La filosofia di Batman. Le rivoluzioni sono crimini?

L’atto criminale è la sovversione di un paradigma sociale istituito. In questo senso il crimine si definisce solo in relazione a un codice specifico e circoscritto, si caratterizza per essere la violazione di una regola precisa. Qualsiasi atto vada al di là del limite imposto da un ordinamento si configura di per sé come criminale, senza bisogno di analizzarne effetti, intenzioni o dinamiche interne: esso è strutturalmente criminoso per il fatto stesso di trovarsi al di là della zona di possibilità della legalità che è stata precedentemente stabilita. In questa prospettiva di incommensurabilità tra paradigmi l’unico modo per innovare è la rivoluzione, l’unica occasione per generare un’evoluzione e innescare un cambiamento è essere un Cavaliere Mascherato. È la struttura del sistema “normale” (quello riconosciuto come istituzionale) che determina ogni novità come contraddittoria e impossibile, che rende rivoluzionario ogni atto di allargamento dell’orizzonte. Si progredisce solo per rivoluzioni, altrimenti si rimane fissi nello stesso punto, all’interno dello stesso sistema.

La rivoluzione è resa necessaria dal paradigma all’interno del quale viene definita come tale: essa è il sintomo della sua saturazione. Questo è ciò che mostra la storia di Batman: la società di Gotham è decadente e delirante, il crimine è generalizzato e si insinua a ogni livello sociale, creando una società impregnata dalla violenza e dalla corruzione. Come si può progredire? Come si cambia il mondo? Solo grazie al mantello nero di un giustiziere mascherato. In questa luce è possibile vedere la distanza abissale che separa l’atto criminale da quello rivoluzionario e la faglia che separa le azioni del mafioso da quelle di Batman. Se entrambi sono comportamenti che rompono il limite imposto, essi si differenziano per le finalità e l’attuazione di quei comportamenti. L’esistenza di Batman è l’essenza della rivoluzione: un evento che non era stato previsto all’interno del sistema all’interno del quale esso nasce. Ma allora, questi atti sono criminali come un furto o un’aggressione? Se rubare in banca è la violazione di una regola del sistema tanto quanto ciò che fa Batman violando le regole della legalità, che differenza c’è tra il ladro e il Cavaliere Oscuro? È giusto considerare il rivoluzionario come un criminale? La risposta è no e la ragione è una sola. Il criminale non ha nessun interesse a istituire un nuovo paradigma: opera in modo sovversivo, ma vuole che quel comportamento rimanga all’interno del sistema, vuole che tutto rimanga esattamente così com’era, anche dopo il suo atto (scappare per non essere presi è l’espressione più limpida di quest’idea). Il suo comportamento è a brevissimo termine, ha un raggio di estensione che è limitato nello spazio e nel tempo. Colui che accetta il peso della rivoluzione, al contrario, deve essere un’icona, deve diventare un simbolo. Il criminale mette una maschera per non essere riconosciuto, ma il cavaliere oscuro mette una maschera per diventare eterno, per rendere Batman riconoscibile a tutti. Il criminale si nasconde, il rivoluzionario grida la sua presenza; il criminale scappa, il rivoluzionario muore pur di mostrare a tutti ciò che ha fatto.

Per questa peculiarità della rivoluzione, essa funziona necessariamente come un simbolo nel cielo, come una luce verso cui dirigere le proprie forze. È un’esplosione di potenza imprevista ma deve sparire prima che sia troppo tardi. Scopo del rivoluzionario non è di affermare sé stesso quanto l’atto rivoluzionario: funziona come una guida verso una dimensione della società differente, e per questo è nella sua natura scomparire dopo aver indicato la strada. La rivoluzione è, per il rivoluzionario, un gioco di compromessi, significa trovare il modo di lasciare un segno evidente per tutti, un monumento alla rivoluzione più che una statua di sé da adorare. Per questo Batman sparisce alla fine del secondo film della trilogia “The Dark Knight”. A Gotham serve una rivoluzione, serve un simbolo che indichi la via anche a costo di mentire sulla propria vera natura. Harvey Dent è l’eroe che serve a Gotham, non quello che si merita. Ma la rivoluzione non si fa con la verità e con il merito; la rivoluzione si fa quando il rivoluzionario muore in tempo prima di diventare un criminale, prima di affezionarsi al suo ruolo di vendicatore mascherato. Quando questo accade, anche il rivoluzionario rifiuta il progresso e la novità, rinuncia alla rivoluzione pur di rimanere il Rivoluzionario con la erre maiuscola, perché per mantenere la sua posizione deve rimanere attivo il paradigma attuale. Allora è la fine della rivoluzione e il principio del crimine. Bruce Wayne lo sa. E lo sguardo che Arthur, il fedele maggiordomo, rivolge a Bruce alla fine del terzo film è colmo della gioia e della gratitudine per averlo finalmente compreso.

O muori da rivoluzionario, o vivi troppo a lungo da diventare un criminale.

Angelo Andriano

Nelle feste piccole, non c'è intimità.

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