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La politica riparta da M¥SS KETA

Poche settimane fa è uscito su YouTube il video Le ragazze di Porta VeneziaThe Manifesto, che ha visto la partecipazione di Elodie, La Pina, Priestess, Roshelle e Joan Thiele e tante altre donne del mondo dello spettacolo italiano. A guidare le ragazze nella clip musicale c’è lei: M¥SS KETA.

Per coloro che insieme ad Elenoire Ferruzzi si sono posti la domanda “Ma chi cazzo l’ha mai sentita?” (sicuramente over trentenni che non ascoltano Radio Deejay né guardano Propaganda Live), rispondiamo. La figura di M¥SS è nata in una caldissima notte d’agosto milanese del 2013, da un’idea dei ragazzi del collettivo Motel Forlanini. È nota per cantare con il viso coperto da occhiali e una mascherina sulla bocca e vestirsi con abiti succinti e molto sensuali. Il fenomeno M¥SS KETA è esploso soprattutto quest’estate, quando nelle radio di tutt’Italia impazzava l’hit che l’ha fatta conoscere a tutti: PAZZESKA.

La cantante-performer è diventata una vera e propria icona dei nostri tempi. Non c’è persona che al grido “Dice che sono pazzeska” non risponda “sarà il fascino della tedeska” e aggiunga “vuole uno spicchio della mia pesca, mmm… frutta freska” (pronunciato rigorosamente con tutte le vocali aperte alla milanese). Le parole AMO (accompagnato da “sto arrivando”), TESÒ e ADORO (con h finale) sono all’ordine di qualsiasi conversazione e non c’è pagina di meme che non la citi almeno una volta al giorno. M¥SS KETA non è solo la donna che conta amata negli ambienti LGBTQ+, ma è diventata una diva dal sapore nazionalpopolare, come l’indimenticabile Raffaella Carrà, a cui tra l’altro ha rivelato di ispirarsi.

M¥SS KETA è arrivata ovunque e ha conquistato tutti gli ambienti radical chic: dalle poltrone di Venti a quelle di Propaganda Live, dove ha dato una lezione di comunicazione a Pippo Civati, fino ad arrivare da Daria Bignardi. In questa sede ha confessato di aver rapito anche il cuore di un uomo potente della sinistra italiana: Massimo D’Alema.

Molti di voi, dopo aver letto tutto questo preambolo, si chiederanno “ma veramente vuoi parlarne in modo serio?” Ebbene sì. Una volta un mio amico disse che lei è l’ultima filosofa dei nostri tempi, ma io ardisco di più, l’ultima leader della politica italiana. Ciò non perché sia amata negli ambienti queer o in quelli femministi, né perché sia amica di D’Alema o Prodi (mi rifiuto di credere che la foto a cavallo della mortadella sulla copertina di Paprika sia solo un riferimento a Valeria Marini) e Sala.

Il progetto nato quasi per gioco con il singolo Milano, Sushi e Coca che aveva l’unica pretesa di rappresentare in modo dissacrante la realtà milanese, ha iniziato a parlare di concetti seri, in modo satirico, ma altrettanto costruttivo.

Il video Le ragazze di Porta Venezia non parla solo di donne, di identità di genere e dei soliti diritti civili. Le ragazze di Porta Venezia, può essere visto come un manifesto universale interclassista. La M¥SS si rivolge a tutti: tutti infatti possono sentirsi delle sue ragazze sia che possiedano una borsa di Gucci (o ancora meglio un burqa) o che abbiano un passato in cella. Non ha neanche reale importanza che siano donne, l’importante è che si sentano ragazze e che si muovano con il loro incedere “guidate dalla brama, mosse dall’inerzia”; in altre parole, che si prendano tutto. Se ci si pensa è un messaggio inquietante, ma allo stesso tempo affascinante. La voce sensuale dell’arciduchessa sussurra le frasi che tutti vorrebbero sentirsi dire, ma che nessuno ha il coraggio di dire, esprime il desiderio irrefrenabile delle generazioni passate e future, quello di vita. La donna che non si inchina è amata come un leader politico, probabilmente anche di più, quasi quanto una divinità. In fondo dietro quella mascherina e quegli occhiali, così riconoscibili e allo stesso tempo così anonimi, dietro quella voce così forzatamente locale e allo stesso tempo piena di idiomi precostituiti, dietro quel corpo sensuale da donna che conta anni ’80 quanto anni 2000, M¥SS KETA non esiste. MYSS KETA è l’Italia che canta a squarciagola Io sono Giorgia. M¥SS KETA siamo noi.

Ai miei coinquilini.

Erica Turchet

Studentessa di Studi internazionali presso l'università di Trento

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