Browse By

John Frusciante è (ri)entrato nel gruppo. Breve storia di un mito dentro e fuori i Red Hot Chili Peppers

La prima volta era stata nel ’92: droga, problemi personali, conflitti. Un immenso paradosso. Da un lato Blood Sugar Sex Magic segna l’inizio una nuova epoca musicale per i Red Hot Chili Peppers, in cui lo stile funkeggiante e a tratti hendrixiano della chitarra si incontra con le liriche rappate di Kiedis. Dall’altro, proprio il successo di tale disco è la goccia di troppo che spinge John Frusciante – artista tanto dotato quanto tormentato – ad abbandonare la band.

I sei anni successivi si configurano per Frusciante come anni di depressione, eroina e overdosi, come tra il resto testimoniato da un breve documentario girato da Johnny Depp nella casa del chitarrista (Stuff, 1992), che mostra un appartamento in subbuglio, chiazze di sangue ovunque e un giovane artista più di là che di qua, consunto nella carne dagli oppiacei. È durante questo periodo che prende vita “Niandra LaDes And Usually Just a T-Shirt”, registrato in acustico nel 1994 dall’artista rinchiuso nella sua casa, con ampio utilizzo di tracce vocali sovrapposte e reverse tape. Il risultato è un flusso di coscienza musicale a tratti delirante, per lo più psichedelico, in cui prende vita l’esperienza esistenziale dell’artista.

Segue nel 1997 “Smile from the Streets You Hold”, un disco grezzissimo, un’apoteosi musicale di dolore, depressione e allucinazione, contraddistinto da urla e sonorità lancinanti, sussurri e falsetti portati allo stremo; un disco al limite, indubbiamente e al contempo, anche il vertice dell’esplorazione musicale dell’ormai dilaniata psiche dell’artista americano. Un disco difficile da ascoltare, ma che indirettamente testimonia il valore inestimabile della creatività di Frusciante.

Il ritorno nei Red Hot Chili Peppers e la seconda uscita

Nel 1998, convinto a intraprendere un percorso di disintossicazione, Frusciante torna nella band per incidere l’anno dopo Californication, un disco su cui c’è davvero poco da dire, visto l’immenso successo riconosciuto su scala globale. Qui lo stile di Frusciante si fa più melodico, caldo, ospitale. I riff sono essenziali, ma al contempo ricchissimi di colori e sfumature ritmiche, mai banali, e sempre imprevedibili. Il tutto condito da impeccabili armonizzazioni vocali in falsetto. È evidente il notevole miglioramento dello stato di salute di Frusciante, che si rispecchia anche in By The Way (2002) attraverso uno stile ancora più melodico, ampiamente arpeggiato e da un vasto utilizzo dell’effettistica.

Infine, Stadium Arcadium del 2006 rappresenta forse il capolavoro compositivo della band, benché si tratti di un disco a volte sottovalutato e mai del tutto compreso. Hits a parte, ma non escluse,  l’album mostra una complessità e raffinatezza inaudita nel sound dei Red Hot. Il marchio di Frusciante è dominante e indiscusso: Stadium Arcadium è forse il disco più “frusciantiano” che i Peppers abbiano pubblicato, benché sia doveroso riconoscere, oltre a una globale maturazione musicale dell’intera band, l’incredibile talento di Kiedis nello scrivere i testi.

A posteriori, Stadium Arcadium può essere ascoltato alla stregua di un testamento musicale del chitarrista, che nel 2009 decide di lasciare nuovamente la band per dedicarsi a progetti solisti. Una scelta che lascia una ferita in moltissimi fan, molti dei quali non arriveranno mai ad accettare la sostituzione con Josh Klinghoffer, pupillo di Frusciante, nonché chitarrista di supporto della band in tour e, occasionalmente, anche in studio. L’esordio di Klinghoffer è indiscutibilmente incerto, gravato tra il resto dalla responsabilità di dover sopperire a un vuoto enorme. Tuttavia, ben lungi dal voler emulare il predecessore, riesce a trovare il suo equilibrio personale e sonoro nella band, se non proprio in studio (I’m With You, 2011; The Getaway, 2016), quanto piuttosto sul palco, dove si fa portatore di una propria musicalità e identità artistica.

Frusciante solista e l’ultimo ritorno

Intanto Frusciante, slegato dai gioghi del compromesso creativo e contrattuale, dà sfogo alla sua creatività in home studio e registra con etichette disparate una perla dopo l’altra, sondando i più particolari anfratti della sperimentazione sonora e trascendendo ogni orizzonte. Qui le parole cessano e solo l’ascolto rende giustizia a tali opere. Già durante la seconda militanza nei Red Hot, l’artista aveva registrato come solista dei dischi notevoli, come “Shadows Collide With People” e “The Will To Death” (2004), o il bellissimo “Curtains” del 2005 – un album prevalentemente dedicato al songwriting, caratterizzato da linee melodiche geniali e testi poetici, immancabilmente contornato da suoni sperimentali e armonizzazioni eccelse. Dischi, questi, che testimoniano la centralità dell’influsso di Frusciante nel sound dei Red Hot.

L’uscita dalla band nel 2009 coincide con la pubblicazione del concept album “The Empyrean”, indiscusso capolavoro di sperimentazione, autobiografia e psichedelia; un disco senza riserve che disvela il genio di Frusciante. Segue “Enclosure” nel 2014, ma sono innumerevoli le opere pubblicate su piattaforme alternative, le collaborazioni e side-projects, uno fra tutti, Trickfinger – alter ego elettronico di Frusciante.

A Dicembre 2019 i Red Hot Chili Peppers annunciano sulla loro pagina Instagram il ritorno di John Frusciante nella band e il conseguente licenziamento di Josh Klinghoffer; una notizia inaspettata, comparsa dal nulla, un vero shock per milioni di fan che avevano forse perso ogni speranza di vedere ancora una volta il genio della Stratocaster calcare il palco con Flea, Kiedis e Smith. Della reunion si sa ben poco. Un video apparso su Youtube mostra la band suonare a un piccolo concerto privato, insieme anche a Dave Navarro, che sostituì Frusciante subito dopo la sua prima dipartita.

Intanto, un tour mondiale è stato annunciato e poi posticipato al 2021 causa Covid-19, ma è sicuramente auspicabile un ritorno in studio della formazione. Intanto Frusciante ha rilasciato un nuovo album come Trickfinger, “She Smiles Because She Presses The Button” (giugno 2020). D’altronde la quarantena ha toccato proprio tutti. Potrebbe essere un buon ascolto in attesa che la situazione musicale si sblocchi e in vista di un nuovo disco dei Red Hot. Sempre che Frusciante non cambi idea un’altra volta!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi