EDITORIALE su l’Universitario

l’Universitario ha compiuto 3 anni questa primavera. Il progetto, nato da un pugno di ragazzi al terzo piano della storica Facoltà di Sociologia di Trento, aspirava a creare un organo di informazione universitario, fatto da studenti per studenti. La testata si è radicata nel mondo universitario, cittadino e associativo. Ha visto diverse generazioni di redattori, editori e direttori che si sono succedute nell’associazione “l’Universitario” – quasi sempre in continuità col passato, ma aggiungendo elementi di miglioramento.

Si trattava senz’altro di una scelta coraggiosa: produrre un numero cartaceo ogni tre mesi, pur aggiornando il sito online www.luniversitario.it quasi giornalmente, in un’epoca non florida per l’editoria (in particolare quella emergente). Da tempo i social network hanno superato i quotidiani come fonti d’informazione per i giovani, anche se in generale le televisioni la fanno ancora da padrone. Inoltre le notizie viaggiano veloci: a molti studenti basta aprire uno dei vari social network per ritenersi informati sui fatti del giorno. Un post con breve opinione di un nostro amico su Facebook, un video su YouTube, una pagina di meme che finisce per trattare di attualità, il tweet di un politico, una storia su Instagram, una notifica su Telegram.

Lamentarsi che non ci sia approfondimento o riflessione costruttiva a causa della velocità dell’informazione, senza provare a “stare sul mercato” e portare del valore aggiunto, sarebbe risultato sterile. Quindi, per rimanere al passo con la realtà, l’Universitario ha attivato una pagina Instagram (spesso aggiornata con contenuti o avvisi), un canale Telegram, una pagina Facebook (per quanto quest’ultimo social sia in declino); ma non era abbastanza. Non basta esistere, essere presenti, piuttosto è necessario avere un impatto, lasciare un’orma nella giornata dello studente, del lettore o del redattore che si è preso la briga di documentarsi e scrivere.

l’Universitario ha quindi aggiunto alla sua offerta rubriche d’opinione molto seguite quali l’UniversiMario e UniversiTrash (per breve tempo anche la mia KAFFEE) che raccontano la realtà studentesca con un taglio divertente e satirico, ma anche pillole d’aggiornamento settimanali sull’attualità tridentina e internazionale. Inoltre ha speso finanze ed energie in eventi formativi, come il corso 5W sulla scrittura, e più recentemente l’incontro sull’importanza della lingua nell’identità politica e culturale o il Far East Festival dedicato all’estremo oriente. Tutto questo è diventato o diventerà contenuto giornalistico, riflessione e approfondimento utile anche a chi non v’ha partecipato (vd. pagina 5). Già da due edizioni segue e supporta l’ormai tradizionale Poplar Festival di fine estate alle Albere – abbiamo in cantiere un progetto speciale, se verrà confermata l’edizione del 2019. Durante maggio 2019 l’Universitario ha seguito gli eventi legati alle elezioni europee e organizzato il dibattito tra candidati della circoscrizione nord-orientale. La questione del cartaceo però permane: vale la pena di stampare in un’epoca di informazione veloce e digitale? Prendersi del tempo per collezionare contenuti che in pochi giorni possono risultare obsoleti?

Sicuramente i colleghi del progetto radiofonico universitario Sanbaradio condividono gli stessi dubbi. Per dirla con Gustavo Zagrebelsky “Essa sa che dove non c’è tempo, lì c’è emotività, instabilità, suggestionabilità e quindi strumentalizzabilità. In più, sa che inevitabilmente c’è anche omologazione. Solo il tempo che si diffonde e si espande attraverso procedure nelle quali siano garantite tutte le voci, di consenso come di dissenso, della maggioranza come delle minoranze, può garantire che il popolo non si richiuda su sè stesso, soffocando per paura chi non si riconosce nel coro.” Il professore in questo passo di Fondata sul Lavoro parla di democrazia, ma la riflessione è applicabile anche al giornalismo. Seguendo questa massima l’Universitario ha scelto di tenere tra i suoi strumenti comunicativi la “lenta” stampa (finché l’Opera Universitaria continuerà a finanziarla), poiché scripta manent e, con uno sforzo in più rispetto agli articoli quotidiani online, è possibile mettere nero su bianco riflessioni plurali e utili anche a distanza di tempo. Di certo non è semplice, ma sicuramente è una delle sfide della nostra epoca, assieme a quella sulla libertà d’informazione e sul servizio pubblico completo e non fazioso o asservito al regime di turno – alla luce dell’affaire Radio Radicale, quest’ultima questione non sembra interessare all’attuale classe dirigente italiana. Indi per cui sta a noi studenti, giornalisti e cittadini in erba, fare da Atlante e sollevare questo mondo dell’informazione in continuo divenire.

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