L’emergenza ambientale correlata al coronavirus

Il Coronavirus e le misure di contrasto al contagio che sono state adottate nel nostro Paese hanno delle ripercussioni a tutto tondo, anche sull’ambiente. L’allarme arriva dal CONAI – Consorzio Nazionale Imballaggi, il quale paventa il pericolo che si giunga ad una sospensione della raccolta dei rifiuti. Il problema riguarda, in particolare modo, la filiera della gestione della raccolta differenziata degli imballaggi leggeri. Infatti, gli impianti che si occupano della fornitura di questo servizio sono pressoché saturi e le normative vigenti – piuttosto stringenti – non aiutano di certo.

La questione nasce proprio dal blocco generale che è stato disposto dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri datato 22 marzo 2020, con il quale si è prevista la sospensione di tutte le attività produttive, industriali e commerciali che non siano essenziali. Il blocco delle attività economiche non strategiche ha, infatti, comportato la riduzione degli ordini d’acquisto di materia prima seconda, cioè quella ottenuta dal riciclo. Questo comporta un’inceppo nella filiera di gestione differenziata dei rifiuti a causa della saturazione sia degli impianti di riciclo, sia dei termovalorizzatori. 

È, dunque, probabile che i principali riciclatori decidano di rallentare, forse fino alla sospensione, l’erogazione del servizio di raccolta dei rifiuti, appunto perchè nell’impossibilità di trattarli: da un lato, non hanno la possibilità (per i limiti imposti dalla legge, ma anche per una questione di capienza degli stabilimenti di stoccaggio) di contenere un’eccessiva quantità di imballaggi; dall’altro, c’è il problema della gestione della plastica raccolta. Nello specifico, di norma essa viene esportata nella misura del 45,5%; ma adesso le esportazioni sono bloccate a causa delle misure di contenimento del virus adottate tanto dall’Italia quanto dagli altri Paesi europei importatori. A ciò si aggiunge il problema del plasmix – ovverosia gli scarti non riciclabili della plastica – che di solito viene impiegato come collante nei cementifici. Ovviamente, la chiusura di quest’ultimi ha provocato un drastico calo della domanda di plasmix e così l’impossibilità di “disfarsi” di questo materiale. 

Alle difficoltà legate al riciclo della plastica si aggiungono quelle nel riciclo degli imballaggi in acciaio: normalmente, la raccolta di questi rifiuti avviene nei rottamai e il riciclo nelle acciaierie, ma ad oggi – secondo quanto riportato dal CONAI – 4 acciaierie su 5 sono chiuse. Per di più, i rottamai – che costituiscono l’ultimo step prima del riciclo nelle acciaierie – non sono autonomi e presto dovranno chiudere i battenti, interrompendo così la raccolta. 

Giorgio Quagliuolo, presidente del CONAI, preme perchè si possa avere un incontro con le istituzioni e perché queste possano intervenire per garantire un servizio che, invero, è essenziale e che per ora è molto pregiudicato dallo “stop” generale imposto dal Governo per far fronte all’emergenza sanitaria. Non si tratta solo del rischio di chiusura di queste imprese, della sicurezza dei lavoratori in questa filiera ma anche della tutela ambientale e della compromissione degli enormi passi in avanti che l’Italia negli ultimi anni ha fatto. A tale ultimo proposito, bisogna ricordare che se l’UE chiede che entro il 2025 venga riciclato il 65% degli imballaggi, l’Italia nel 2019 già ne riciclava il 71,2%. Omettere di prevedere delle misure adeguate a garanzia di questo settore economico è, quindi, controproducente e rischia di vanificare gli sforzi finora fatti e annichilire gli ottimi risultati raggiunti. 

Quagliuolo una soluzione, però, ce l’ha e la impronta in 4 punti: sarebbe necessario, secondo il presidente del CONAI, innanzitutto aumentare la capacità annua e istantanea di stoccaggio di tutti gli impianti già autorizzati alla gestione dei rifiuti; in secondo luogo, bisognerebbe aumentare la capacità termica consentita dalla legge di tutti i termocombustori esistenti, fino al punto di saturazione; il terzo punto dovrebbe riguardare la semplificazione delle pratiche burocratiche per accedere alle discariche; e, infine, bisognerebbe autorizzare spazi e capacità aggiuntive per il trattamento e lo smaltimento delle frazioni non riciclabili. Si tratta di misure che già in passato furono adottate in situazioni emergenziali e oggi si ripropongono come indispensabili se non vogliamo subire un collasso anche da questo punto di vista

L’allarme è dato, l’invito alla discussione con il Governo mandato – resta solo da aspettare e sperare che ci si attivi anche su questo fronte. L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo non ha precedenti e non può né deve essere sottovalutata: essa necessita una risposta dura e coraggiosa su tutti i fronti, anche quello ambientale!

lorena bisignano

Studentessa di giurisprudenza.

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