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Sedici alloggi dell’Opera per la polizia: è polemica

di Gresa Fazliu

“Per ragioni organizzative”. Con questa motivazione tre studentesse della residenza Mayer sono state spostate dal loro alloggio con poco preavviso. Invano il tentativo delle ragazze di chiedere spiegazioni in più: l’unica cosa che si sapeva era che quei posti servivano alla Provincia, e null’altro. Poi il comunicato dell’ente pubblico arriva a svelare il mistero. Ne segue l’articolo di Ansa Trentino, che scrive: “Polizia: 16 alloggi per gli agenti in servizio a Trento”.

Certi articoli vanno letti più volte, almeno per chi, come me, non si vuole perdere nessun dettaglio, per capire bene. La reazione alla prima lettura è stata “aspetta che lo rileggo”, la seconda “ho letto bene?”, la terza “Assurdo”. La notizia ormai è di dominio pubblico, e questo è quanto accaduto.

Dal 2020 la Questura di Trento potrà disporre, su convenzione con la Provincia, di 16 alloggi da destinare agli agenti di polizia. Essi saranno messi a disposizione niente di meno che dall’Opera Universitaria: questo comporta, in altri termini, che essi saranno sottratti agli studenti. Le motivazioni, che si leggono sempre nell’articolo dell’Ansa, sono che questi alloggi servono- secondo il questore Giuseppe Garramone– per fare rimanere gli agenti più giovani sul territorio. I primi alloggi destinati alla Questura si trovano alla residenza Mayer; entro la fine del 2020 i posti per gli agenti dovrebbero essere 40.

L’indignazione del corpo studentesco non si è fatta attendere. UDU e UNITiN, come molte altre associazioni, hanno preso posizione. L’Unione degli Universitari ci ha comunicato che non si sa ancora niente della trattativa in quanto Fugatti, il presidente della Provincia, non ha ancora fatto sapere nulla. Non è escluso che si possa trovare un’altra sistemazione per gli agenti di polizia, ma tutto questo sarà possibile solo quando la Provincia deciderà di parlare e dare le sue spiegazioni in merito.

Tra dichiarazioni varie, ci si è dimenticato di chi questa situazione la sta vivendo da protagonista, le ragazze spostate. Abbiamo parlato con una di loro, nel bel mezzo del suo trasferimento: ha voluto dirci che “Al di là delle discutibili modalità con cui si è svolto il nostro trasferimento d’ufficio e al di là delle dinamiche che stanno dietro a tutto quanto, trovo che sia preoccupante che un ente come l’Opera Universitaria, che nasce per garantire il diritto allo studio e che dovrebbe fare di questo scopo l’unica sua ragion d’essere, si debba invece svuotare del suo significato proprio. E penso solo che l’opinione pubblica dovrebbe seriamente interrogarsi su molte cose, piuttosto che reagire positivamente a questa notizia.”

La Provincia ha mostrato più volte di non essere dalla parte degli studenti, o meglio di esserlo solo alle sue condizioni. Risale a poco tempo fa il volere della Provincia di poter aver l’ultima parola sulla scelta del Presidente dell’Opera Universitaria, poi ritrattata. E adesso con questa decisione sembra voler mostrare la sua onnipotenza. Trento vive anche grazie agli studenti universitari che, economicamente parlando, portano alla città un contributo importante. Gli studenti fuori sede- o almeno, la stragrande maggioranza di loro- non dispongono di grosse liquidità economiche e per poter studiare sono costretti a fare dei sacrifici. Togliere loro anche i posti convenzionati dall’Opera Universitaria è un costo che costringe un numero maggiore di persone a scegliere se rivolgersi ai privati, i quali possono giocare molto sui prezzi, oppure non studiare affatto, non potendoselo permettere.

L’università e le sue strutture non devono essere un gioco nelle mani della politica locale. Anzi, dovrebbero essere protette da essa, in quanto l’essenza dell’università è quella di arricchire una città. E supportare chi decide di continuare gli studi altro non è che un investimento per il futuro.

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