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Quando il rap incontra la letteratura: intervista a Murubutu

di Erica Turchet, in collaborazione con Rebecca Franzin e Francesca Altomare.

Mercoledì 4 dicembre presso il teatro SanbàPolis si è tenuta la finale di Suoni Universitari. A chiudere la serata c’era Alessio Mariani, in arte Murubutu, accompagnato da Dia, Dj T-Robb e Roby il pettirosso. Il cantante reggiano con il suo rap letterario e poetico ha infiammato l’intera platea di studenti (alla faccia di chi dice che i professori sono noiosi!) e a fine concerto siamo andati nel retropalco per fargli qualche domanda.

Stasera sul palco hai invitato tra gli altri l’artista che ha fatto le grafiche dei tuoi album, Roby il pettirosso. Com’è nata questa idea di fondere arte e musica insieme?

Abbiamo deciso di usare queste visual perché pensiamo si sposino bene con i testi che facciamo. Penso che la musica e l’arte visiva possano esprimere bene insieme i concetti dei nostri testi.

Ti hanno mai chiesto di essere più pop?

No, non mi hanno mai chiesto di essere più pop, semmai di esserlo di meno.

Perché hai scelto proprio l’hip-hop e il rap come stile e non il cantautorato, come hanno fatto artisti come Guccini, Vecchioni, De André o Capossela, che si sono ispirati, come te, alla letteratura?

Io mi sono avvicinato a questo genere al liceo, quindi da fanciullo diciamo, la mia non è stata una scelta, ma una cosa naturale. Faccio rap da tantissimo tempo, è una cosa che sento molto mia e a parte il fatto che all’hip-hop sono arrivato attraverso un percorso, il rap ha delle capacità espressive notevoli, a mio avviso, superiori a quelle del cantautorato stesso, perciò si presta tantissimo ad essere sposato con la narrativa.

Dal momento che sei un professore quanto incidono i tuoi studenti e il rapporto con loro nei tuoi testi?

Il fatto di essere un insegnante mi aiuta a tenere il contatto con i giovani, ad esercitarmi a livello didattico su quella che è la loro capacità di elaborare ciò che dico, quindi il modo in cui cerco di sintetizzare e semplificare i racconti per renderli a portata di mano un po’ di tutti, non solo dei ragazzi, e poi sicuramente tenermi aggiornato su quelle che sono le risorse e le intenzioni giovanili.

Qual è stato il featuring in cui ti sei trovato meglio nel nuovo album (Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli n.d.r.) ?

Il featuring in cui mi sono trovato meglio è stato quello con Claver Gold, perché lui è un amico oltre che un grande artista. Con Claver Gold c’è un rapporto di amicizia che mi porta ad essere più naturale nel relazionarmi a lui. Poi, ovviamente, featuring come Caparezza sono featuring di grande intensità, ma non c’è un rapporto amicale, quindi è una cosa puramente artistica, invece in questo caso con Claver Gold c’è anche l’amicizia ed è tutto più bello!

E ti piacerebbe lavorare con qualcun altro in particolare?

Mi piacerebbe lavorare con Alborosie, mi piacerebbe lavorare con Guccini, che però non canta più purtroppo, mi piacerebbe lavorare con tanti artisti, con Vinicio Capossela, al di fuori del rap.

Erica Turchet

Studentessa di Studi internazionali presso l'università di Trento

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