La morte di Noa Pothoven e la stampa

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“Ragazza morta con l’eutanasia” è così che il Daily Mail (testata giornalistica inglese) descriveva la morte di Noa Pothoven. Questo solo titolo è riuscito a scandalizzare il mondo intero, creando un’onda di accuse contro l’Olanda, paese dove è accaduto il fatto. Perfino qui Repubblica, La Stampa e il Corriere della Sera si sono lasciati influenzare da questa narrazione, “sull’onda” del dibattito sull’eutanasia. Ma si da il caso che tutto ciò non sia successo in questi termini. Partiamo dal principio. 

Noa era nata nel 2001 a Arnhem in Olanda. Una vita normale, finché all’età di 11 anni, durante la festa di un’amica ha subito uno stupro, che le ha cambiato la vita per sempre. A 14 anni il fatto accade nuovamente, questa volta in strada da due uomini. Inutile dire che questi fatti l’hanno indotta ad una grave depressione: soffriva ormai di stress post traumatico e anoressia. Il desiderio di “aiutarla” ha portato i genitori a pensare alla terapia dell’elettroshock, ma era troppo giovane. La ragazza ha avanzato richiesta per l’eutanasia – legale in Olanda – ma anche in questo era troppo giovane. 

L’Olanda è stato il primo paese europeo – nel 2002 – ad adottare una legge sul suicidio assistito, mentre due anni dopo ha approvato “il protocollo di Groningen”, che riguarda il suicidio assistito infantile. Secondo quanto scritto nel testo normativo si può rincorrere all’eutanasia dal compimento dei 12 anni, previa certifica di sofferenza non curabile. L’autorizzazione dei genitori è prevista fino ai 16 anni. 

Non vedendosi riconosciuto il diritto all’eutanasia legale, Noa ha deciso di lasciarsi morire, seguita a casa sua circondata dalla sua famiglia. Il suo ultimo post diceva «Voglio arrivare dritta al punto: entro un massimo di 10 giorni morirò. Dopo anni di continue lotte, sono svuotata. Ho smesso di mangiare e bere da un po’ di tempo, e dopo molte discussioni e valutazioni, ho deciso di lasciarmi andare perché la mia sofferenza è insopportabile. Respiro, ma non vivo più. […] Va tutto bene. Non cercate di convincermi che questo non è buono, questa è la mia decisione ed è definitiva. L’amore è lasciare andare, in questo caso». Parlare di “morte assistita” (de facto dai partenti) senza citare il tema dell’eutanasia con i dovuti distinguo del caso è sembrato evidentemente poco appetibile alle testate giornalistiche.

Anche se macabro, è vero: la società in cui viviamo è caos, non ci sorprende più niente. Il degrado si nasconde dietro l’angolo, sempre, quindi non ci stupiscono più stupri, violenze e depressione. Nella fretta di voler condannare la legge olandese tutti si sono scordati di Noa e della sua lotta per stare in un mondo che le aveva causato tanta sofferenza. Nessuno si è chiesto cosa ha passato, nessuno ha parlato di come prevenire traumi come lo stupro. La filosofia e le sofferenze che giustificano l’eutanasia legale devono essere state l’ultimo pensiero delle stampa internazionale. La notizia, lasciatemi scrivere francamente, è molto appetibile a mio avviso. C’è ampio margine di polemica. In primis, una ragazzina che decide di non vivere più a 17 anni è un fallimento della società. Ciò dovrebbe far riflettere sulla coscienza che le nuove generazioni – purtroppo non si tratta di un caso isolato – sviluppano in un mondo dove aleggia la minaccia di non avere un futuro, come individui o come comunità. Secondo punto, anche se Noa ha preso la decisione più estrema, nessuno ha il diritto di giudicare la sua scelta individuale; ci si può al limite soffermare sulla cronaca e sulla riflessione giuridica, che, come detto, devono essere state l’ultimo pensiero dei commentatori. Infine, va evidenziato come vietarle l’eutanasia non l’ha fermata. Durkheim, sociologo che si è occupato del suicidio, affermava che la norma deve essere interiorizzata affinché abbia efficacia: vietare la morte è una norma che non si potrà mai interiorizzare per il semplice fatto che il decesso fa parte del ciclo della vita. La sola via che rimane è evitare che ciò avvenga prematuramente iniziando ad affrontare i problemi che alleggiano nella società.