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Il Piccolo Principe ai tempi del Covid-19

L’essenziale è invisibile agli occhi”.
L’iconica massima uscita dalla penna di Antoine De Saint-Exupery, a quasi ottant’anni dalla sua composizione, non smette di far sognare e riflettere intere generazioni di piccoli (e grandi) lettori.
Il protagonista, il Piccolo Principe, partito dal suo minuscolo pianeta abitato da tre vulcani e una rosa vanitosa, si avventura in un viaggio interplanetario.
Incontra numerosi “strani adulti” dal comportamento a dir poco irragionevole, fino ad approdare sulla Terra, dove viene in soccorso dell’autore, disperso nel deserto a seguito di un incidente aereo.
Quella che pare una storia per ragazzi, sprigiona con la magia di una favola, la potenza di un percorso di formazione intrapreso da quel bambino che Antoine De Saint-Exupery è stato.
Un bambino che riesce a cogliere l’essenziale, troppo lontano ancora da quello che gli appare il vuoto sistema di valori degli adulti.
In una situazione tragica come quella in cui siamo catapultati, un’opera come “Il Piccolo Principe” ci dà una preziosa opportunità per mettere in discussione una vita che ora pare sospesa.

Il primo minuscolo pianeta sul quale approda il nostro protagonista è abitato solamente da un re, tanto presuntuoso da credere di poter governare il movimento del Sole e delle stelle.
Paradossale nel suo agire: “Non posso dire al Sole di tramontare ora, ma se glielo ordinassi alle 7.30 mi obbedirebbe. Io sono un re ragionevole”.
Vi ricorda qualcuno? Non è forse un vizio tipicamente umano quello di pensare di comandare qualcosa che è completamente autonoma rispetto al nostro volere?
Ed eccoci qui, tutti schierati come stelle in cielo, a dover fare i conti con qualcosa di immensamente più grande di noi, fuori da ogni nostro controllo.
Come un re intento a comandare un regno senza sudditi, consideriamo noi stessi un’isola, un po’ più potente delle altre, persi come siamo nel nostro egocentrismo.
Ce ne stiamo seduti sul nostro trono e aspettiamo che l’universo si accorga della nostra esistenza, del nostro valore.
Certe volte dimentichiamo che i nostri affanni e le disquisizioni quotidiane sono effimeri e serve qualcosa di tragico come la morte per ricordarcelo.
Il mio veleno è più potente del dito di qualsiasi re” aveva detto il serpente letale che il Piccolo Principe incontra nel deserto.

Arrivato poi sul secondo pianeta del suo viaggio, il giovane protagonista conosce un operoso uomo d’affari, intento a contare tutte le stelle dell’universo, per poterle poi catalogare in un elenco da mettere in cassaforte, perché “Quando una cosa non è di nessuno, allora il primo che la vede la possiede”.
Anche in questo caso è irrinunciabile rivedersi nell’affannosa ricerca di cose da possedere dell’uomo d’affari della storia.
Quante cose abbiamo che ci sembrano essenziali, ma che lo sono solo quando l’essenziale è dato per scontato?
Da bambini non eravamo preoccupati della maglia non abbinata ai pantaloni, del compagno di corso che quel giorno sembra scontroso e che forse ce l’ha con noi per qualcosa che abbiamo fatto.
Non c’era affanno per riuscire ad organizzare la nostra giornata con frenetiche attività, utili a farci sentire soddisfatti, per aver fatto qualcosa. Bastavamo noi, con la nostra immaginazione e qualche storia infantile che ci appariva un’avventura meravigliosa.
Forse siamo cresciuti tutti un po’ troppo per ricordarci quanto era facile essere contenti.

Finalmente giunto sulla Terra il Piccolo Principe ci regala una delle pagine più indimenticabile della letteratura.
Incontra una volpe uguale a mille altre, che giorno dopo giorno addomestica, rendendola così unica ai suoi occhi.
Quale momento migliore se non questo per fermarci a riflettere su chi è davvero unico nella nostra vita. E per capire che chi non è unico per noi, lo è per altri.
Al telegiornale vediamo convogli dell’esercito italiano trasportare i feretri delle vittime del virus, in una grottesca sfilata.
Ognuno di quei corpi è la speciale volpe di qualche Piccolo Principe.

Non è dunque irragionevole, ora più che mai, concentrarci solo sul nostro piccolo pianeta? Non è forse insensato chiedersi perché siamo ancora costretti ad annoiarci a casa e non possiamo uscire?
Lo è tanto quanto il potere del re senza sudditi e l’uomo d’affari intento a contare qualcosa che non può possedere.
È il momento di ampliare lo guardo, oltre il nostro piccolo egocentrico mondo e tendere la mano (munita di guanti) ai pianeti vicini.

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