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Se Covid-19 non fa distinzioni, la “digitalizzazione” invece sì

Spoiler: il coronavirus non ci rende tutti uguali. Una riflessione di Francesca Musolino. Il disegnino (vd. immagine dell’articolo) è di Bagigias, la trovate su Instagram.

Mercoledì scorso ho vissuto almeno tre esperienze nuove: ho tenuto la mia prima lezione; ho tenuto la mia prima lezione online; ho provato ad intessere relazioni per il medio periodo con un gruppo di persone conosciute per la prima volta in videocall. 
È stata l’occasione per ricordarmi di quanto io ami il digitale e di quanto possano essere autentici e preziosi i legami che instauriamo online. E, confesso, tutto ciò è stato per me terapeutico e confortante. 

C’è però anche il rovescio della medaglia. Avere accesso alla rete con continuità per motivi di studio o di lavoro non è purtroppo scontato, nemmeno in Italia nel 2020.
Se ogni crisi o emergenza ci impone di fare i conti con ciò che siamo e con ciò che abbiamo per superare un particolare impasse, allora sveliamo la verità celata dietro lo smartworking: se si parla di digitale l’equilibrio tra abilità interiori e risorse materiali è inevitabilmente sbilanciato verso la nostra disponibilità di avere un computer e di connettersi a una rete come imprescindibile punto di partenza. 

Restando coi piedi per terra, la mia realtà è la seguente: più di uno studente non ha un computer ad uso esclusivo o ha una connessione “così così” perché vive in un paesino del Trentino. Questo spaccato può essere riportato su ampia scala fino a comprendere anche fasce d’età più adulta e territori periferici. 
Come possiamo pretendere allora che la nostra vita lavorativa continui come se nulla fosse, dal punto di vista prestazionale ed emotivo? Come possiamo pretendere anche lontanamente che essere tutti chiusi in casa, in una dimensione privata poco temperata da interventi pubblici, ci renda automaticamente uguali nei confronti di un’emergenza e soprattutto che ciò possa essere motivo di conforto? 
Quindi, a maggior ragione in questa situazione, per favore ricordiamoci che il digitale è un mezzo e non un fine. Non smettiamo di essere persone quando siamo online e nemmeno quando non possiamo sempre esserci per motivi che non dipendono da noi. 

Amo il digitale perché è uno degli strumenti che in questa epoca più contribuisce ad offrire a tutti le stesse opportunità, ma non è ancora il momento di dare per acquisita la capacità di tutti di accedervi: il digitale va sostenuto e incentivato con azioni serie, con percorsi di alfabetismo ed educazione, con aiuti economici affinché tutti abbiano un computer personale (la Svezia ha iniziato a preoccuparsene 30 anni fa), provvedendo nel mentre ad investire in infrastrutture per portare una connessione decente a tutti. 

Quindi per favore almeno evitiamo i moralismi: NON siamo tutti sulla stessa barca e il Covid non ci rende tutti uguali solo “perché non fa distinzione di razza o sesso” (su questo tra l’altro la scienza avrebbe da ridire).
Viviamo tutti la stessa difficoltà e ciò nel migliore dei casi ci fa sentire uniti, ma è evidente che tra chi se la sta vivendo peggio ci sono anche le persone con una minore capacità di attrezzarsi per risolvere in due settimane e privatamente la questione della rivoluzione digitale in Italia, frenata da decenni di preconcetti culturali e di politiche poco lungimiranti. 

E nel frattempo che facciamo? Cerchiamo di essere gentili, comprensivi e rispettosi, prendiamoci i nostri tempi, non incolpiamoci per non essere al top, non sentiamoci in dovere di strafare e non pretendiamolo dagli altri. Se possiamo essere d’aiuto con il nostro know how, con i nostri strumenti o semplicemente con una dose in più di empatia allora aiutiamoci. Non si tratta di atteggiamenti da emergenza, ma di umanità. 
Se non arriva la tecnica, portiamoci avanti almeno da questo punto di vista.
#iorestoacasa ha lasciato diverse questioni aperte, come ogni crisi che si rispetti. Cerchiamo di vederle come opportunità. 

Redazione

La redazione de l'Universitario è composta perlopiù da studenti dell'Università di Trento

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