri

lineamenti del suo viso da essi confinato.

Pendevo da quelle labbra taglienti,

aspettavo una sua qualsiasi risposta:

fui pronto a mascherare i miei lamenti,

già sapendo che l’anima si sarebbe opposta.

Cominciò a parlare ma non riuscii ad ascoltare,

la mente mi si annebbiò ed ebbi paura:

mi sentii ricadere nello stesso naufragare,

memore del sangue versato e della tortura.

Mi chiesi se fossi disposto a rischiare ancora,

se fosse stato il destino a farci incontrare;

poichè la paura di amare è un cancro che logora.

Sapevo che le ferite avrebbero ripreso a sanguinare

quando lei, con un dolce sguardo, mi prese la mano.

Volevo fondermi con lei in un eterno abbraccio,

volevo essere salvato da quel mondo profano.

Mi avvicinai a lei, facendomi coraggio,

sentendo il delicato profumo della sua pelle.

La cinsi con il mio cuore e la mia anima,

lo feci e ci sentimmo nell’universo come stelle:

da lontano brillavamo con una luce infima

ma da vicino il chiarore fu quasi abbagliante.

Avrei voluto ammettere di essere andato avanti,

accettare di ricucire ferite pregne di sangue stagnante,

sorvolare gli orribili ricordi sulle spalle dei giganti.

Il calore sulla pelle bruciava come fuoco,

mi strinse forte per cauterizzare le cicatrici.

Quel fuoco mi bruciava dentro, ma pur se fioco

non sarei rinato dalle ceneri come le fenici.

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